Creed II

Creed II

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Con pochi match e molto melodramma familiare, Creed II di Steven Caple Jr. vive di un equilibrio precario e di emozioni intermittenti.

Pezzi di passato

La vita di Adonis Creed è diventata un equilibrio tra gli impegni personali e l’allenamento per il suo prossimo grande combattimento: la sfida della sua vita. Affrontare un avversario legato al passato della sua famiglia: Vicktor Drago, figlio di Ivan. Rocky Balboa è sempre (o quasi) al suo fianco e, insieme, Rocky e Adonis dovranno affrontare un passato condiviso, chiedendosi per cosa valga la pena combattere, per poi scoprire che nulla è più importante della famiglia… [sinossi]

Secondo capitolo della saga dedicata al pugile perdente-vincente Adonis Johnson-Creed, figlio illegittimo di quell’Apollo Creed che fu avversario e poi grande amico di Rocky, Creed II di Steven Caple Jr. vive di un equilibrio precario e di emozioni intermittenti. Nata come spin-off del longevo franchise dedicato al boxeur italo-americano incarnato da Sylvester Stallone, questa nuova epopea di riscatto umano e sportivo, alla sua seconda sortita sul grande schermo appare via via sempre più incentrata sullo slittamento dal côté italo-americano a quello afro-americano, sul concetto “famiglia”, sia essa naturale che acquisita e, purtroppo, sempre più distante da quella appassionata messa in scena dell’atto sportivo che caratterizzava l’indimenticabile capostipite Rocky firmato da John Alvidsen nell’ormai lontano 1976.

Poco è infatti lo spazio concesso agli incontri sul ring in Creed II che, sebbene ben orchestrati e diretti da Steven Caple Jr. (che eredita la regia da Ryan Coogler, passato ai fasti della Marvel con Black Panther), appaiono quali fugaci interruzioni all’interno di un melodramma familiare e di coppia. Su questo versante il film è di fatto la storia di un pugile (Adonis) che decide di sposarsi, abbandonare Philadelphia (e Rocky) per trasferirsi a Los Angeles e mettere su famiglia. Agli appassionati della saga sportiva non resta che farsi guidare dalle performance attoriali del cast – fortunatamente tutto riconfermato – per tentare di intrattenersi mentre il protagonista decide se e quando calcare di nuovo il ring.
A tal riguardo, d’altronde, Creed II, accanto ai ritorni di Rocky/Stallone, Adonis/Michael B. Jordan, la di lui fidanzata Bianca (Tessa Thompson) e la madre putativa Mary Anne Creed (Phylicia Rashad), ha già calato l’esca perfetta: l’Ivan “Io ti spiezzo in due” Drago di Rocky IV, croce e delizia di chi è stato ragazzino ai tempi della Guerra Fredda. Per cui almeno un paio di incontri, s’hanno da fare.

Il versante sport-movie è dunque già allestito a priori, resta solo da scoprire che Ivan Drago (Dolph Lundgren, of course), in seguito alla sconfitta subita da Rocky ha perso patria, onore e moglie (Brigitte Nielsen), ha poi allenato pervicacemente suo figlio Viktor (Florian Munteanu) e brama ora farlo scontrare con il nuovo pupillo del suo vecchio nemico: Adonis Creed. A complicare la situazione, inoltre, ecco che era stato proprio Drago senior a provocare la morte sul ring di Apollo, mentre Rocky, in quell’occasione in veste di allenatore, senza comprendere la pericolosità della situazione, non aveva gettato la spugna per salvare il suo pugile e amico. La sfida Creed/Drago ha dunque fin da subito il sentore di una vendetta, e in quanto tale viene rifiutata nettamente da Rocky, mentre solletica un bel po’ il giovane Adonis.

Tutto incentrato sul concetto di “ereditarietà”, sia essa legata al talento sul ring, alla procreazione, al desiderio di vendetta o di semplice rivalsa su un passato che non si può cambiare, Creed II non riesce però a fare di questo argomento il vero perno di una tragedia umana né sportiva, dilungandosi in schematismi narrativi che prolungano oltremodo la durata del film, senza fornirgli nerbo o anima. Di fatto i due film, ovvero il melodramma e lo sport-movie, faticano a collimare e il tema della “discendenza di sangue” non basta a collegarli tra loro.

