U.S. Palmese

Dopo la trilogia dei Diabolik, Marco e Antonio Manetti tornano a raccontare l’Italia con U.S. Palmese e lo fanno attraverso lo sport nazionale, ovvero il calcio, che fotografa un paese diviso in due, quello dei grattacieli milanesi e dei club milionari, e quello del Sud che mantiene ancora un’anima vera, con le sue squadrette dilettanti. Una storia di redenzione, di un campione sportivo superstar che ritrova le sue umili origini delle banlieue parigine in una piccola comunità del Mezzogiorno italiano. Nella sezione Limelight dell’International Film Festival Rotterdam 2025.

Etienne Morville è megl ‘e Pelè

Etienne Morville è un astro nascente del calcio mondiale. Proviene dalle banlieue parigine ed è in forza in un team di Milano. Il comportamento che ha in campo però lo porta a una squalifica che, aggiunta all’attacco di una influencer sui social, che si vendica di un suo body shaming, mette in forte crisi la sua carriera. A Palmi, in Calabria, un pensionato, don Vincenzo, inizia a pensare all’idea di ingaggiarlo per farlo giocare nella squadra del luogo, la U.S. Palmese, e organizza una colletta tra i cittadini per pagare il suo acquisto. [sinossi]

In Fuga per la vittoria di John Huston la partita di calcio ha il potere catartico di far ottenere la libertà ai prigionieri di un campo di concentramento; in Quella sporca ultima meta di Robert Aldrich, un match di football americano in un carcere sancisce la rivalsa dei detenuti sui secondini, degli ultimi sui primi in una metafora dell’America. Sono solo due esempi di come il grande cinema abbia costruito epopee sportive. Al calcio giungono anche i Manetti Bros., reduci dal successo della loro trilogia di Diabolik, con il film U.S. Palmese, presentato nella sezione Limelight del 54° International Film Festival Rotterdam, dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Il film è incentrato su un asso del calcio, Etienne Morville, francese di colore, cresciuto nelle banlieue, e ora in forza in un club milanese. La sua immagine, e quindi la sua carriera, è in forte declino per il comportamento sul campo e fuori campo. Il suo manager decide così la mossa pubblicitaria di farlo giocare in un’infima squadra di Palmi. Ma la vita in quella piccola comunità e in quella umile squadra, lo farà tornare alla sua umanità perduta oltre che a compattare e far crescere la coesione di quella collettività. Dopo avere ricostruito la geografia immaginaria di Diabolik con varie città e luoghi italiani, Marco e Antonio Manetti continuano a mostrare una grande sensibilità visiva per luoghi, paesaggi, architetture. Da subito mettono in contrasto una Milano che sembra Dubai, ipermoderna, nelle rarefatte luci notturne, i grattacieli, il grande stadio, la macchina sportiva verde del campione, i ristoranti di sushi à la page, con gli alberi di Palmi, il frinire delle cicale, i muretti pieni di scritte, i baretti semplici con i tavolini all’aperto, con il vino servito in brocche e dove ancora si usano i Nokia. I Manetti Bros. confezionano una comedy of manners per raccontare una parte del paese che sta sparendo, ancora legata ai ritmi della vita semplice, fuori dall’affanno e dalle nevrosi metropolitane. La comunità che si ritrova sotto un campanile, dove tutti si conoscono e uniscono le forze per un obiettivo comune, quello di un azionariato popolare per comprare il campione. Tutt’altro che un mondo di ignoranti, c’è una cultura dotta che qualcuno esprime, eredità della Magna Grecia, c’è quell’anziano signore che cita i poemi omerici e la tragedia greca, si allude anche a Pitagora, e la professoressa di filosofia. I registi completano quel quadretto con personaggi sempre più grotteschi, l’architetto playboy, il boss mafioso sempre intento a prepararsi dei manicaretti.

Proprio il mondo del calcio diventa metafora di questa Italia a due dimensioni. C’è il mondo delle società blasonate, dei grandi sponsor, dei campioni superstar con i loro manager per cui l’aspetto immagine viene prima della preparazione e dell’etica sportive. Un mondo che sconfina con l’alta società, con i locali di lusso, sempre più impregnato di quel politicamente corretto su cui i Manetti fanno ironia. Così un campione può cadere in rovina se una battuta di body shaming viene rilanciata sui social dalla diretta interessata. Interessante è notare qui la composizione grafica, aspetto su cui torneremo, della gente che per strada visualizza video e messaggi di TikTok come se fossero fumetti. C’è poi un altro mondo, quello dei campionati hobbistici, dei piccoli stadi con gli spalti assai ridotti, dove il confronto tra squadre riflette il campanilismo tra centri abitati confinanti. Lo dice lo stesso allenatore dell’U.S. Palmese nello spogliatoio al campione appena ingaggiato: loro giocano per divertirsi non per business come lui. C’è una generale visione dell’etologica tribù del calcio, che non risparmia anche il suo aspetto più genuino, quello del paesello dove, comunque, si preferisce avere il campione che un nuovo ospedale, e che passa anche per far ricredere la filosofa che adattava Marx nell’espressione «Il calcio è l’oppio dei popoli». U.S. Palmese è la storia di una piccola comunità che si compatta, per un obiettivo comune, dei paesani che fecero l’impresa. Ed è la storia di una redenzione di un uomo che ritrova quelle umili origini che aveva perduto, quella vita povera della banlieue con quella stessa umanità di un piccolo centro del Sud Italia dove si mette a giocare in strada con i bambini. Il vantaggio è reciproco. Il campione risolve anche le tare di una mentalità arretrata, facendo capire a don Vincenzo che sua figlia è lesbica ed è inutile che si affanni per trovarle uno zito, un fidanzato, ma deve accettarla così com’è. Lui stesso ritrova quella vera passione per il calcio, per lo sport vero, ma anche l’amore per la storica fidanzata che si era affievolito proprio quando lui era roso solo dalla fiamma del calcio. E gli autori di Diabolik trovano una nuova linfa estetica in un linguaggio che è debitore della cultura popolare. C’è un residuo dell’estetica degli anime sportivi giapponesi: le semisoggettive del pallone, le sospensioni del tempo, gli sguardi infiniti tra avversari. E a volte lo schermo si frammenta in tanti riquadri secondari, proprio come una pagina a fumetti.

Info
U.S. Palmese, il trailer.
U.S. Palmese sul sito di Rotterdam 2025.

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