The Suicide Squad – Missione suicida

The Suicide Squad – Missione suicida

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Ennesima scommessa del balbettante DC Extended Universe, ancora una volta lanciato all’inseguimento della falange marveliana, The Suicide Squad – Missione suicida azzera le malefatte del precedente Suicide Squad (2016), si affida anima e corpo al talento di James Gunn e alle sue discendenze tromiane e, tra splatter e traboccante ironia, prosegue lungo la strada della destrutturazione della figura del supereroe, ponendo al centro del discorso la dimensione umana dei personaggi.

Corte Troma detta Arcana

Benvenuti all’inferno, cioè a Belle Reve, la prigione con il più alto tasso di mortalità degli Stati Uniti, dove sono rinchiusi i peggiori supercriminali, che faranno di tutto per uscirne. Il motto del giorno è ‘O la va o la spacca’: si riuniscano una serie di truffatori, tra cui Bloodsport, Peacemaker, Capitan Boomerang, Ratcatcher 2, Savant, King Shark, Blackguard, Javelin e l’amabile psicopatica Harley Quinn. Quindi si armino pesantemente e si lascino cadere (letteralmente) sulla remota isola di Corto Maltese, piena di nemici. Avventurandosi in una giungla brulicante di avversari militanti e forze di guerriglia, la Squadra sarà coinvolta in una missione di ricerca e distruzione, sotto la guida sul territorio del colonnello Rick Flag… [sinossi]

Era abbastanza prevedibile il destino di The Suicide Squad – Missione suicida, undicesimo titolo del DC Extended Universe (DCEU), che passo dopo passo si avvicina timidamente al Marvel Cinematic Universe (MCU), da anni assoluto dominatore del box office internazionale ma atteso a conferme non scontate. In fin dei conti, bastava e avanzava il nome di James Gunn per intuire lo spirito di questo riavvolgimento del nastro – raccolti i cocci di Suicide Squad di David Ayer, l’unica strada possibile era quella di una sorta di nuovo inizio, magari un po’ camuffato, giusto per non sventolare ai quattro venti il fallimento precedente.
Acido, irriverente e splatteroso, The Suicide Squad è chiaramente un parente stretto de I Guardiani della Galassia, anche se tarato su un pubblico più smaliziato. La coesistenza di comico e drammatico, la dimensione umana e la decostruzione dell’icona del supereroe, la centralità dei rapporti interpersonali (con una declinazione molto libera del concetto di famiglia), le parentesi kitsch\camp e gli scarti demenziali e imprevedibili sono infatti accompagnati da ampie parentesi grandguignolesche e da allusioni di grana grossa. Ancor più significativo è infatti il legame con le esperienze precedenti di Gunn, dai tempi corrosivi della Troma al fondamentale Super – Attento crimine!!! (2010) e al gustosissimo horror Slither (2006). Tracce, rimandi, citazioni che troviamo via via lungo la pellicola, a partire da alcuni nomi ricorrenti, in primis Michael Rooker e Nathan Fillion, perfetti interpreti del cinema apparentemente squinternato di Gunn.

Il plus valore di Gunn, abile nella messa in scena (ritroviamo, per struttura e geometrie, alcune sequenze chiave dei Guardiani della Galassia I & II), nelle sfarzose scelte cromatiche (si veda la sequenza floreale di Harley Quinn) e nel calibrare la solita orecchiabilissima playlist, in questo caso emerge soprattutto nella scrittura e nella caratterizzazione dei personaggi. In questo senso, è lampante il confronto tra la meccanica presentazione e ri-presentazione dei personaggi nel Suicide Squad di Ayer, che accatastava stancamente presunti villain e canzoni di successo, e il doppio incipit di The Suicide Squad. Un incipit che è una dichiarazione d’intenti, un avvertimento per gli spettatori, un’occasione per omaggiare vecchi amici.

L’ingannevole anarchia gunniana si ciba di fumetti, cinema di serie Z e B, immaginario occidentale e orientale, in un miscuglio\congegno che è in realtà ordinato, preciso, puntuale al millesimo: come le entrate e uscite di scena, le risate e le lacrime. E così ci ritroviamo di fronte a un kaiju in piena regola, portatore sano o insano di quella critica politica che a Gunn è costata parecchio – almeno per un po’, ma alla Disney sanno fare i conti molto bene. Il cinema di Gunn è abitato da eroi improbabili, nerd coi superpoteri, dittatori caricaturali, veri cattivi governativi, animaletti colorati e terribili, pacioccosi uomini squalo, stelle marine spaziali che anelano le stelle, personaggi che risplendono per pochi minuti o pochi istanti…
Prevedibile nella sua imprevedibilità, The Suicide Squad – Missione suicida conferma lo status autoriale di Gunn, il suo peso specifico nelle attuali dinamiche hollywoodiane, l’importanza delle scelte narrative ed estetiche negli universi un po’ stantii della Marvel e della DC.

Info
Il trailer originale di The Suicide Squad – Missione suicida.

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