Memories of My Body

Memories of My Body

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Garin Nugroho torna a Venezia presentando nella sezione Orizzonti Memories of My Body un film sulla vita del danzatore Lengger Wahyu Arjuno, dove intreccia ancora una volta il cinema alle arti tradizionali giavanesi, la danza, il teatro delle ombre, il teatro-danza balinese e rievoca una fase storica del paese negli anni ’70, la sua cultura popolare e la dura vita sotto la dittatura di Suharto. Su Festival Scope fino al 19 settembre.

La danza e l’origine del mondo

Juno è solo un bambino quando il padre se ne va, abbandonandolo nel loro villaggio di Giava Centrale. Rimasto solo, entra in una scuola di danza Lengger in cui gli uomini si trasformano, assumendo aspetto e movenze femminili. Ma la sensualità e la sessualità che la danza e i corpi emanano, unite alla violenza sociale e politica dell’ambiente attorno a lui, spingono Juno a spostarsi di villaggio in villaggio. Durante il viaggio, nonostante la cura e l’amore degli insegnanti di danza, di una zia stramba, di un vecchio zio, di un affascinante pugile e di un danzatore warok, Juno deve comunque affrontare da solo una battaglia personale: quella con la sua fisicità. [sinossi]
Clicca qui per vedere Memories of My Body su Festival Scope. Disponibile fino 19 settembre.

Il teatro giavanese e balinese rappresenta una forma d’arte totale che comprende la danza, il dramma, la musica, le arti visive, la lingua e la letteratura. Garin Nugroho con la sua filmografia compie un percorso in piena linea con questo sincretismo artistico, aggiungendo il cinema come struttura meta-artistica che comprende tutte le arti. Con il film Memories of My Body (Kucumbu tubuh indahku), nella sezione Orizzonti di Venezia 75, ripercorre la vita del ballerino di danza Lengger Wahyu Arjuno, ispirandosi in realtà al vero coreografo Ryanto. Basta la prima carrellata, che parte da Ryanto/Juno che parla in prima persona e introduce il film, fino ad arrivare al danzatore stesso bambino, per avere il senso del cinema del regista indonesiano. Senza stacchi un passaggio dal presente al flashback, dalla realtà alla rappresentazione, dalla narrazione orale a quella per immagini. La madre dice al piccolo Juno che la vita è come sbirciare il mondo, metafora della condizione stessa dello spettatore, del suo ruolo di voyeur, tanto in una sala cinematografica che teatrale.

Ed è proprio spiando i danzatori Lengger, da un foro nel muro del legno, che Juno inizia ad appassionarsi a quella forma di rappresentazione. E quell’ideale buco della serratura da cui origliare, viene collegato dalla stessa madre, alla courbettiana origine del mondo, la sessualità si intreccia con l’arte, con la possibilità infinita di parti artistici. Un orifizio sempre richiamato anche quando Juno, tastando quello delle galline, riesce a capire se stiano producendo o meno l’uovo. Così la crescita, le scoperte della sessualità di Juno bambino confluiscono nella tensione omosessuale che si crea con il pugile, quando da adolescente ne diventa assistente.
La danza Lengger è un’espressione artistica della Java centrale in cui danzatori uomini, nel corso della performance, si travestono indossando abiti femminili. Il corpo del danzatore concentra tanto le caratteristiche di mascolinità che quelle di femminilità. La crescita fisica di Juno passa attraverso fasi maschili e femminili nel comune denominatore della danza. Quando, per il training del lottatore, deve bendare quest’ultimo perché percepisca la presenza di un altro uomo sul ring dal suo odore, annullando così quel senso della vista così fondamentale nella concezione di voyeurismo, Juno danza. È il suo modo di far percepire le sue vibrazioni corporee in un incontro tra il machismo della lotta e la femminilità del ballo. Nel villaggio tradizionale immerso nella foresta di teak, avviene l’incubazione, la formazione, lo scolpirsi del corpo di Juno. Il corpo è natura, ma anche un campo di battaglia in cui si scatenano tensioni contrapposte.

Nugroho contestualizza la storia negli anni ’70, costellandola di una serie di canzoni pop dell’epoca, tanto diegetiche, cantate o sentite alla radio, quanto extradiegetiche. Si intravedono anche i poster di Freddie Mercury e di David Bowie, segno di una penetrazione della cultura pop nel paese e allo stesso tempo due grandi simboli androgini. Esplicita anche la denuncia politica del clima della dittatura militare, ma anche quello della successiva Reformasi, che considera ogni forma di sconfinamento dei ruoli sessuali una devianza, nonostante la danza Lengger faccia pensare che la mescolanza di mascolinità e femminilità faccia parte invece della cultura ancestrale giavanese. E Nugroho, come si è detto, intreccia le forme di rappresentazione con la rappresentazione del teatro delle ombre Wayang Kulit, in fondo anche il cinema è una caverna platonica, dove pure è rappresentata la storia di Juno, leggiadro ma anche fragile proprio come quelle sagome di carta, e poi con il teatro-danza balinese, le cui figure mascherate arrivano a inserirsi come una sorta di coscienza del protagonista.

Info
La scheda di Memories of My Body sul sito della Biennale.
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