Roma Criminale

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Un nuovo, ma fallimentare tentativo di riportare in auge il poliziesco all’italiana: senza capo né coda, né i rudimenti del mestiere. Roma criminale verrà ricordato soprattutto come il primo film distribuito nelle nostre sale la cui definizione è nettamente inferiore a quella di un filmato di YouTube.

Marco Lanzi, vice questore in un commissariato della periferia romana, ha assistito all’omicidio del padre, anch’egli poliziotto, quando era ancora bambino. Quando il presunto colpevole di questo efferato omicidio, Vince Marrazzo detto “er Toretto”, esce di prigione, Marco, insieme al collega Gargiulo, farà di tutto per vendicarsi… [sinossi]

Non abbiamo ancora fatto in tempo ad esultare adeguatamente, in occasione del Festival Internazionale del Film di Roma, per il ritorno in grande spolvero del cinema di genere nostrano con Song’e Napule dei Manetti Bros. e Take Five di Guido Lombardi, che ecco comparire un prodotto ben più deteriore. Parliamo di Roma criminale di Gianluca Petrazzi, poliziottesco fin troppo ruspante ambientato nella periferia romana dello sprawling più selvaggio in cui si gioca fin troppo ostentatamente con un citazionismo che passa dal Monnezza ai capolavori di Fernando Di Leo, fino a Heat di Michael Mann e Jade di William Friedkin, quest’ultimo riportatoci alla mente da un inseguimento automobilistico che anziché cozzare contro i carri allegorici di una parata a Chinatown va a finire nel bel mezzo di un mercato ortofrutticolo rionale.

Protagonista è un giovane poliziotto attaccabrighe, il commissario Lanzi (Alessandro Borghi) che, scoperta la scarcerazione del mandante dell’omicidio del padre, inizia a indagare sulle sue nuove attività criminali. Ma anche Toretto – questo il nome – prelevato dalla saga di Fast & Furious – del presunto assassino, ha i suoi problemi: l’uomo si ritrova dopo lunghi anni di detenzione in una nuova realtà criminale che rischia di stritolarlo. A incarnare questo personaggio malinconico, che più di ogni altro ci fa rimpiangere il cinema nostrano che un tempo queste storie le sapeva davvero raccontare, è il solitamente bravo Luca Lionello, qui reso troppo bidimensionale, ridotto com’è a una versione aggiornata del Monnezza con tanto di tuta acetata.
Fin qui comunque niente di male, se non fosse che Roma criminale verrà ricordato soprattutto come il primo film distribuito nelle nostre sale la cui definizione è nettamente inferiore a quella di un filmato di YouTube. Tutto infatti, dai primi piani ai campi medi o lunghi e in generale ovunque si percepisca un qualsivoglia movimento, lascia dietro di sé una scia indefinita di pixel, quasi personaggi e oggetti si ritrovassero avvolti da un alone fluorescente magmatico e irregolare che ne scontorna le sagome. Qualcosa dunque non ha funzionato nella fotografia opera di Marco Tani, tanto più che i volti quando sono in piena luce assumono dei toni magenta piuttosto innaturali – a meno che non ci si trovi in una riserva di indiani d’America – mentre, se in controluce, sono completamente bui e indistinti.

Non va certo meglio con la regia né con il montaggio, dato che negli inseguimenti si avverte qualche problema con la direzione delle auto quanto degli spari, qualche dettaglio è utilizzato a mo’ di rattoppo per coprire l’assenza di girato (pensiamo alla scena in cui cade a qualcuno, non si sa a chi, una cassa che contiene armi e cocaina, cassa che non si sa bene da dove venga – dalla Colombia probabilmente – né dove vada poi a finire), mentre ogni azione non viene preparata, semplicemente inizia, così, d’emblée, e poi finisce. In particolare questo avviene per la rapina finale, che inizia bruscamente con i personaggi già incappucciati – e quindi indistinguibili l’uno dall’altro – che entrano in banca sparando all’impazzata senza riuscire a capire a chi, né in quale direzione. Quando poi si vedono auto che sbandano o si cappottano senza poter capire contro chi o contro cosa abbiano urtato e bombe che esplodono senza essere mai state posizionate, diventa evidente che l’incuria è totale.

I dialoghi a due con la videocamera intenta perennemente a carrellare alle spalle dei personaggi, poi, riportano alla mente un tarantinismo d’accatto di moda tra i cortometraggi universitari di fine anni ‘90. Tutto appare insomma troppo raffazzonato e dilettantesco in questo poliziesco che non riesce a omaggiare il nostro cinema degli anni ’70, ma pare piuttosto realizzato con un found footage in MiniDv, ritrovato smagnetizzato dopo almeno una ventina d’anni.

Info
Il trailer di Roma criminale.
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