È andato tutto bene

È andato tutto bene

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In concorso a Cannes 2021, È andato tutto bene affronta con un apprezzabile mix di delicatezza e leggerezza il tema della buona morte, sempre più pressante e attuale nella nostra società. Ozon prosegue lungo i binari di Grazie a Dio, in una compassata e accorta normalizzazione del proprio cinema. Il confine tra pudore e timore è labile, ma il discorso morale e politico è chiaro, più che condivisibile.

Beati quelli che hanno compassione degli altri

A ottantacinque anni, André è stato ricoverato in ospedale dopo un ictus. Quando si sveglia, depresso e bisognoso di un’assistenza continua, questo uomo curioso di tutto e amante appassionato della vita chiede a sua figlia Emmanuèle di aiutarlo a morire… [sinossi]

Sotto la sabbia, Swimming Pool, CinquePerDue – Frammenti di vita amorosa e Ricky – Una storia d’amore e libertà. No, non è una filmografia alquanto parziale di François Ozon, sono le sceneggiature firmate da Emmanuèle Bernheim, autrice nel 2013 del romanzo Tout s’est bien passé. È lei l’Emmanuèle del film, eroina involontaria di un viaggio verso la buona morte.
Parte dalla storia di un’amica Ozon, da una storia che è anche sua, personale, da trattare con cura. Dopo Grazie a Dio, così lontano dai preziosismi estetici e\o narrativi di film come 8 donne e un mistero o Frantz, Ozon gira nuovamente attorno alla carità cristiana, alle sue derive, contraddizioni, errori e orrori. Qui non ci sono preti pedofili e sovrastrutture politiche che nascondo la testa sotto la sabbia, ma la Chiesa è chiaramente il convitato di pietra, è l’acerrimo nemico dell’eutanasia. Alcuni direbbero baluardo contro l’eutanasia. Ad ognuno le proprie ragioni.

In questo senso, ma non solo, Grazie a Dio e È andato tutto bene formano un dittico. Le prime due tappe di un percorso, di un discorso morale, culturale, politico. Anche formale. Nell’approccio, nella ricerca della giusta distanza, nelle scelte narrative ed estetiche, i due film si parlano, procedono a braccetto. Lo fanno a partire dai titoli, entrambi portatori di un senso contrario rispetto alle attese; entrambi chiavi di lettura, ma anche fondamentali parole pronunciate dai protagonisti. Da un lato il tradimento della carità cristiana di «grazie a Dio», lapsus di un alto prelato che riassume in maniera lampante la vera posizione della Chiesa; dall’altra, una carità più universale, intrisa di libertà. Una carità che non ha bisogno di Dio.

La scrittura e la messa in scena di Ozon, fin troppo in punta di piedi, si adagiano sulle performance di un cast che si giova soprattutto della presenza scenica di André Dussollier e della sua metamorfosi. Sfigurato ad arte, non facilmente riconoscibile, Dussollier incarna perfettamente il desiderio e la ricerca di una morte dignitosa, di una via d’uscita che anticipi sofferenze inutili. È questo corpo debole e indifeso, già condannato dalla natura, il terreno su cui si scontrano le idee opposte di carità. È dal suo corpo ferito a morte dal tempo che riemergono ricordi e sentimenti della figlia Emmanuèle: abbastanza brioso, percorso dalla consueta ironia ozoniana, È andato tutto bene è anche la storia di una famiglia, di un complicato rapporto padre-figlia, di un contesto borghese illuminato, dai marcatissimi contorni artistici e intellettuali.
Fortunatamente, Ozon non manca l’appuntamento col resto del mondo, riassumendo in una folgorante battuta un altro grave dilemma: “ma come fanno i poveri?”. Perché, cristiana o non cristiana, la carità spesso ha un prezzo salatissimo.

Info
La scheda di È andato tutto bene sul sito di Cannes 2021.
Il trailer originale di È andato tutto bene.

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