Risalta poi un sostanziale problema di fondo: sebbene uscito sconfitto dall’ultimo match visto in Creed – Nato per combattere, Adonis ora è un pugile affermato, un campione iridato. È un bravo ragazzo e i soldi magari non hanno intaccato i suoi valori – familiari, soprattutto – ma di fatto per lui “il riscatto” è già dato. E senza riscatto, non può esistere la storia di un pugile. È proprio questo il paradosso attorno al quale ruota piuttosto vanamente e per buona parte della sua durata Creed II, un paradosso che porta a simpatizzare per il povero Viktor Drago, che non ha mai avuto né patria, né onore né una madre e che mentre Adonis si prodiga in una estenuante (davvero eccessivamente lunga) proposta di matrimonio tra le mille luci di Las Vegas, è intento, virilmente, a spostare dei blocchi di cemento nel rigido inverno di Kiev.

La pausa dalle scene di Adonis risulta inoltre lungamente impostata su uno schema che si ripete più volte (troppe) per cui ecco che in tv si parla di qualcosa che riguarda il protagonista e la sua distanza dal ring, lui ne parla a sua volta con la futura moglie, poi ancora con la madre, infine (forse) arriva anche Rocky a dire la sua. E la tensione allora sta tutta qui: nell’epifania salvifica del vecchio maestro. Un’epifania più volte agognata dallo spettatore.
Già perché Adonis “il pugile arrivato”, marito, padre, figlio è un personaggio davvero poco interessante, molto più lo è invece l’Adonis discepolo (di Rocky, ça va sans dire). In tal senso Creed II, a una lettura più profonda si configura anche come un film sulla paura (spettatoriale, anche) della perdita dei vecchi maestri, in un mondo contemporaneo fatto di lussi e lustrini, grandi show pre-incontri sul ring, musica sparata a tutto volume, ostentazione senza più “mestiere”.

Fortunatamente, va detto, a un certo punto anche il melò in Creed II trova la sua strada e con la nascita della bambina, il discorso sulla “ereditarietà” assume un suo risvolto “tragico” utile, finalmente, a produrre quel desiderio di riscatto altrimenti impossibile. Per cui ecco che i ruoli, seppur un po’ forzatamente, si invertono e, mentre la ditta Drago & figlio è riammessa nei salotti altolocati e la grande madre Russia inizia ad investire sul giovane pugile (e la genitrice fa la sua ricomparsa) ecco che Adonis viene amabilmente “deportato” da Rocky nel deserto ad allenarsi con alcuni reietti, per sudare come Dio comanda e prepararsi dunque alla trasferta russa (sì, bisogna dire che la motivazione di questa sortita nel deserto non è granché motivata).

È un melodramma poco sportivo e un po’ verboso dunque quello inscenato da Creed II, che segue uno schema preordinato, allude a una predestinazione, si interrompe continuamente con l’intervento di qualche canzone, ma in fin dei conti ha poco cuore. E, soprattutto, pochi incontri (solo 3, di cui 2 con Drago jr.). Però c’è lui, certo, c’è Rocky Balboa/Sylvester Stallone, “un pezzo di passato che si trascina nel presente”, sul cui corpo, sui cui lineamenti disfatti scorre ogni volta rapida e verace una mitologia senza tempo, che avvampa dell’epos imperituro dei grandi maestri, di vita e sportivi. Ma è troppo poco, come troppo parca è la sua presenza sullo schermo, seppur così ben celebrata in quella iniziale apparizione volutamente ritardata: prima una voce dal fuori campo, poi un corpo, una presenza scenica, portatrice di un immaginario passato, melanconica e decadente.

Ma fin troppo consapevole di questo suo “effetto/affetto speciale”, Creed II si irrigidisce a tratti svelando il suo status di prodotto commerciale, di “package” preconfezionato ruffiano e roboante quanto basta, al punto da voler allargare il suo “universo” pugilistico rivelandosi, attraverso la presenza nel cast prima di Ivan Drago e poi di Milo Ventimiglia nei panni del figlio di Rocky (lo era già in Rocky Balboa) non più solo come secondo spin-off, bensì come un vero e proprio ottavo capitolo della saga di Rocky. Quanto a lui, al personaggio incarnato da Stallone, per fortuna sembra ancora vivere in un “universo” tutto suo, più verace e sincero, dove gli uomini duri invecchiano e magari non prendono più a pugni i manzi appesi ai ganci da macellaio, bensì, nottetempo, impastano la pizza.

Info
Il trailer di Creed II.
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