Li Wen at East Lake
di Luo Li
Mao e le origini della civiltà cinese, la Rivoluzione culturale e lo sfruttamento urbanistico odierno, detection story e film-inchiesta: tutto questo trova in Li wen at East Lake, presentato in Internazionale.doc al Torino Film Festival, una chiosa arguta, brillante e a tratti enigmatica, intorno a quell’enigma che è il potere.
Il lago che non c’era
East Lake è il lago su cui affaccia la città cinese di Wuhan. Negli ultimi anni è stato al centro di un’aspra controversia a causa di un progetto di riconversione delle sue rive in un parco divertimenti circondato da quartieri abitativi di lusso. In molti, infatti, osteggiano questa speculazione e provano a bloccare i lavori. E mentre infuriano le polemiche, un poliziotto conduce la ricerca solitaria di una persona con problemi mentali scomparsa nei pressi del lago. [sinossi]
Continua a stupire la capacità da parte di una generazione di cineasti cinesi nel riflettere intorno all’esplosione di conflittualità e di contraddizioni della propria madre patria: non solo Jia Zhangke o Diao Yinan, non solo Zhao Liang o Wang Bing, ma anche il Liu Shumin di The Family, per un discorso che – passando di film in film e di regista in regista – sembra costruirsi sempre più come un mosaico con una sua propria coerenza.
E a questa immaginaria composizione – attraverso cui poter leggere il presente di un paese in un modo in cui nessun’altra odierna generazione di registi sta facendo altrove – siamo ben lieti di poter aggiungere un altro tassello: Li Wen at East Lake, presentato qui a Torino in Internazionale.doc e diretto da Luo Li.
Il regista, che ormai da anni vive in Canada, ha concentrato la sua attenzione su una forma particolare di sfruttamento urbanistico, quello che spinge i palazzinari a far interrare i laghi pur di rimediare altro terreno prezioso da edificare. Una delle maggiori vittime di questa pratica folle è il lago East Lake, che si trova circoscritto all’interno della città di Wuhan, la metropoli più popolosa della Cina centrale. Ma Wuhan è anche una delle città più antiche del Paese di Mezzo, bagnata dal fiume Han da cui ha preso nome l’etnia che ha fondato questa civiltà. Mentre, in tempi più recenti, Mao vi passava le sue estati e amava nuotare proprio tra le rive dell’East Lake.
Tutti questi cenni storici sono indispensabili per cominciare a farsi un’idea di un film che passa in maniera eccentrica a ragionare sulle origini della civiltà cinese così come sul maoismo e sulla Rivoluzione culturale, adottando un metodo spiazzante e complesso. Li Wen at East Lake inizia infatti come un classico documentario d’inchiesta con alcune persone che, guardando in macchina, parlano della pratica di interrare il lago. Ma, una volta che la griglia della denuncia è stata messa in piedi, il regista cambia prospettiva e ci fa capire che il ragazzo che sta facendo le interviste è uno dei personaggi del film – uno studente universitario di sociologia – e non è neppure il protagonista. Nel momento in cui il giovane infatti incontra il Li Wen del titolo, capiamo che invece avremo a che fare con quest’ultimo, una figura prometeica che è allo stesso tempo poliziotto, collezionista di foto della Rivoluzione culturale e raffinato pittore, oltre che coscienza critica del film.
L’East Lake viene dunque identificato come la culla letterale di una civiltà, una sorta di nucleo nevralgico che però, dal momento che viene interrato, non potrà più librare il suo primigenio vigore capace – nella notte dei tempi – di dare il via alla ‘nascita di una nazione’. In un gioco drammatico tra l’incontaminato e ciò che è stato irreparabilmente distrutto, vediamo quanto il potere del lago sia quello proprio della natura, di sprigionare delle forze oscure e incontrollate: si parla ad esempio di un misterioso dragone che appare di tanto in tanto. Ma, improvvisamente, ecco apparirci lo stesso Mao Zedong nuotare tra le acque del fiume, in alcune riprese di repertorio. Che sia allora lui il dragone?
Li Wen at East Lake si connota del resto man mano come una detection story in cui a un livello superficiale il protagonista viene incaricato di individuare un giovane che vaga di notte intorno al lago e che spaventa i passanti, quando in realtà l’indagine si allarga alla perdita di prospettiva storica della Cina o – forse al contrario – alla sua impermanenza, sotto varie forme. Dalle foto di gruppo del regime (con centinaia di persone ritratte in scatti in tutto e per tutto identici alla pittura a rotolo tradizionale) alle foto in cui sono raffigurate alcune delle vittime della Rivoluzione culturale, passando per le riunioni di rapaci palazzinari, fino ad arrivare al discorso che a Li Wen viene fatto dal suo superiore (che lo costringe a continuare la ricerca anche se è chiaro che lo stravagante giovane non nuoce a nessuno, se non forse proprio ai palazzinari perché è l’ultima incarnazione di una sorta di spirito del lago), emerge alla lunga in Li Wen at East Lake un complesso, stratificato – e volutamente slabbrato – ritratto del potere, con i suoi enigmi e i suoi riti, in una società come quella cinese che ancora rifugge l’individualismo e che invece si affida a un’entità superiore, astratta, che tutto governa e tutto regola (il dragone?).
Il regista Luo Li ha raccontato che, nelle varie ricerche per preparare il film, gli è capitato di leggere di una persona che scriveva: “Più il lago diventa piccolo, più nella mia mente diventa grande”. Ecco che allora, a partire da questo concetto, Li Wen at East Lake costruisce il suo discorso, allargando le riflessioni a un presunto ‘tutto’, a un presunto ‘intero’ che forse la Cina un tempo è stata e ora sicuramente non è più, spezzettata e smantellata da questo potere allo stesso tempo astratto e concreto, onnicomprensivo e onnipresente.
Info
La scheda di Li Wen at East Lake sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: documentario, drammatico, thriller
- Titolo originale: Li Wen man you Dong Hu
- Paese/Anno: Canada, Cina | 2015
- Regia: Luo Li
- Sceneggiatura: Luo Li
- Fotografia: Luo Li, Ren Jie
- Montaggio: Luo Li
- Interpreti: Li Juchuan, Li Wen, Mai Dian, Wu Wei, Xiao Tie, Yan Zi, Zuo Yan
- Colonna sonora: Zi Jie
- Produzione: Luo Li Films
- Durata: 117'



Behemoth
Intervista a Liu Shumin
The Family
Al di là delle montagne
Intervista a Wang Bing
Father and Sons
Jia Zhangke, un gars de Fenyang
Intervista a Diao Yinan
Fuochi d’artificio in pieno giorno
Intervista a Yu Likwai
Intervista a Vivian Qu
Intervista a Jiang Wen
I Wish I Knew
24 City
Cry me a river