Youth

Con Youth il regista e attore cinese Feng Xiaogang, giunto al suo diciassettesimo lungometraggio dietro la macchina da presa, affronta il tema della generazione cresciuta negli anni della Rivoluzione Culturale, focalizzando l’attenzione su una compagnia artistico-militare. Sogni e speranze di una gioventù destinata a scontrarsi con la vita, e con uno Stato in cambiamento, in un’elegia lirica non priva di retorica. Al Far East Film Festival di Udine.

La generazione di mezzo

Cina, 1975, in una divisione artistica dell’esercito durante la Rivoluzione Culturale si incontrano le giovinezze di alcune ragazze e ragazzi, tra sogni e desideri repressi. Ma le loro vite e aspirazioni faranno i conti con i grandi rivolgimenti della storia, dalla morte di Mao fino alla guerra sino-vietnamita e oltre… [sinossi]

Privilegiando fluidi movimenti di macchina, piani sequenza intimi in spazi raccolti e molto drammatizzanti nelle scene di guerra, carrelli, profondità di campo e una visione d’insieme armoniosa e danzante, il regista Feng Xiaogang sembra voler abbracciare le vite, raccontate lungo 20 anni, dei personaggi di Youth, un film che ha certamente tratti di autobiografismo. Il regista di Pechino è uno dei più importanti autori cinesi della sua generazione, i suoi film in patria fanno notevoli incassi, sono presentati da anni a festival internazionali (Aftershock ha inoltre vinto proprio il Far East nel 2011) e lui – sempre più interessato all’affresco storico – è capace di mobilitare attori come Tim Robbins e Adrien Brody (Back to 1942). Classe 1958, in Youth parla proprio della sua generazione, visto che i personaggi hanno proprio 17-18 anni all’inizio del film. Che è invece palesemente autobiografico se guardiamo alla sceneggiatrice, la scrittrice di Shanghai Yan Geling, sempre classe 1958. Feng Xiaogang e la Yan hanno entrambi preso parte alle truppe artistiche dell’Esercito di Liberazione Popolare, lui come scenografo e lei come ballerina, come del resto è inizialmente una ballerina Xiao Suizi, la voce narrante della storia, che in seguito (proprio come Yan Geling) verrà inviata come giornalista al fronte e poi si dedicherà ai libri. Il film è, a modo suo, un “coming of age” inserito in un contesto storico complesso e in via di trasformazione, e guarda alla generazione che aveva 30 anni durante i fatti di Piazza Tienanmen, una generazione “incastrata” tra gli obiettivi, le menzogne ma pure i valori popolari del passato e il futuro che stava arrivando.

Come la macchina da presa dai totali si avvicina e sfiora i sentimenti dei personaggi, Youth oltre all’avventura generazionale mette a fuoco le vicende di alcuni giovani: la narratrice di cui sopra, la bella e viziata cantante Dingding che vuole usare la propria avvenenza per “sistemarsi bene”, Chen Can, figlia di un quadro del Partito dalle idee molto rigide e chiare, e soprattutto i due eroi tristi, i ballerini Liu Feng e He Xiaoping. Il primo è il più gentile e dolce dei ragazzi della divisione, portatore di ideali comunitari oltre che di desideri privati e inconfessabili; la seconda è la figlia di un “rinnegato” incarcerato dal Partito, cui viene data un’opportunità di riscatto. Ma lei, insicura e goffa, diventerà presto lo zimbello di assai più aggraziate ballerine. La struttura del film non è certo innovativa: la presentazione dei personaggi principali si sviluppa in un ambiente ben descritto, militaresco ma anche cullante, che per un po’ sarà lo sfondo della narrazione. La scena dell’arrivo di He Xiaoping nella sala prove, dove le fanciulle saltellano soavi, potrebbe poi svolgersi in un college americano, così come alcune dinamiche di bullismo e di confidenza tra amiche. Il regista pare anche citare apertamente Flashdance, nel momento in cui la povera He si allena alacremente per migliorarsi, con tanto di ben esibiti scaldamuscoli ai polpacci. Al fine solo i ritratti di Marx Lenin e Mao ci ricordano dove siamo e perché quelle persone sono ballerine, cantanti, scenografi o attrezzisti senza averlo deciso per vocazione (tanto che potrebbero essere trasferiti da un minuto all’altro a fare le infermiere o i cronisti). I primi conflitti fanno emergere i caratteri, gli incroci frustrati e soprattutto presagire i destini individuali. Fino al momento in cui i ragazzi si trovano nella divisione artistica la giovinezza è però ancora a portata di mano, addosso, vissuta in tutte le sue declinazioni e sfumature, crudeltà e promesse. Ma tutto è destinato a mutare radicalmente, in un rivolgimento che condurrà la Cina in un’altra età, e con lei i protagonisti. Il grande ritratto di Mao con cui si apre il film viene avvolto di nero e con la morte del Grande Timoniere si prefigurano eventi storici che segnano le vite, lasciando alle spalle l’età delle speranze. Da qui il dramma prende decisamente il sopravvento, soprattutto per i destini paralleli e parallelamente segnati da ingiustizie di Liu Feng e He Xiaoping. Gli unici a mantenere salda e inscalfibile una visione di “eroismo” legata al passato e poco incline a integrarsi con il ben più pragmatico presente.

Se, appunto, l’affresco storico in cui si inserisce il sempiternamente malinconico racconto della giovinezza perduta non è inedito o sorprendente, i modi della narrazione sono efficaci, solidi, e rendono Youth un film che merita senza dubbio di essere visto. Personaggi scritti bene, episodi di tenerezza ed efferatezza, momenti di spensieratezza alternati con molta naturalezza ad altri fortemente drammatici (la lettera di He al padre) rendono il racconto di Feng Xiaogang personale e ben calibrato. Inusuale e personale è per esempio la scelta di girare una violentissima scena di guerra con la stessa morbidezza delle scene di danza, come se il combattimento che imprime nella carne e per sempre l’età adulta fosse parte di una traiettoria che dall’illusione della bellezza conduce inevitabilmente al suo opposto. Efficace e personale è anche la scelta di realizzare un racconto ampio, che guarda senza dubbio a Jia Zhangke (di Al di là delle montagne oltre che, tematicamente ma per nulla stilisticamente, di Platform), senza voler necessariamente riflettere un grande, coerente e sommario, messaggio politico o sociale, ma concentrandosi con devozione e comprensibile partecipazione sulle esistenze di una generazione “di mezzo”, quella che non ha fatto nessuna rivoluzione, né quella maoista né quella di Tienanmen, e che proprio per questo è stata trascinata dal corso della storia più di quando non abbia contribuito a crearlo. La giovinezza perduta, in certi casi, non è un fatto esclusivamente individuale.

Info
Il trailer di Youth.
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