Solo Dio perdona

Solo Dio perdona

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Visivamente debordante, giustamente ambizioso e lontano anni luce dal comune concetto di spettacolarità, Solo Dio perdona è una discesa agli inferi, con dolorosa risalita. Un film spietato, anche nei confronti del pubblico. E della critica. Un film di aspettative tradite, in primis per il ruolo affidato a Gosling, diametralmente opposto all’eroe di Drive. Presentato a Cannes.

La legge del taglione

Bangkok, Thailandia. Julian (Ryan Gosling) e il fratello Billy gestiscono un club di boxe thailandese, usato come copertura per il contrabbando e il traffico di droga. Quando il fratello viene assassinato, la madre Crystal (Kristin Scott Thomas) costringe Julian a vendicarlo… [sinossi]
Crystal: Perché non hai ucciso l’assassino di tuo fratello?
Julian: Perché aveva violentato e ucciso una ragazza di sedici anni.
Crystal: Avrà avuto le sue ragioni.

Osannato come un cult movie ancor prima di essere girato, Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn raccimola una bella bordata di fischi alla fine della proiezione per la stampa del Festival di Cannes. Per molti, ma non per tutti, il film pone fine a qualsiasi discussione sul presunto talento del cineasta danese. Dalle stelle alle stalle, dal successo di Drive (premio per la regia proprio a Cannes) al definitivo smascheramento di un regista sopravvalutato, presuntuoso e tutto quel che segue. Punti di vista.
Forse obnubilati dalla presenza carismatica di Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas e Vithaya Pansringarm, dai cromatismi esasperati o dalla messa in scena rigorosamente geometrica, abbiamo visto un altro film. Un ottimo film. Una storia di vendette, senza dubbio, ma soprattutto un melodramma familiare rarefatto, scarnificato fino alla sua essenza. Due binari narrativi che si intrecciano, si fondono, inabissandosi in una dimensione onirica, mistica, ultraviolenta, tragica.

Solo Dio perdona – Only God Forgives è un film spietato, anche nei confronti del pubblico. E della critica. Un film di aspettative tradite, in primis per il ruolo affidato a Gosling, diametralmente opposto all’eroe di Drive. Julian/Gosling è il secondo genito, è il fratello meno dotato (sessualmente parlando), il “buono”. Julian è un malavitoso sentimentale, ragionevole, probabilmente impotente o forse solo represso, schiacciato da una madre crudele. È spietato anche il poliziotto Chang, una sorta di punitore inarrestabile, di moralizzatore estremo. Il vero vendicatore, anche nel senso più ampio dell’intrusione occidentale in Thailandia. Ma a essere ancor più spietato è Winding Refn, tornato dalle parti di Pusher e Valhalla Rising: i quadri fissi e i movimenti di macchina trattenuti che incorniciano perennemente i vari personaggi, oltre al rosso e al blu dominanti, ai labirintici corridoi, alle dinamiche shakespeariane e freudiane e via discorrendo, ammantano di (insopportabile?) autorialità una pellicola di genere. Solo Dio perdona è visivamente debordante, giustamente ambizioso, lontano anni luce dal comune concetto di spettacolarità.

Pellicola a basso budget, splendidamente mascherato dalla mise en scène di Winding Refn e dalla fotografia di Larry Smith [1], Solo Dio perdona è una discesa agli inferi (la stanza grondante sangue della giovane prostituta) con tanto di dolorosa risalita (l’esterno e la luce della foresta, finalmente). Il personaggio di Chang assume via via contorni mistici, diventando il centro gravitazionale di una pellicola ipnotica, sostenuta da una soundtrack dalle sonorità lynchiane, martellante e inquietante [2]. Un misticismo spiazzante, che si accompagna alle evidenti simbologie falliche del morboso e autodistruttivo triangolo Julian/Crystal/Billy. Il tutto immerso nel buio, nella penombra, e poi rivelato e avvolto dalle luci al neon, tra desiderio e frustrazione, in attesa di una giustizia che calerà con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno…

Note
1.
Nella filmografia di Smith troviamo Bronson (2008) di Winding Refn, altro tassello per ricostruire l’impianto estetico/visivo di Solo Dio perdona. Tra gli altri lavori, ricordiamo quantomeno il sorprendente The Guard (2001) di John Michael McDonagh e la preziosa collaborazione con Kubrick (Eyes Wide Shut, Shining, Barry Lyndon).
2. La spada thai di Chang, una via di mezzo tra una katana e un machete, è quasi un simbolo della punizione divina, un vero e proprio oggetto di culto.
Info
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