Mickey 17
di Bong Joon-ho
Ottavo film per Bong Joon-ho, Mickey 17 (di produzione Warner Bros.) segna il ritorno del regista sudcoreano premio Oscar e Palma d’Oro, alla fantascienza e al tema del mostro e dell’animalità. Un’opera che ha il respiro del grande film di fantascienza in grado di leggere la società contemporanea: ormai sono le corporation e non più i governi con le loro agenzie spaziali, a portare avanti la colonizzazione del cosmo. E tra le righe Bong Joon-ho parla ancora una volta degli ultimi ingranaggi della società, che possono essere facilmente rimpiazzati con una sorta di macchina fotocopiatrice che clona gli individui. Presentato come Special Gala alla Berlinale 2025.
Ogni creeper è bello a mamma sua
Volendo lasciare la Terra, l’indigente Mickey Barnes si iscrive nella lista dei “sacrificabili”, lavoratori clonati usa e getta, nella colonia umana di Niflheim. In quanto sacrificabile,Mickey intraprende diversi incarichi pericolosi ai quali non dovrebbe sopravvivere, affidandosi a una macchina clonatrice che lo rigenera ogni volta che muore. Dopo che uno dei suoi cloni, “Mickey 17”, viene erroneamente ritenuto morto, sia la versione precedente che quella attuale, Mickey 18, devono fare i conti con la natura dei sacrificabili e con il brutale governo della colonia. [sinossi]
Reduce da Palma d’Oro e Oscar per Parasite, Bong Joon-ho torna a farsi incantare dalle sirene di Hollywood per un altro film di fantascienza, apparentemente seguendo una carriera in parallelo a quella di ambientazione sudcoreana e di opere a carattere che si potrebbe definire sociale. Si tratta di Mickey 17, tratto dal romanzo Mickey7 di Edward Ashton, uscito solo due anni fa, presentato come Special Gala alla 75° Berlinale. Il cineasta sudcoreano confeziona un’opera che è perfettamente consapevole della storia del grande cinema di science fiction, del filone della fantascienza distopica e tutt’altro che avulsa dalla sua filmografia, sia quella dei titoli fantascientifici come di tutti gli altri. Ricordiamo per esempio la celebre scena degli astronauti della Discovery, di 2001: Odissea nello spazio, che si cibavano con degli omogeneizzati colorati dall’aria disgustosa. Bong Joon-ho costruisce un equivalente di quella scena, alla mensa della colonia spaziale, dove Mickey 17 prende un vassoio pieno di analoghe pappine dai colori stavolta metallici, mangia tutto con soddisfazione e fa anche la scarpetta. Le astronavi hanno l’estetica diroccata e materica di quelle dell’Industrial Light & Magic di lucasiana memoria, con le superfici fatte da grovigli di pezzi di modellismo. Il nucleo del film è una sorta di mito di Frankenstein ibridato con il tema della clonazione. Per un errore dovuto alla distrazione, come mettere un cervello sbagliato nel corpo del mostro, si rompe la successione seriale dei cloni di Mickey, che vengono creati ogni volta in sostituzione della morte di quello precedente, e così abbiamo la compresenza dei Mickey 17 e 18, creando così un film incentrato sul tema del Doppelgänger con molti richiami al cronenberghiano Inseparabili, e che gioca anche sulla fascinazione erotica malata di triangoli isosceli a letto.
Nella ricostruzione degli interni delle basi spaziali, abbiamo ambienti asfittici e futuristici in cui sono inseriti distributori di bevande esattamente uguali a quelli di oggi. L’alienazione del lavoro operaio, l’omologazione della catena di montaggio trova qui rispondenza in quella macchina fotocopiatrice di persone, con l’aspetto di una tac, che clona gli individui replicandone perfino i pensieri, come un rinnovamento perpetuo, in chiave eugenetica, della coscienza. Un modo per sconfiggere la morte in realtà usato per produrre operai replicanti a vantaggio dell’efficienza della forza lavoro e risolvendo anche il problema delle morti bianche. La distopia di Mickey 17 è perfettamente calibrata sulla società attuale. Non sono più le agenzie spaziali governative, come nelle opere di fantascienza dell’epoca della guerra fredda, a essere impegnate nella colonizzazione dello spazio, bensì corporation private. E qui abbiamo la figura del villain, del grande despota affiancato da una first lady, che si chiama Kenneth Marshall. Tra Trump, Musk e Mogambo, il cattivone del bollywoodiano Mr. India, con cui condivide un pozzo inceneritore accanto al trono in cui far sparire gli indesiderabili. La terra promessa da colonizzare è il pianeta Niflheim, un mondo ghiacciato popolato dai creeper, creature mostruose la cui popolazione innumerevole copre la superficie di quel globo. Qui stiamo tra le larve di Starship Troopers, cui peraltro Mickey 17 si avvicina per tanti aspetti, i vermoni delle sabbie di Dune, i triboli di Star Trek.
Nella filmografia di Bong Joon-ho tornano le creature mostruose, o considerate tali, a partire da The Host, che usava il genere per trattare tematiche sociali e ambientali, proprio come Mickey 17. E poi c’è il supermaiale di Okja, film ritenuto un’opera minore del regista, per la piattaforma, per un pubblico infantile, ma che ora acquisisce un altro senso alla luce di questa ultima opera. Centrale diventa il ragionamento sull’anima, sul conferimento di un soffio vitale e di una dignità di essere viventi a creature improbabili, create con CGI. Il cucciolotto di creeper soffre realmente quando gli viene tagliata la coda dalla megera per esperimenti scientifici. E massima sarà la tensione di tenere sospeso a una fune quell’animaletto tutt’altro che grazioso, da parte della protagonista che afferra l’altro lembo con i denti, per evitare che finisca nel pozzo. Una suspense che si protrae e che accompagna un lungo momento del film. Per cui non si può che rimanere in angoscia per la sorte del mostriciattolo. Sarebbero anche tantissimi su quel pianeta, uno in meno non farebbe la differenza. Eppure, anche quelle scene con la mamma creeper e i suoi cuccioli fanno tenerezza. Viene in mente la sorte diversa di quella scarpetta animata di Chi ha incastrato Roger Rabbit, in una delle scene più terribili della storia del cinema. E viene in mente il seminale racconto di fantascienza Sentinella di Fredric Brown, sul relativismo di chi siano davvero i mostri o gli alieni. I creeper come i sacrificabili aggiungono un nuovo tassello al cinema dei marginali e degli ultimi del cineasta sudcoreano.
Info
Mickey 17 sul sito della Berlinale.
Mickey 17, il trailer.
- Genere: fantascienza
- Titolo originale: Mickey 17
- Paese/Anno: Corea del Sud, USA | 2025
- Regia: Bong Joon-ho
- Sceneggiatura: Bong Joon-ho
- Fotografia: Darius Khondji
- Montaggio: Yang Jin-mo
- Interpreti: Anamaria Vartolomei, Angus Imrie, Cameron Britton, Daniel Henshall, Holliday Grainger, Mark Ruffalo, Michael Monroe, Naomi Ackie, Patsy Ferran, Robert Pattinson, Steve Park, Steven Yeun, Thomas Turgoose, Tim Key, Toni Collette
- Colonna sonora: Jung Jae-il
- Produzione: Kate Street Picture Company, Offscreen, Plan B Entertainment
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 137'
- Data di uscita: 06/03/2025



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