Una donna nella luna
di Fritz Lang
Una donna nella luna è l’ultimo film muto diretto da Fritz Lang, che di lì a due anni farà fischiettare il Peer Gynt a Peter Lorre. Melodramma fantascientifico oramai dimenticato, ma in cui scienza e finzione si mescolano con rara maestria, soprattutto per l’epoca. Peccato solo per l’esagerata componente mélo, già presente nel romanzo di Thea von Harbou, all’epoca moglie del regista, ma che al contrario di Lang sceglierà negli anni successivi il partito nazionalsocialista.
Die Mensch Maschine
Wolf Helius è un imprenditore interessato ai viaggi nello spazio. A questo scopo rintraccia il suo amico professor Mannfeldt, un visionario che ha scritto un trattato in cui si afferma che probabilmente sulla Luna si trovano dei filoni d’oro. Helius riconosce il valore del lavoro di Mannfeldt. Tuttavia una banda di uomini d’affari malvagi si è interessata a sua volta alle teorie di Mannfeldt e ha inviato una spia. Helius viene rapinato dagli scagnozzi della banda, che rubano le ricerche che il professor Mannfeldt aveva affidato a Helius. Quest’ultimo si trova dunque di fronte a un ultimatum: la banda sa che sta pianificando un viaggio sulla Luna; o li include nel progetto, o lo saboteranno e distruggeranno il suo razzo, che si chiama Friede, come la donna di cui è innamorato. A malincuore, Helius accetta le loro condizioni… [sinossi]
In un dialogo del divertente The Faculty, sci-fi ad altezza teenager scritto da Kevin Williamson per Robert Rodríguez nel 1998, uno dei personaggi fa notare a una compagna di scuola che forse il “problema” risiede nell’aver accettato del termine fantascienza solo il lato fantastico, e non quello scientifico e quindi razionale, credibile, reale. Quando The von Harbou, moglie e sodale di Fritz Lang, dà alle stampe delle berlinesi edizioni Scherl il suo decimo romanzo Frau im Mond la discussione del mondo scientifico attorno alle possibilità di raggiungere e “conquistare” la luna erano fertili, sia per la qualità sempre più sviluppata della scienza telescopica sia per il fascino che alcune teorie pseudoscientifiche risvegliavano nella popolazione mondiale, a partire dal fatto che ci fossero enormi filoni di materiale aureo sul satellite o che l’aria fosse del tutto respirabile senza alcun bisogno di tute ossigenate. Tra chi promosse teorie similari spicca il nome di Peter Andreas Hansens, citato anche all’interno del romanzo di von Harbou e poi del film di Fritz Lang: l’astronomo danese – sviluppò però la sua carriera in Germania, morendo poi a Gotha nel 1874 – le espresse nel saggio Fundamenta nova investigationis, che ebbe un gran risalto verso la metà del Diciannovesimo secolo. Il fatto che tra il romanzo e la realizzazione del film divenuto noto anche in Italia come Una donna nella luna, fedele traduzione dell’originale, testimonia in maniera ulteriore come l’argomento generasse ancora sul finire degli anni Venti una forte curiosità collettiva. Non era la prima volta che Lang si metteva al lavoro prendendo spunto da un’opera letteraria della consorte, e appena un paio di anni prima de Una donna nella luna aveva visto la luce un altro film di fantascienza desunto da un testo di von Harbou, Metropolis, che all’epoca della sua distribuzione aveva ricevuto non poche critiche e reprimende in Europa. Le accuse mosse al capolavoro del 1927 sono grossomodo le stesse che potrebbero essere adattate a Una donna nella luna, ma l’assai differente ambizione di fondo spinse la critica a porre una minore attenzione al film del 1929. Dopotutto i tempi stavano cambiando, il cinema iniziava a convertirsi definitivamente al sonoro al punto che fu l’ultimo film muto diretto da Fritz Lang; durante la visione si avverte un senso di raggiungimento del limite, come se le scorribande visionarie che il cineasta austriaco aveva effettuato in lungo e in largo nelle potenzialità espressive del muto dovessero in qualche modo chiudersi, per inaugurare una nuova fase. Ed è interessante mettere a confronto Una donna nella luna con L’inafferrabile, il noir che lo precede immediatamente all’interno della filmografia langhiana. Se infatti L’inafferrabile appare dinamico, ultramoderno, spiazzante tanto nelle soluzioni narrative quanto in quelle più direttamente tecniche ed espressive, Una donna nella luna risulta molto più statico, con la presenza del set e dunque di una pur minima teatralità che si fa largo minuto dopo minuto.
