Smetto quando voglio – Masterclass

Smetto quando voglio – Masterclass

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Torna la banda dei ricercatori in Smetto quando voglio – Masterclass, e stavolta lavora per la polizia… Una commedia ben scritta e diretta con professionalità da Sydney Sibilia, per un prodotto che cerca di trovare nuove soluzioni alla produzione nazionale. Con Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Pietro Sermonti, Valeria Solarino, Giampaolo Morelli, Greta Scarano.

Cos’è Sopox?

La banda dei ricercatori di Smetto quando voglio è tornata. Anzi, non è mai andata via. Se per sopravvivere Pietro Zinni e i suoi colleghi avevano lavorato alla creazione di una straordinaria droga legale diventando poi dei criminali, adesso in Smetto quando voglio – Masterclass è proprio la legge ad aver bisogno di loro. Sarà infatti l’ispettore Paola Coletti a chiedere al detenuto Zinni di rimettere su la banda, creando una task force al suo servizio che entri in azione e fermi il dilagare delle smart drugs. Agire nell’ombra per ottenere la fedina penale pulita: questo è il patto… [sinossi]

Smetto quando voglio – Masterclass termina sulle immagini di Smetto quando voglio – Ad honorem, la terza parte girata in contemporanea alla seconda che troverà spazio sugli schermi nazionali “prossimamente”. Nulla di nuovo, visto che lo stesso Sydney Sibilia aveva annunciato, già nell’ottobre del 2014, che l’eventuale sequel di Smetto quando voglio (ben dodici nomination ai David di Donatello del 2014, ma nessuna statuetta nell’edizione dominata da La grande bellezza di Paolo Sorrentino e Il capitale umano di Paolo Virzì) si sarebbe articolato in due parti, seguendo l’esempio hollywoodiano di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis e Matrix dei Wachowsky [1]. Eppure vale la pena partire proprio da questo dettaglio produttivo se si vuole cercare di comprendere fino in fondo l’operazione portata avanti dal 2014 da Sibilia insieme a Domenico Procacci, Andrea Paris e Rai Cinema.
Non si scopre certo oggi, con il ritorno in azione della famigerata (si fa per dire) ‘banda dei ricercatori’, come un determinato segmento della produzione cinematografica nazionale stia cercando di guardare ai modelli oltreoceano per rivitalizzare le arterie del popolare: ancora non si è placata l’ira di chi avrebbe voluto veder competere all’Oscar per l’Italia Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, tentativo di ricollocare l’immaginario superomistico a Tor Bella Monaca. Ma il 2016, per quanto abbia sollevato assai meno polvere da sotto il tappeto critico, è stato anche l’anno di Veloce come il vento di Matteo Rovere, che è andato a lavare i panni nel Reno – o, meglio, nel Santerno – per dare film a un dramma sportivo in grado di uscire dal (sacro?) G.R.A. per confrontarsi con la provincia.

Proprio Rovere, insieme a Sibilia, ha dato vita nel novembre del 2014 a Groenlandia, la casa di produzione che ha contribuito anche alla realizzazione di Smetto quando voglio – Masterclass e Smetto quando voglio – Ad honorem [2]. Masterclass inizia proprio lì dove il capostipite si era concluso: Alberto Petrelli/Stefano Fresi, il chimico della banda, ha avuto un incidente con l’automobile ed è stato arrestato, facendo finire in carcere tutti i complici. Ma la polizia ha in mente un piano ben preciso: Zinni e i “suoi” dovranno lavorare per conto delle forze dell’ordine, rintracciando smart drug diffuse sul territorio romano e scoprendo quali sono le sostanze ancora lecite che vengono utilizzate per crearle. Tutti di nuovo all’opera, dunque, con in più qualche innesto mirato: un avvocato specializzato in diritto canonico (all’inizio lo si vede difendere una Femen in Vaticano), un anatomista teorico che si è riciclato come combattente di muay thai a Bangkok, e un esperto di ingegneria meccatronica che per vivere vende armi nel terzo mondo.
Se il paragone tutto interno al cinema italiano resta legato al Monicelli de I soliti ignoti, Smetto quando voglio – Masterclass sembra invece guardare alla struttura della trilogia di Steven Soderbergh dedicata alle gesta di Danny Ocean e dei suoi sodali: a ogni nuovo capitolo è necessario rimpolpare il cast, con volti nuovi che possono dare il contributo necessario a un nuovo colpo, sempre più arduo. La banda dei ricercatori deve infatti capire chi c’è dietro Sopox, la nuova droga che ha preso piede nei locali della Capitale, e soprattutto quale formula chimica la rende possibile…
Sibilia, adagiandosi sulle certezze del primo capitolo, mette da parte le singolarità dei protagonisti – anche alle novità del cast è concesso uno spazio minimo, più che altro legato a singole sequenze – per concentrarsi sull’azione. Smetto quando voglio – Masterclass è un profluvio di inseguimenti, colluttazioni, incidenti, treni da prendere al volo, container da scalare, raid improvvisi e via discorrendo, il tutto ovviamente riletto attraverso la chiave della commedia e del grottesco (i dialoghi tra i latinisti, per esempio, o le discussioni tutt’altro che di prammatica tra i membri della gang).

Nel passaggio di testimone dal primo al secondo capitolo Sibilia appare anche più deciso nella messa in scena, lasciando per strada alcune falle avvertibili in Smetto quando voglio e restituendo con maggior forza l’ambiente nel quale si vanno a muovere questi ricercatori, l’eccellenza del panorama italiano ridotta a rapinare una farmacia e a muoversi di discoteca in discoteca per piazzare la “roba”. Una banda allo sbaraglio, inadatta all’unico ruolo che la società ha deciso di concederle, eppure decisa a portare a termine la missione. Costi quel che costi. A suo agio soprattutto nelle sequenze action, Sibilia riesce là dove Lo chiamavano Jeeg Robot aveva parzialmente fallito, e dà vita a una creatura che si prende i suoi tempi (e rischi) narrativi, aprendo la strada ai sequel; Mainetti aveva invece preferito chiudere il film in modo definitivo, forse confidando poco nelle reazioni del pubblico.
In attesa di vedere quel che succederà in Ad honorem, Smetto quando voglio – Masterclass rinnova il confronto con una commedia meticcia, ben scritta e affidata a un cast in ottima forma. Non era scontato.

Note
1. Ritorno al futuro – Parte III uscì nelle sale nel maggio del 1990, a sei mesi di distanza dalla Parte II. Matrix Reloaded anticipò a sua volta di sei mesi Matrix Revolutions.
2. Il primo film co-prodotto da Groenlandia è stato l’esordio cinematografico dei The Pills, The Pills – Sempre meglio che lavorare; un flop in piena regola, visto che ha guadagnato al botteghino solo 517.000 €.
Info
Il trailer di Smetto quando voglio – Masterclass.
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