Old Henry

Old Henry

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Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, Old Henry di Potsy Ponciroli è un solido western crepuscolare che mescola un po’ le carte della mitologia del selvaggio West. Una pellicola indipendente con un pregevole cast: ovviamente Tim Blake Nelson, davvero notevole, ma anche i comprimari Scott Haze, Stephen Dorff e il mastodontico Trace Adkins, cantante country ma anche valido caratterista.

McCarty, Antrim & Bonney

Un agricoltore vedovo e suo figlio accolgono, con la giusta prudenza, un uomo ferito che porta con sé una borsa piena di denaro. Arrivano degli uomini che sostengono di voler arrestare il ferito e restituire i soldi, ma l’agricoltore non sa di chi fidarsi. Con la sua proprietà sotto assedio, l’agricoltore si rivela abile con le armi, sorprendendo tutti e spingendo a dubitare della sua vera identità… [sinossi – labiennale.org]
Si tratta di un “microwestern”, come dice Tim Blake Nelson.
Un racconto minore, semplice, ambientato in un tempo alternativo
in cui un autentico personaggio storico vive in un mondo fittizio.
In fondo, è una storia su un padre e un figlio.
– Potsy Ponciroli

Regista, sceneggiatore e produttore lontano dai grossi budget e dalle grandi kermesse festivaliere, Potsy Ponciroli gioca il suo primo – e ci auguriamo non ultimo – jolly alla Mostra di Venezia 2021, palcoscenico prestigioso che non sempre riesce a valorizzare il cinema di genere. Solido in ogni suo comparto, sostenuto da un cast distillato con ammirevole attenzione, Old Henry non è solo un film di genere: è un western, colonna portante per decenni dell’industria dei sogni e genere dato per morto un sacco di volte. Eppure, nonostante un tramonto più volte annunciato, proprio il western dimostra di poter essere ancora vitale, un territorio da esplorare nuovamente, raccontare, riscrivere.

Variante in tono minore e con una non banale spennellata di fantasia de Gli spietati, il film di Ponciroli si colloca idealmente a un passo da un cambio epocale, generazionale. Non solo il passaggio di consegne tra padre e figlio, ma anche e soprattutto la fine del selvaggio West in favore di un mondo nuovo, più aperto, regolato dalle leggi e non dalla violenza. Prima di arrivarci, però, i vari personaggi dovranno fare i conti col loro passato e con le pistole fumanti. Chi vedrà l’alba del giorno dopo?
La fine del selvaggio West passa attraverso il depotenziamento delle icone: il mito perde i pezzi, gli eroi si feriscono e sanguinano, spesso sono vestiti di stracci o ricoperti di polvere e fango e possono sparare con poca mira o troppa foga – in questo senso, è emblematica la sequenza nel bosco. Non mancano questi aspetti in Old Henry, ma l’intuizione narrativa di Ponciroli, autore anche della sceneggiatura, gioca su un doppio fertile ribaltamento: riscrivendo il destino di una delle icone del selvaggio West, Ponciroli umanizza Henry ma al contempo ne celebra le gesta e l’enorme talento, la capacità quasi animalesca di far deflagrare l’istinto.

Introspettivo ma anche spettacolare, Old Henry si adagia sulle spalle minute di Tim Blake Nelson, su una fisicità che sembrerebbe inadatta ma che si conferma straordinariamente calzante per il western, portatrice di un fertile realismo – difficile, tra l’altro, non fantasticare sulle potenzialità di una coppia Nelson-Adkins, piccolo e agile il primo, colossale il secondo. Fisici e volti vissuti, personaggi che si scrivono da soli.
Old Henry è come il suo protagonista, un’anima divisa in due. Pistolero che si è nascosto nei panni di un contadino; agricoltore schivo, ingrigito, che impugna pistola e fucile con una sospetta fermezza, con pose che suggeriscono morte e pericolo; padre silenzioso, persino duro, che il figlio non riesce a capire. Un film dall’aspect ratio ampio, panoramico, ma che preferisce focalizzarsi sui piccoli gesti, sui dettagli. Il bagliore del crepuscolo.

Info
La scheda di Old Henry sul sito di Venezia 2021.
Il trailer originale di Old Henry.

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