Money Monster

Money Monster

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Parabola sullo show business e sul mondo della finanza, Money Monster – quarta regia cinematografica di Jodie Foster – accumula stereotipi e cinismi per un discorso che solo a tratti riesce a farsi interessante. Fuori concorso a Cannes 2016.

Money, it’s a crime…

Lee Gates è un venditore televisivo da strapazzo, il cui programma, Money Monster, e la sua stessa vita vengono presi in ostaggio da un terribile uomo armato. Il sequestratore lo accusa di averlo portato alla bancarotta con i suoi consigli d’investimento e, mentre il mondo segue in diretta la vicenda, Gates deve trova un modo per restare in vita. [sinossi]

Cinema e tv americani hanno di recente provato a mettere in scena la crisi economica di questi ultimi anni, scoppiata per via della bolla dei mutui subprime. Basti pensare al dramma Too Big to Fail o alla commedia farsesca La grande scommessa, o ancora alla lettura che ne ha dato Scorsese in The Wolf of Wall Street, in cui, pur andando a ritroso – e precisamente agli anni Ottanta -, ricostruiva le radici folli e irrazionali della sete di denaro nel mondo della finanza. Ci prova ora con Money Monster, fuori concorso a Cannes 2016, anche Jodie Foster che, in questa sua quarta regia cinematografica, mette insieme due tipi di ‘ubriacatura’, quella del denaro per l’appunto, con quella della notorietà televisiva e social.
La Foster in realtà cala il suo film in un tempo quasi astratto, alla ricerca di una qual certa classicità, e non fa dunque riferimento esplicito a nessun evento di cronaca. Ma la scelta di raccontare un gigantesco inganno finanziario ai danni dei piccoli risparmiatori richiama comunque in maniera immediata alcuni episodi recenti, senza bisogno di ulteriori sottolineature.

Si diceva della classicità, e in effetti il sequestratore che irrompe nello studio televisivo per minacciare di morte uno showman (George Clooney) che conduce un programma in cui dà consigli su investimenti da fare in borsa, fa quasi pensare al Mr. Smith che ‘andava’ a Washington nel celebre film di Frank Capra. Il ragazzo infatti si piazza nel centro del potere – non più il senato, ma uno show televisivo – e rende edotta la popolazione del torto subito, comune a tanti altri come lui. Ovviamente, però, non si ha più il diritto, come ai tempi di Capra, di parlare direttamente al popolo in maniera legale, lo si deve fare forzando la situazione: imbracciando delle armi, minacciando l’esplosione di una bomba, e così via.
Se questo appare l’aspetto potenzialmente più interessante di Money Monster, vi è però da dire che il meccanismo da reality horror show, da morte in diretta, viene inzeppato dalla Foster di quelli che ormai sono degli stereotipi, a partire dalla banale intuizione della regista televisiva (una scialba Julia Roberts) di sfruttare il momento per fare share. Torna allora alla mente un film di Costa-Gavras del 1997, Mad City – Assalto alla notizia, che ha più di un punto in comune con Money Monster e dove invece la disperazione dei personaggi emergeva in tutta la sua nettezza. Una disperazione che era ancora più evidente nel giornalista in disarmo interpretato da Dustin Hoffman e che si aggrappava con i denti all’ultima occasione della sua carriera. Qui, al contrario, Clooney gigioneggia ormai secondo routine, si mostra in tutta la sua auto-ironia mettendosi anche a ballare, ma non lascia emergere alcun tipo di dolore, al di là di qualche matrimonio fallito alle spalle.

In Money Monster infatti si gioca, ci si diverte a inscenare il dramma in diretta tv, come se la povertà fosse ormai diventata anch’essa una dei tanti gangli della società dello spettacolo. E, in effetti, non lo si può negare, è proprio così, ma lo è anche per via di un immaginario avvolgente e acritico, cui lo stesso film della Foster finisce per rientrare. Infatti quando si scopre che alcuni momenti della tragedia che è andata in scena sono diventati virali sui social, si capisce che nulla è serio, che tutto si ribalta in entertainment, come il film stesso e come Clooney e Julia Roberts che poi – asciugata qualche lacrima – si interrogano sul palinsesto da organizzare per la settimana successiva. Questa boutade, di un cinismo “leggero” e terrificante, viene sposata appieno dalla Foster, senza alcun distanziamento ironico (se non un minimo movimento di macchina) e senza nessuna forma di auto-accusa. L’indulgenza verso i suoi personaggi diventa allora in Money Monster indulgenza verso un mondo spietato, lo stesso che si vorrebbe (forse) denunciare.
Ma allora, se non è più il tempo del cosiddetto buonismo alla Frank Capra, né della denuncia amara e scottante alla Costa-Gavras, questi che tempi sono? Jodie Foster non ha la risposta e fa troppo poco per cercarla, cullandosi troppo nella sua beata indifferenza.

Info
Il trailer di Money Monster – L’altra faccia del denaro su Youtube.
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