Cha Cha Cha
di Marco Risi
Con Cha Cha Cha Risi dimostra di conoscere e saper maneggiare i canoni del noir e del thriller, li segue e asseconda rifacendosi in particolar modo ai polar francesi degli anni ’50, senza dimenticare le atmosfere dei noir americani.
Il sottobosco marcio di oggi
Roma ai nostri giorni. Non è la Roma piaciona, sonnolenta e pigra, è la Roma cinica e grigia degli intrighi, gli affari sporchi, le intercettazioni. Le indagini partono da un incidente stradale che coinvolge un ragazzo di sedici anni. Tutto lascia pensare che si tratti di un incidente ma Corso non ne è convinto. In più quello stesso giorno viene ritrovato il cadavere di un ingegnere che avrebbe dovuto dare il via all’appalto per un mega centro commerciale nei pressi dell’aeroporto. I due fatti sembrano lontanissimi uno dall’altro. Ma così non è. [sinossi]
La notte cade su di noi
La pioggia cade su di noi
La gente non sorride più
Vediamo un mondo vecchio che
Ci sta crollando addosso ormai
Ma che colpa abbiamo noi
Shel Shalpiro duetta con Michelle/Eva Herzigova
Il ritornello di “Che colpa abbiamo noi” è qualcosa che non ti abbandona facilmente nel corso della visione di Cha Cha Cha, anche se potrebbe essere letto come un “siparietto kitsch” in sintonia con la festa in maschera della cosiddetta Roma bene.
Ci rendiamo conto che esordire così in medias res possa essere brusco per i nostri lettori, ma ci sembrava una nota appropriata da cui partire per ricollegarci al titolo dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Marco Risi, Cha Cha Cha. È d’obbligo avvertirvi che non si tratta di una commedia; siamo di fronte a un thriller dalle atmosfere noir e il gioco di parole del titolo va di scena proprio per camuffare e allo stesso tempo giocare col genere – è soprattutto post visione che percepiamo come anche questo elemento linguistico faccia parte del puzzle costruito dal regista milanese per dar vita a tracce e suggestioni di ambiguità.
Vorremmo provare a sviluppare la nostra analisi attraverso parole chiave e ambiguità è un termine che va tenuto a mente non solo per i caratteri dei personaggi convenzionali presenti nel thriller e nel noir, ma anche per la sottotraccia che il regista di Fortàpasc ha voluto trasmettere riferendosi alla nostra società.
In un momento storico-culturale in cui si sottolinea la carenza di film di genere nel cinema italiano (segnaliamo l’uscita anche dell’horror di Federico Zampaglione, Tulpa), va dato atto a Risi di aver rischiato scegliendo la via del genere per parlare del nostro oggi. Seppur sottilmente, seppur optando per generi diversi, non si può non vedere il filo rosso che partendo da Il muro di gomma (1991) – ora di striscio ora in modo preponderante – attraversa tutte le pellicole fino all’ultimo suo lungometraggio sull’assassinio di Giancarlo Siani.
Con Cha Cha Cha Risi dimostra di conoscere e saper maneggiare i canoni del noir e del thriller, li segue e asseconda rifacendosi in particolar modo ai polar francesi degli Anni ’50, senza dimenticare le atmosfere di noir americani che hanno segnato la storia del cinema come Il mistero del falco di John Huston (1941). Ritrovando lo sposalizio drammaturgico con Andrea Purgatori e Jim Carrington, il regista e co-sceneggiatore crea una costruzione narrativa fedele ai canoni del genere cercando di personalizzarla con la sua cifra di militanza politica. Si può denunciare un sistema sociale senza fare nomi e cognomi di persone reali? L’affresco dipinto da Cha Cha Cha può essere una risposta in tal senso.
Una sensazione di macabro ci pervade sin dai primi fotogrammi, un corpo di un uomo morto è abbandonato in un terreno desolato, un cane gli si avvicina e – si sa – un cane ne attira altri. Un aereo a bassa quota. Stacco e ci ritroviamo a percorrere una Roma notturna all’inseguimento di una macchina, la vediamo dall’alto quasi volassimo su quell’aereo appena passato. Sin dai primi minuti il gioco dei codici è fatto, lo spettatore è abbagliato dai forti contrasti cromatici (grande merito va dato alla fotografia di Marco Onorato, qui al suo ultimo film prima della prematura scomparsa) che si rincorreranno lungo tutto l’arco del film.
