Il cieco che non voleva vedere Titanic

Il cieco che non voleva vedere Titanic

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Presentato e premiato in Orizzonti Extra, e ora in sala nonché sulla piattaforma Iwonderfull, Il cieco che non voleva vedere Titanic del finlandese Teemu Nikki è un film sulla condizione di cecità, nonché sull’amore per un cinema che ormai non c’è più. Il regista mette in scena, senza morbosità o pietismo, un attore nella realtà non vedente, Petri Poikolainen, cercando un equivalente visivo cinematografico del suo immaginario.

Appuntamento alla cieca

Jaakko è un disabile, affetto da sclerosi multipla, costretto sulla sedia a rotelle e non vedente. Innamorato di Sirpa, che sente al telefono tutti i giorni ma che non ha mai incontrato, decide di intraprendere un viaggio che lo porterà dalla sua amata. Un viaggio che si rivelerà un’odissea. [sinossi]

Ci sono vari modi in cui il cinema può trattare la condizione di non vedente, ovvero la negazione stessa della sua fruibilità per le persone con questa disabilità. Si può farlo con distacco, senza prendere il punto di (non) vista di un soggetto interno, affetto da cecità, come per esempio in Terrore cieco di Richard Fleischer, in cui la condizione di non vedente serve a generare un senso di impotenza funzionale ai meccanismi del thriller. Si può osare una messa in scena estrema come quella di Derek Jarman in Blue, dove lo schermo monocromo rappresenta come una soggettiva dell’autore, ormai privo della vista per le complicanze dell’Aids. Il regista finlandese Teemu Nikki ha elaborato una terza possibilità ne Il cieco che non voleva vedere Titanic (il titolo in lingua originale è Sokea mies, joka ei halunnut nähdä Titanicia) presentato in Orizzonti Extra, e ora in sala nonché sulla piattaforma Iwonderfull. La soluzione adottata da Teemu Nikki consiste nel tenere costantemente la mdp sul volto del protagonista, decolorando la fotografia, in modo da far parte di una sfera intima del soggetto, empatizzando con lui, escludendo qualsiasi altra persona dall’inquadratura, facendo eccezione della sua ritrovata fidanzata, alla fine, conosciuta con un letterale appuntamento alla cieca. Tutto il film cerca di avvicinarsi all’esperienza sensoriale di una persona non vedente, dai titoli di testa che riproducono l’estetica del codice Braille, ai messaggi sonori che governano la vita del protagonista, alla sua aumentata sensibilità uditiva, caratteristica comune della cecità.

Attraverso la storia dell’ultracinefilo Jaakko, Teemu Nikki costruisce un’opera sulla visione e sull’amore per un cinema che ormai non c’è più. I riferimenti in celluloide del protagonista sono quelli comuni a molti cinefili di mezza età, una generazione che si è nutrita di un cinema americano e di genere prima del suo viale del tramonto. Carpenter prima di tutto, e come dargli torto? E poi Qualcuno volò sul nido del cuculo, Taxi Driver, Mad Max (Interceptor), Alien, Misery non deve morire, Cujo, Fargo, il Cameron precedente al 1997, per arrivare fino al classico Il mostro della laguna nera: sono i titoli dei film citati o allusi da Jaakko. Paradossalmente la condizione di cecità ha preservato il protagonista dall’assistere alla decadenza di un cinema di genere ora degenerato nella paccottiglia dei film dei supereroi. Potremmo discutere nell’identificare nel Titanic di Cameron lo spartiacque verso un cinema magniloquente e fracassone, ma non c’è dubbio che il pubblico contemporaneo abbia ormai perso un gusto per il cinema. Quel pubblico identificato nei villain del film, gli odiosi rapinatori di un disabile, che non trovano nulla di interessante tra i suoi dvd, solo vecchi film. Il percorso stesso di Jaakko è un cinema, una via crucis, che lo porta a fronteggiare una minaccia catartica, la rapina, oltre la quale lo attende l’happy end con l’amata. Un’avventura che riesce a fronteggiare con superiorità e ironia, quelle di un cinefilo che ha vissuto tante avventure in pellicola e che, ancora una volta, si rende conto di stare dentro un film.

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Il cieco che non voleva vedere Titanic, il trailer.

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