Tuo, Simon

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Tuo, Simon di Greg Berlanti è un teen-movie grazioso, gentile e profondamente utopista: il piccolo sobborgo in cui è ambientato questo racconto di scoperta di sé e della propria sessualità è una sorta di sogno progressista, aperto, inclusivo e privo di qualsiasi razzismo. Una commedia intelligente e dolce.

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Il diciassettenne Simon ha una famiglia affettuosa e degli ottimi amici, ma ha anche un segreto: è gay e ne è consapevole da anni. Ancora però non lo ha detto a nessuno. Quando un ragazzo della sua scuola, tramite un nickname, rivela su internet di essere omosessuale, la vita di Simon cambierà… [sinossi]

Empatico e vitale Tuo, Simon di Greg Berlanti (sceneggiatore e produttore di parecchie serie tv, tra cui il Dawson’s Creek di Kevin Williamson per poi creare Everwood e Arrow, e regista de Il club dei cuori infranti e Tre all’improvviso) è un coming of age che coglie un momento delicato nella vita del suo protagonista (interpretato con intelligenza da Nick Robinson), quello in cui un giovane omosessuale deve fare i conti con il mondo e decidere come, quando e perché rivelare ad amici e famiglia di essere gay. La scelta stilistica del regista è semplice e felice: il grande passo si inserisce in una rom-com tenera e brillante che ricorda i film di John Hughes, e soprattutto in un mondo di adolescenti gentili dove l’omofobia è al massimo la posa di qualche bulletto subito redarguito (e neppure cattivo ma solo un po’ scemo). Ambientato in un sobborgo borghese di una città di cui non sappiamo nulla, e che scopriremo solo alla fine essere una metropoli grazie a un dolly che ne rivela lo skyline (siamo ad Atlanta, dove Hillary Clinton ha ottenuto il 66% alle presidenziali del 2016) Tuo, Simon è tratto da un libro “young adult” di successo della scrittrice Becky Albertalli e mette in scena un piccolo angolo dall’animo sereno e dai valori progressisti, incarnati da persone per cui contano l’autenticità dei rapporti e la sincerità. I ragazzini del film ascoltano Beyoncé, i Bleachers e Justin Bieber, ma pure i Violent Femmes, i Kinks, David Bowie, Elliott Smith, e citano Judd Apatow e Billy Wylder. Le “autorità” scolastiche sono amichevoli e dialoganti, ripetono che “tolleranza” è la parola d’ordine della high school e per la recita propongono di rifare Cabaret. Insomma: benvenuti in uno spicchio di mondo che non farà la maggioranza ma non ha niente di elitario.

In questo scenario da “middle class che non se la tira” sta in gran parte la scommessa riuscita del film, che racconta e auspica al tempo stesso una società più morbida in cui le persone possano dare il meglio di sé. I protagonisti sono certamente giovani del 2018, attaccati a social e cellulari, ma non per questo vacui o bolliti o autistici, ma anzi sentimentali, curiosi, pieni di relazioni e alla ricerca di un rapporto con gli altri che rispecchi davvero ciò che intimamente sentono. È questo, alla fine, che unisce gli amici di Simon: ognuno di loro ha dei segreti, che fatica a rivelare per timore di non corrispondere più alle aspettative altrui e dunque non essere accettato. La cosa non riguarda solo un adolescente omosessuale, bensì tutti i ragazzini nell’età in cui l’insicurezza gioca un ruolo cruciale e può essere fonte di comportamenti che feriscono. Pur prodotto e distribuito da una major hollywoodiana, la 20th Century Fox, Berlanti mantiene un tono indie ma privo di strizzatine d’occhio, di moralismo e pedanteria, riuscendo a rendere assolutamente naturale la gradevolezza quasi favolistica, ottimistica e senza vere asperità di tutti i personaggi e dello svolgersi dei fatti. Come a suggerire che, in fondo, il mondo non sarà proprio quello che vediamo sullo schermo, ma non sarebbe poi così difficile essere persone che sanno comprendere il prossimo. Per la riuscita del film non si può tralasciare il buon livello di scrittura e l’intelligente struttura che fino alla fine fa chiedere allo spettatore, e soprattutto a Simon che se ne innamora, chi sarà mai il ragazzo sotto falso nome che ha detto di essere gay a tutta la scuola. Ogni personaggio secondario è infine caratterizzato efficacemente, come per esempio il serafico omosessuale di colore dalle personalissime mise, che si è già dichiarato pubblicamente e viene puntualmente preso in giro da due tizi che passano per sfigati e che nessuno si fila sul serio, cui lui risponde con pungenti battute.

Nella scuola più progressista del mondo, in cui alla festa di Halloween il padrone di casa si veste da Obama post-presidenza (“ho messo la collana di fiori, ora sono alle Hawaii e poi vado a fare conferenze”), in cui nessuno è razzista e nessuno è realmente scioccato dall’omosessualità, uno spettatore può prendere un po’ di respiro e immaginare una piccola utopia educativa, sperando anche che possa essere più diffusa di quanto non si pensi. Jennifer Garner, che nel film interpreta la madre psicoterapeuta di Simon, ha detto di aver molto apprezzato il messaggio positivo di Tuo, Simon. Sarà anche una frase di prammatica, ma positivo il film lo è per davvero sia per la sincerità che i personaggi mantengono nella sostanza, anche quando non si comportano al meglio per paura, sia per il fatto che non suggerisce mai che la sofferenza non esiste, ma che esiste sempre nella relazione dunque sta alle parti della relazione (che siano i coetanei, la famiglia, il preside, il protagonista) minimizzarla o evitarla o comunicare quando è il caso. La rivoluzionaria normalità con cui è affrontata la crescita di un ragazzo gay, senza traumi, dolori inenarrabili e crisi identitarie, è il punto vincente del film, che non rinuncia a essere a pieno titolo un teen romance con tutti i crismi (l’immancabile scena del party, la migliore amica invaghita del protagonista, l’onnipresente goffo guastafeste, il conto alla rovescia per il college e per la vita adulta, il misterioso amore, ecc.) e vuole arrivare a un vasto pubblico grazie a una narrazione molto lineare. In Nord America è andato anche piuttosto bene al botteghino: costato 17 milioni di dollari Tuo, Simon ne ha incassati quasi 41 in due mesi tra Usa e Canada.

Info
Il trailer di Tuo, Simon.
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