10 Cloverfield Lane

10 Cloverfield Lane

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Thriller angoscioso e claustrofobico che flirta con la fantascienza post-apocalittica, 10 Cloverfield Lane di Dan Trachtenberg (e prodotto da J.J. Abrams) tradisce l’affascinante crescendo con un finale raffazzonato e semplicistico. Incompiuto ma interessante.

Nel bunker

Dopo essere stata coinvolta in un incidente stradale, una giovane donna si ritrova in un misterioso rifugio insieme a due uomini, uno dei quali sostiene di averle salvato la vita. Alla ragazza viene anche detto che il mondo esterno è ormai invivibile a causa di un attacco chimico-batteriologico. Lei è comunque decisa a tentare la fuga… [sinossi]

10 Cloverfield Lane offre l’ennesima conferma riguardo il punto di riferimento di J.J. Abrams, vale a dire Steven Spielberg; in un paragone che non vuole essere qualitativo, è impossibile non intravedere, nelle ambizioni e nel percorso professionale di Abrams il riflesso dell’impero edificato anno dopo anno dal regista de Lo squalo e Il ponte delle spie. Un’immagine ideale che Abrams ha tenuto ben chiara in mente da Star Trek a Star Wars, passando per l’indispensabile Super 8, ma che non l’ha abbandonato neanche ogni qual volta si è ritrovato nelle vesti di produttore.
Anzi, è forse proprio nell’eclettismo produttivo, tra dramma (A proposito di Henry, da Abrams anche sceneggiato), commedia (Tre amici, un matrimonio e un funerale dell’amico di infanzia Matt Reeves) e il genere più puro che l’artista newyorchese sembra avvicinarsi maggiormente a Spielberg. Nel 2008 Cloverfield, seconda regia di Reeves, si rivelò un sorprendente successo al botteghino, guadagnando oltre centosettanta milioni di dollari a fronte di un budget di venticinque, cifra irrisoria per gli standard hollywoodiani. Ora, otto anni più tardi, è la volta di 10 Cloverfield Lane

Meglio sgomberare il campo da ogni possibile dubbio: i legami tra 10 Cloverfield Lane e il film di Reeves sono ben pochi, e si limitano al genere di riferimento e a parte della tematica, vale a dire l’invasione della Terra (meglio, degli Stati Uniti) da una forza mostruosa, forse aliena. Non a caso Abrams ha parlato di “film consanguinei”, senza avallare alcun altro tipo di parentela. Un questione di poetica, insomma, e di sforzo produttivo – 10 Cloverfield Lane è costato quindici milioni di dollari, stando alle stime ufficiali. La minaccia esterna di Cloverfield omaggiava i kaijū eiga diretti da Ishirō Honda per la Tōhō e al tempo stesso maneggiava con sapienza la tecnica del found footage; in 10 Cloverfield Lane la narrazione torna alla “normalità” della terza persona, e il trentacinquenne Dan Trachtenberg si ritrova tra le mani una sceneggiatura – scritta tra gli altri dal Damien Chazelle di Guy and Madeline on a Park Bench e Whiplash – che si diverte a mescolare thriller e fantascienza.
Tutto parte da un evento traumatico. Michelle decide di lasciare il fidanzato (che non si vede mai e che ha la voce, al telefono, di Bradley Cooper) e abbandonare l’appartamento nel quale convivevano. Da qui in poi la storia si sviluppa di trauma in trauma: prima l’incidente stradale, poi il risveglio in un luogo sconosciuto, incatenata al muro, infine la scoperta, grazie alle informazioni fornite dal suo carceriere/salvatore, che il mondo è stato attaccato, l’aria esterna è contaminata e letale, l’unica speranza di sopravvivenza è in quel bunker sotterraneo che Howard ha costruito nel corso degli anni, profetizzando l’Apocalisse. Lì, nel bunker, ci sono loro due ed Emmet, un giovane che ha cercato a sua volta rifugio sotto terra. Ma sarà davvero così?

Il pregio principale di 10 Cloverfield Lane è quello di lavorare di sottrazione, facendo però esplodere un gran numero di conflitti. C’è il nemico, fuori dalla porta blindata, ma è l’unico? E il salvatore è davvero tale? In questa continua sovrapposizione di umano e bestiale, che trova la sua sublimazione in ciò che è accaduto (ma del quale è difficile trovare conferme in un bunker sotterraneo), Trachtenberg costruisce l’architettura migliore del film. Tra impossibilità a fidarsi fino in fondo e naturale tensione verso la sindrome di Stoccolma, Michelle affronta la prigionia prima come una dannazione, quindi come una liberazione; e il giovane regista sa come rendere evidente, e persino “normale”, una situazione di questo tipo.
Peccato che, quando la svolta narrativa non è più procrastinabile – senza svelarla – 10 Cloverfield Lane scelga la via più semplice, travolgendo la sottrazione minimale su cui si era composto con una deflagrazione di eventi non sempre gestibili nel modo più accurato. Quel che ne viene fuori è un film bicefalo, che vorrebbe contenere al suo interno sia delle sane intuizioni carpenteriane sia il loro opposto. Un peccato forse veniale, ma che inficia parte del potenziale di 10 Cloverfield Lane, lasciando l’amaro in bocca; ciò che resta evidente è però la lungimiranza produttiva di Abrams, in grado come pochi di interrogarsi sul senso del termine blockbuster e sulla deriva della fantascienza. Se solo avesse utilizzato la stessa intelligenza anche nel mettere mano al settimo episodio di Guerre stellari… Ma questa è un’altra storia.

Info
Il trailer di 10 Cloverfield Lane.
10 Cloverfield Lane, il sito ufficiale.
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