Dopo il misterioso corpo, compare il nostro private-eye – un Luca Argentero che continua a dimostrare la propria versatilità e la propensione a mettersi in discussione frequentando vari generi e filoni. Chiamandolo Corso proprio come Corso Salani, Risi sceglie di investire su Argentero sfruttando la sua fisicità per le scene di lotta e sdoganandolo dall’icona spesso affibbiatagli di mero sex symbol; lo stesso tipo di lavoro sembra fare con Eva Herzigova nel ruolo di Michelle, la femme fatale che si mostra in tutta la sua fragilità. Una donna diventata madre forse troppo presto, in cerca di un punto di riferimento maschile (vedi i compagni con cui è stata e con cui è, sempre molto più grandi di lei e l’ultimo anche potente), un’ex attrice ora unita all’avvocato Argento (Pippo Delbono) – un cognome parlante. In un sistema dei personaggi ben delineato (inutile segnalare come nei personaggi più ombrosi sia di casa l’ambiguità), non poteva mancare il poliziotto che rappresenta lo Stato – ma quale Stato? Stiamo parlando di Torre, interpretato da Claudio Amendola, che torna al cinema dopo tre anni. Il regista di Mery per sempre (1989) chiama all’appello attori con cui ha già lavorato e caratteristi che possono dar corpo ai ruoli previsti dal genere per dar volto e corpo alla fauna umana che popola il sottobosco della società e quella che è a galla.
Scopriamo che Michelle, colei che ha sedotto anche Corso anni prima, ha chiesto a quest’ultimo di far da angelo custode (in incognito) a suo figlio. In un montaggio parallelo assistiamo alla festa in maschera dei vip con la dark lady che calamita l’attenzione cantando “Che colpa abbiamo noi” e allo stesso tempo vediamo un’altra Roma notturna, quella dello scatenamento delle danze in discoteca fino ad arrivare alla danza della morte per Tommaso provocata da un suv che lo investe.
In ogni thriller e noir che si rispecchi la trama non può essere svelata e lungi da noi infrangere questa regola, è innegabile che alcuni sviluppi risultino prevedibili, ma la struttura portante per quanto ligia al canone, si rivela credibile – a parte la conclusione in cui la penna è scivolata rispetto all’equilibrio narrativo.
Tra citazioni dirette – come la già famosa scena dell’aggressione a Corso subito dopo la doccia che riprende La promessa dell’assassino di Cronenberg, tematiche ricorrenti e precise caratteristiche formali, Cha, cha, cha prende corpo sullo schermo lasciando il suo segno – vedi le panoramiche notturne, ma soprattutto la problematizzazione dello sguardo. Sottolineiamo, infatti, come sia molto funzionale al gioco sull’ambiguità, al genere e anche alla denuncia della nostra società l’espediente dell’inquadratura come se guardassimo tramite l’obiettivo della macchina fotografica e lo spettatore – in particolare nella prima parte – non sa se a spiare Corso sia la polizia o se siano i loschi personaggi su cui lui sta indagando.
Indagine dopo indagine, tra foto e cimici, scopriamo il marcio di Roma – la capitale vista come simbolo del Potere. Corso scova quel marcio, si scontra, lo annusa, ne segue le tracce ed essere solo (a parte un cane a tre zampe) ha i suoi pro come quello di muoversi coperto dal mantello della notte.
«Che cazzo di Paese» afferma Torre e il voluto effetto di straniamento è dietro l’angolo visto il soggetto che pronuncia queste parole.
Qui torna il titolo, Cha Cha Cha, ambiguo fino ad apparire fuorviante tanto che ad una lettura superficiale si potrebbe pensare persino a una commedia estiva, poi (grazie ancor più alla conferenza stampa) scopriamo il sottile gioco di parole e immagini connesso a questa danza cubana composta da due passi avanti e uno indietro. Di eroi dallo sguardo malinconico come Corso ce ne vorrebbero, forse ci sono, ma quella è pur sempre finzione, anche di un personaggio inventato non sappiamo tutto e qualche ombra l’avrà anche lui, ma è uno che «non è nessuno perché non ha un prezzo».
In attesa di scoprire quali passi farà ora l’Italia…
Che serietà, che impegno!
Questi sono gli italiani che noi amiamo.
Questa è la vita!
Questo è il cha, cha, cha.
Nino Frassica
Info
Il trailer ufficiale di Cha Cha Cha.
- Genere: noir, poliziesco
- Titolo originale: Cha cha cha
- Paese/Anno: Italia | 2012
- Regia: Marco Risi
- Sceneggiatura: Andrea Purgatori, Jim Carrington, Marco Risi
- Fotografia: Marco Onorato
- Montaggio: Clelio Benevento
- Interpreti: Bebo Storti, Claudio Amendola, Eva Herzigova, Jan Tarnovskiy, Luca Argentero, Marco Leonardi, Nino Frassica, Pietro Ragusa, Pippo Delbono, Shel Shapiro
- Colonna sonora: Marco Benevento
- Produzione: Babe Film, Bibi Film, Rai Cinema
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 90'
- Data di uscita: 20/06/2013





Tulpa – Perdizioni mortali