Madame Web

Madame Web

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Quarta tappa del cosiddetto Sony’s Spider-Man Universe, Madame Web recupera in corsa uno dei personaggi più bizzarri dell’universo collaterale di Spider-Man, quello di una Cassandra Webb qui alle sue origini, insieme alle tre future donne ragno ancora adolescenti. Ma il suo potere di chiaroveggenza diventa da subito un puro motore d’azione, senza mai farsi visione, né conoscenza.

Preveggenza e prevedibilità

Cassandra Webb è un paramedico di Manhattan con poteri di chiaroveggenza. Costretta a confrontarsi con alcune rivelazioni del suo passato, stringe un legame con tre giovani donne destinate a un futuro straordinario ma che dovranno sopravvivere a un presente pieno di minacce. [sinossi]

Nato come costola del Marvel Expanded Universe (MCU) al fine di concentrarsi (si legga: raschiare il barile) su villain e personaggi di contorno di Spider-Man, il Sony’s Spider-Man Universe, dopo i primi due Venom (2018-1021, il terzo è previsto per la fine dell’anno) e Morbius (2022), giunge alla sua quarta uscita con Madame Web. Il personaggio di Cassandra Webb nasce nel 1980 sulle strisce di The Amazing Spider-Man, per essere messo in seguito a capo della squadra delle donne ragno, la prima delle quali fu Jessica Drew, dal costume giallo-rosso, che aveva fatto la sua prima apparizione tre anni prima. È dalle origini rivisitate di quest’ultima nella miniserie Spider-Woman: Origin (2005) che Madame Web trae l’idea che i poteri di chiaroveggenza di Cassandra Webb siano originati dalla puntura di un ragno sulla pancia della madre morente incinta di Cassandra. Tra l’altro, delle varie donne ragno, Jessica Drew è l’unica a non essere presente nel film, mentre compare nel film animato Spider-Man: Across the Spider-Verse (2023). Ci sono invece le altre tre Spider-Woman che si sono susseguite nel tempo: Julia Carpenter (la lanciatissima Sydney Sweeney), apparsa nel 1984, Mattie Franklin (Celeste O’Connor), nel 1998, e Anya Corazon (Isabela Merced), nel 2004. Considerando che in alcune versioni fumettistiche Jessica Drew, la prima donna ragno, assumerà a un certo punto l’identità di Madame Web – versione ignorata dal film in esame –, possiamo avere un quadro completo dell’immane casino (si legga: multiverso) in cui navigavano i personaggi aracnidi già sulle pagine dei fumetti Marvel.

A dirigere il timone di questo film tutto al femminile non poteva che essere chiamata una donna, la regista televisiva britannica S. J. Clarkson. Come protagonista, una Dakota Johnson più spaesata che mai presta le proprie fattezze a questa versione trentenne e caratterialmente respingente (ma in fondo simpatica) di Cassandra Webb, che ha appena scoperto di avere dei poteri del tutto particolari. A un certo punto, nell’approssimarsi di una situazione traumatica e/o potenzialmente mortale, la donna sperimenta un mini-viaggio a ritroso nel tempo e scopre così – con la complicità di un piccione (vedere per credere) – di poter modificare l’evento che sta per accadere. La sua è dunque una chiaroveggenza tutta declinata al futuro prossimo, ed è in questo che risiede evidentemente la sua prossimità con il “senso di ragno”, ovvero quel segnale di allarme che segnala a Spider-Man un pericolo imminente. Ma quello che accade a Cassandra va oltre, dato che nel corso del film scopriamo che la sorgente del suo potere è una sorta di ragnatela spazio-temporale all’interno della quale l’eroina può muoversi psichicamente e fisicamente a suo vantaggio. È senza dubbio l’aspetto più affascinante e complesso del personaggio, ma nel film questa complessità è asservita unicamente alla dimensione primaria dell’azione e degli effetti speciali, azzerandone ogni altra potenziale implicazione gnoseologica e cognitiva. Cosicché, fra tutti i film che, da Ritorno al futuro in poi, hanno giocato e giocano con il tempo in modalità pop, in Madame Web non si corre nessun rischio per spiccare, per dire/fare/mostrare qualcosa di nuovo. Tutto è rigidamente mantenuto nei recinti sempre angusti e sempre più opprimenti dello standard da cinecomic, nonché nel solito mantra spideriano “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

La chiaroveggenza per Cassandra, dunque, non è mai un’occasione per vedere di più, capire, conoscere (se non per la classica tappa della scoperta delle sue drammatiche origini), ma solo un motore primo dell’azione, un super potere come un altro. Cassandra prevede e provvede. Madame Web sta lì a testimoniare che oramai, appunto, si tratta soltanto questo: un costante, inequivocabile e sfiancante pre-vedere, anche da parte dello spettatore stesso, perennemente “imboccato” e narcotizzato da questo flusso di déjà vu, senza sorprese e senza meraviglia (altro che marvel…), di film che rimandano ad altri film, di personaggi alle origini che rimandano al loro passato o al loro futuro, anche a mo’ di test per altre possibili diramazioni, spin-off, franchise. I cine(e tele)comics, con le loro estensioni in innumerevoli sequel e serial, sono come dei lunghi trailer, dei “prossimamente” che promettono e non mantengono, che pre-vedono, ma non vedono. Il multiverso è oramai sempre di più, con pochissime eccezioni, asfittico e quanto mai bidimensionale, una pratica esasperata di riciclo e di consumo, piuttosto che una via da percorrere verso un nuovo modo di reinventare e di sperimentare.

Come unico, scherzoso e affettuoso rimando all’universo cinematografico off Spider-man troviamo una scena de Lo schiavo dell’oro (A Christmas Carol / Scrooge, Brian Desmond Hurst, 1951), quando Cassandra, ancora confusa e buttata sul suo divano, guarda lo Scrooge di Alastair Sim dialogare con i suoi fantasmi del passato e del futuro, e dal quale impara forse a diventare un po’ meno scontrosa. Che tristezza, infine, vedere impiegato qui come villain l’attore franco-algerino Tahar Rahim, indimenticabile protagonista di Il profeta (Un prophète, 2009) di Jacques Audiard.

Nota positive a margine: la durata è (anche se di pochissimo) inferiore alle due ore e manca la scena-cliffhanger sui titoli di coda. È già qualcosa.

Info
Madame Web, il trailer.

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