Ed è ancor più interessante rendersi conto di come e quanto sia l’elemento lunare quello che risveglia l’interesse di Lang, mentre tutta la narrazione melodrammatica e i dilemmi sentimentali dei protagonisti ben poco appassionano il regista, quasi si stesse creando uno scollamento tra i suoi desideri e quelli della moglie (i due, com’è noto, prenderanno strade diametralmente opposte, con Lang in fuga nel 1933 dapprima in Francia e quindi oltreoceano e von Harbou che sposerà la causa nazista rimanendo a lavorare in Germania). I veri attacchi all’arma bianca di Lang nei confronti dell’incedere dell’ideologia nazista e del suo spandersi all’interno della popolazione troveranno spazio con i primi due film sonori, entrambi comunque scritti insieme a von Harbou, vale a dire M – Il mostro di Düsseldorf e Il testamento del dottor Mabuse, che già contengono le prime avvisaglie teoriche del cineasta riguardo la nuova tecnica a disposizione – si pensi al fischiettare Peer Gynt da parte dell’assassino seriale in M o alla voce acusmatica che rappresenta uno dei centri nevralgici del discorso nel ritorno in scena del pazzo criminale Mabuse. Qui invece, sul tramonto di un’era, Lang compie sì un viaggio nel futuro attraverso la fantascienza, ma in realtà inchioda almeno la prima parte del racconto nei codici di una messa in scena di prammatica. Non è peregrino immaginare come la delusione amorosa di Wolf Helius, che costruisce un razzo spaziale partendo dalle intuizioni del professor Georg Manfeldt ma vede il suo idillio sentimentale per la bella assistente Friede Velten (che ignora i sentimenti del suo “capo”) frustrato dal fidanzamento di questa con un altro assistente dell’imprenditore/inventore, Hans Windegger, non interessasse granché a Lang, ben più attratto dall’idea dinamica del razzo in partenza, dell’invenzione della luna, e via discorrendo. Sotto il profilo meramente narrativo Una donna nella luna risulta essere uno dei film più risibili della filmografia langhiana, forse l’unico in cui davvero nulla di ciò che prende corpo in scena per quel che concerne i rapporti umani appare credibile, o anche solo vagamente appassionante: perfino la descrizione del perfido Walter Turner, l’americano che con fare gangsteristico costringe Helius ad accoglierlo a bordo del razzo perché attratto dall’oro lunare, non possiede le sfaccettature e la crudeltà di altri suoi epigoni tra i villain tipici del regista. Questo immobilismo, che già presuppone forse l’annichilimento di ogni riflessione sociale che porterà con sé il nazismo, viene smantellato quando Lang può occuparsi del fantastico, e dunque riappropriandosi del visionario ristabilire un nuovo concetto di realtà. Si prenda in tal senso ovviamente la splendida sequenza del conto alla rovescia prima della partenza del razzo, o anche la rappresentazione quasi desertica della luna, elemento a suo modo western e dunque comunque alieno per la società borghese tedesca. È interessante annotare come l’uscita nelle sale in Germania anticipi di solo un paio di settimane il crollo della borsa a Wall Street, con la denuncia della rapacità omicida del Capitale rappresentata dal personaggio di Turner che acquista un valore ulteriore, quasi profetico. Semmai stupisce ancora oggi l’aspetto più commerciale del film, con la presenza in scena di un bambino appassionato di romanzacci sci-fi (quasi un nerd ante-litteram), e perfino di un topolino, elementi che si staccano con prepotenza dal nitore affatto conciliante della poetica di Lang, che può qui esprimersi solo quando occasionalmente l’avventura prende il sopravvento. Resta come sempre la lungimirante capacità di Lang di cogliere il presente per anticipare il futuro, e la sua rodata espressività nell’agone, in questo in grado perfino in Una donna nella luna di regalare istanti di puro godimento estatico.
Info
Una donna nella luna, il film su Youtube.
- Genere: drammatico, fantascienza, sentimentale
- Titolo originale: Frau im Mond
- Paese/Anno: Germania | 1929
- Regia: Fritz Lang
- Sceneggiatura: Thea von Harbou
- Fotografia: Curt Courant, Konstantin Irmen-Tschet, Oskar Fischinger, Otto Kanturek
- Interpreti: Alexa von Porembsky, Borwin Walth, Edgar Pauly, Fritz Rasp, Gerda Maurus, Gerhard Dammann, Gustav von Wangenheim, Gustl Stark-Gstettenbaur, Heinrich Gotho, Hermann Vallentin, Karl Platen, Klaus Pohl, Mahmud Terja Bey, Margarete Kupfer, Max Zilzer, Tilla Durieux, Willy Fritsch
- Colonna sonora: Willy Schmidt-Gentner
- Produzione: UFA Cinema
- Durata: 170'







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