Come gocce d’acqua

Come gocce d’acqua

di

“Apnea” è il titolo cui Chiantini aveva originariamente pensato per questo suo ottavo lungometraggio. Un titolo indovinatissimo, assai più di Supereroi (e ora, per la distribuzione, di Come gocce d’acqua), didascalico e ridondante. Fortunatamente, però, il film non ha nulla di retorico e, pur rischiando di farsi dimenticare in fretta, è di una dignità innegabile, grazie soprattutto a una scrittura in punta di penna e a un cast non meno che perfetto.

Apnea

Alvaro e Jenny sono padre e figlia, lui camionista e suo primo tifoso, lei promessa del nuoto. Il loro legame si è incrinato quando l’uomo ha deciso di lasciare Margherita, la madre di Jenny: una scelta che la figlia non riesce a perdonargli e che non smette di rinfacciargli. Tutto però cambia quando Alvaro a causa di un malore ha bisogno di cure continue e viene quindi affidato a un badante, una scelta che Jenny fatica ad accettare. Ci prova ad andare avanti con la sua vita ma alla fine, travolta dagli accadimenti e dalle emozioni, decide di stare vicino al padre. [sinossi]

Jenny (Sara Silvestro) è felice, spensierata e nuotatrice provetta. A insegnarle a nuotare, quando era ancora una bambina, era stato suo padre Alvaro (Edoardo Pesce), camionista, che però poi se ne era andato di casa, abbandonando lei e sua madre Margherita (Barbara Chichiarelli), che lavora come cassiera in un supermercato e ha una vita sentimentale piuttosto movimentata. Una ferita mai rimarginata per Jenny, che però fa finta di niente, come farebbe qualsiasi sedicenne. Infatti si fa ombrosa solo quando deve incontrare suo padre, che va ad assistere a una sua gara di nuoto, dopo la quale la riaccompagna a casa con il suo camion. Alvaro, che mangia troppe salsicce e fuma troppe sigarette, durante il viaggio le propone una deviazione verso il mare e addirittura la sfida a una gara di nuoto. Fino alla boa e ritorno. Quando escono dall’acqua, lui crolla a terra: è un aneurisma che lo lascerà invalido. Jenny, che non ha mai smesso di domandarsi perché lui le abbia abbandonate, pur covando ancora rancore nei suoi confronti, non può però dimenticare l’amore da lui ricevuto quando era piccola. Apnea è il titolo a cui Chiantini aveva originariamente pensato per questo suo ottavo lungometraggio. Un titolo indovinatissimo, assai più di Supereroi (e ora, per la distribuzione, di Come gocce d’acqua), didascalico, retorico e anche ridondante, dato che fa eco e si confonde col recente e omonimo film di Paolo Genovese (2021), con Jasmine Trinca e Alessandro Borghi. Il fatto che Chiantini abbia voluto qui raccontare l’eroismo di persone comuni, la loro capacità di sacrificarsi per le persone che amano è talmente limpida e cristallina che non avrebbe avuto certo bisogno di quest’ulteriore sottolineatura (i titoli sono importanti! Proprio come le parole…). Sì, sarebbe stato un titolo migliore, Apnea, perché più che sul messaggio si sarebbe concentrato sul sintomo di un malessere in cerca di guarigione: Jenny, che fino a poco prima nuotava come un pesce, ora non riesce più a concentrarsi, a nuotare a mente sgombra. La sua testa si fa pesante, e così il suo corpo. L’acqua, che fino a poco prima costituiva il suo elemento naturale, ora sembra fiaccarla anche fisicamente, respingerla. La ragazza deve fermarsi, aggrapparsi ai divisori di corsia, passarci sotto faticosamente, guadagnare il bordo per poi uscire. Jenny non riesce a togliersi dalla testa che, nonostante tutto, non può abbandonare suo padre. Ma oltre a questo, si fa strada dentro di lei una sete di verità che fin quando non sarà placata, non le consente più di riprendere fiato. Lo stesso Alvaro, un omaccione orgoglioso e indipendente, sempre in movimento, è come se smettesse di respirare in questa sua nuova condizione che lo rende dipendente dalle cure altrui.

Ecco perciò il motivo per cui abbiamo “rivendicato”, come titolo di questa recensione, quello scartato dal regista e sceneggiatore. Chiarito questo, c’è però subito da aggiungere che, fortunatamente, Come gocce d’acqua non ha nulla di retorico, i dialoghi sono scritti (dallo stesso Chiantini) in punta di penna, senza enfasi, e le scene madri sono accuratamente evitate. Il regista indaga i suoi personaggi in modo discreto e senza orpelli, lasciando loro lo spazio e i tempi per emergere nelle loro sfaccettature. Non è un film memorabile, Come gocce d’acqua, né particolarmente profondo come forse aspirava a essere, rischia anzi di essere dimenticato a pochi giorni dalla visione. Tuttavia la sua dignità è innegabile, grazie anche a un cast non meno che perfetto: Edoardo Pesce, il terrificante Simone di Dogman (Matteo Garrone, 2018), inanella un’altra delle sue convincenti caratterizzazioni da proletario, greve e spesso esilarante, specie nel suo rapporto con l’indesiderato badante straniero, ma in grado di conferire ad Alvaro anche una vulnerabilità e una sensibilità da “sconfitto”, senza pietismo alcuno. La giovane rivelazione Sara Silvestro, ex nuotatrice nella vita, è perfetta nel passare dagli slanci di entusiasmo e spensieratezza della prima parte agli sguardi muti, feriti e giudicanti di chi sta attraversando una tempesta emotiva inattesa e con la quale è dura fare i conti. Il suo futuro di attrice, date le premesse, non può che essere luminoso, o almeno così ci (e le) auguriamo. E poi c’è la sempre ottima Barbara Chichiarelli, a nostro avviso tra le migliori attrici italiane in circolazione, che aveva già restituito un simile e altrettanto vivido ritratto di madre imperfetta, presente/assente in Calcinculo (Chiara Bellosi, 2022), ma che il pubblico ricorderà soprattutto nei ruoli di Dalila Placido in Favolacce (fratelli D’Innocenzo, 2020) e Livia Adami nelle prime due stagioni di Suburra – La serie.

Info
Una clip di Come gocce d’acqua.

  • supereroi-2024-stefano-chiantini-03-scaled.webp
  • supereroi-2024-stefano-chiantini-02-scaled.webp
  • supereroi-2024-stefano-chiantini-01-scaled.webp

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Roma 2024

    Roma 2024 è la diciannovesima edizione della cosiddetta "Festa del Cinema" (ma nel tempo le denominazioni sono cambiate in varie occasioni), e mette in fila ben 143 titoli tra lungometraggi, corti e serie.
  • Festival

    Roma 2024 – Presentazione

    143 titoli tra lungometraggi, corti, e serie. Questi i numeri che certificano Roma 2024 come evento monstre, che tenta di espandersi alla grandezza della città. Ma è questa la soluzione migliore per una kermesse che finora ha faticato a trovare una sua dimensione riconoscibile?
  • In Sala

    Storie sospese

    di Con Storie sospese, Stefano Chiantini rilegge una storia emblematica di sfruttamento del territorio filtrandola dall'ottica di un singolo personaggio, in un insieme interessante ma non sempre equilibrato.
  • Archivio

    isole recensioneIsole

    di Favola cupa e delicata allo stesso tempo, Isole di Stefano Chiantini è un film volutamente senza tempo e senza spazio: un non luogo dell'anima, non privo di difetti ma anche capace di una forza espressiva ed emozionale sincera e pronta a esplodere in qualsiasi momento.