La riunione di condominio
di Santiago Requejo
Con La riunione di condominio (Votemos), Santiago Requejo riprende il nucleo del cortometraggio che lo rese noto nel 2021 e lo amplia in un film corale che fa della claustrofobia scenica un dispositivo narrativo. Il regista spagnolo, al suo terzo lungometraggio, sceglie l’unità di tempo e di luogo per trasformare un microcosmo quotidiano in laboratorio sociale, dove la satira di costume convive con momenti più drammatici. Non sempre l’equilibrio tra i registri risulta perfetto: la commedia è più agile e incisiva delle incursioni tragiche, e a tratti il film mostra un respiro corto, incapace di sostenere tutta la tensione. Ma l’insieme conserva forza espressiva, soprattutto nel modo in cui restituisce la paura dell’altro e la fragilità del concetto di “normalità”, lasciando emergere un ritratto amaro di comunità contemporanea.
La democrazia incrinata: anatomia di una riunione di condominio
In un palazzo residenziale di Madrid, otto condomini si riuniscono per discutere della sostituzione dell’ascensore. La riunione sembra destinata a concludersi rapidamente, finché Alberto, uno degli inquilini, rivela di voler affittare il proprio appartamento a un collega con un passato di problemi di salute mentale. Bastano poche parole a incrinare il fragile equilibrio della comunità e a trasformare un incontro ordinario in un vero processo collettivo, dove pregiudizi, rancori e paure s’intrecciano fino a un finale inaspettato. [sinossi]
Nelle stanze dei palazzi residenziali si consumano i drammi più silenziosi, che non hanno bisogno di palcoscenici solenni per rivelare la fragilità dei rapporti umani. Una riunione di condominio, con le sue sedie disposte in cerchio e i fogli protocollo che passano di mano, diventa allora il teatro in cui affiorano rancori, sospetti e paure, trasformando il quotidiano in un laboratorio implacabile di conflitti. È in questo spazio di fragile equilibrio che Santiago Requejo ambienta La riunione di condominio (Votemos nel titolo originale), film che nasce come versione lunga dell’omonimo cortometraggio da lui realizzato nel 2021, premiato proprio per la capacità di affrontare con schiettezza il tema del pregiudizio nei confronti delle persone affette da disturbi mentali. Qui il regista spagnolo, al suo terzo lungometraggio dopo Abuelos (2019) e No puedo vivir sin ti (2024), sceglie deliberatamente l’unità di tempo e di luogo per sviscerare l’incomunicabilità e la discriminazione, trasformando un episodio di apparente irrilevanza – la sostituzione di un ascensore – in un’inesorabile discesa nei recessi oscuri della coscienza collettiva.
La premessa è semplice: otto inquilini si ritrovano in una sala condominiale di Madrid per discutere di lavori ordinari, ma la discussione prende una piega inattesa quando uno di loro, Alberto, confida che presto affitterà il proprio appartamento a un collega di lavoro con un passato segnato da problemi di salute mentale. Il semplice accenno alla salute mentale incrina il fragile ordine della comunità e scoperchia un vaso di Pandora fatto di sospetti, rancori sedimentati, paure ancestrali e desiderio di esercitare un potere sugli altri in nome di una presunta normalità. Da quel momento la conversazione si trasforma in un vero gioco al massacro, dove l’ascensore cede il passo a un tribunale improvvisato, e la figura assente del futuro inquilino diventa il capro espiatorio su cui riversare frustrazioni e intolleranze. Requejo, trentanovenne regista spagnolo, accetta la sfida della claustrofobia scenica: nessuna fuga all’esterno, nessun diversivo narrativo, solo novanta minuti di progressiva asfissia, nei quali lo spazio chiuso diventa laboratorio sociale e il tempo lineare si contrae fino a diventare una trappola. È una scelta che richiama la tradizione del cinema teatrale, dai silenzi velenosi del Carnage polanskiano ai segreti svelati attorno a un tavolo in Perfetti sconosciuti, ma anche la tensione morale di La parola ai giurati di Sidney Lumet e la crudele immobilità de L’angelo sterminatore di Buñuel, in cui l’impossibilità di abbandonare una stanza equivaleva a una condanna esistenziale. In questo gioco di rimandi, La riunione di condominio trova il suo posto come commedia amara nutrita di realismo, capace di strappare qualche sorriso acre ma più incline a registrare la disfatta delle relazioni.
Gli otto personaggi, ben calibrati nelle loro dissonanze, incarnano tipologie sociali che, pur affondando le radici nel contesto madrileno, risultano riconoscibili ovunque: il condomino autoritario che invoca ordine e disciplina, l’intellettuale pronto a giustificare le proprie discriminazioni con una coltre di erudizione, la donna esasperata che brandisce la rabbia come unica forma di difesa, il giovane che vorrebbe ridurre tutto a una pratica burocratica, la presidente che tenta di mantenere il controllo tra le crepe del dissenso. Solo la fragile Nuria, segnata da un passato di schizofrenia paranoide, tenta di spezzare il cerchio del pregiudizio offrendo una testimonianza personale di resistenza e di umanità. Ma la sua voce si perde nel frastuono delle domande indiscrete e delle insinuazioni crudeli: conta se l’inquilino beve, è gay, ha tatuaggi, ingrassa, lascia messaggi telefonici fuori norma. La normalità, in questo microcosmo, è definita dalla paura dell’eccedenza, dall’ossessione di controllare l’altro riducendolo a una caricatura. La regia, pur senza slanci di originalità assoluta, riesce a mantenere viva la tensione grazie a un montaggio che alterna sguardi, pause, variazioni improvvise di tono, e a un uso sapiente delle luci, che accompagnano le repentine interruzioni di corrente e traducono visivamente il clima di sospensione. Il ritmo serrato, scandito dall’incalzare delle battute, porta lo spettatore a non percepire la staticità dell’ambientazione: la stanza diventa specchio moltiplicatore di nevrosi, luogo che accoglie e al tempo stesso respinge, spazio che si contrae sotto il peso delle parole non dette e delle accuse sussurrate. Tuttavia, il film paga talvolta lo scotto di una scrittura che fatica a bilanciare i registri: i momenti di satira sociale, più agili e incisivi, risultano meglio riusciti rispetto alle scene in cui vorrebbe emergere un vero respiro drammatico. È qui che la tensione rischia di spegnersi, rivelando un fiato un po’ corto e lasciando intravedere i limiti di un impianto che, pur compatto, non riesce sempre a tenere insieme i toni della commedia e quelli del dramma.
C’è in La riunione di condominio un’evidente volontà di interrogare il presente, di mostrare quanto il concetto di “normalità” resti fragile e discriminatorio, quanto la paura del diverso sia ancora il motore di meccanismi sociali capaci di degenerare in esclusione e violenza verbale. In questo senso, il film s’iscrive in una tradizione che utilizza il microcosmo come lente d’ingrandimento della società, mostrando come la democrazia, persino nella sua forma più minuta e quotidiana, possa essere incrinata dal sospetto e dal bisogno di affermare un potere sugli altri. La votazione finale, lungi dall’essere un atto formale, assume così il valore di un rito sacrificale, in cui si decide non di un ascensore ma del diritto di un uomo a essere accettato. Gli attori, perlopiù sconosciuti al pubblico italiano, si muovono con precisione corale, modulando i toni tra ironia e aggressività, restituendo un campionario umano che appare tanto caricaturale quanto autentico. Non ci sono star, né caratteri destinati a rubare la scena: la forza è nell’ensemble, nella capacità di dare corpo a un’umanità che, pur parlando spagnolo, ci ricorda da vicino i nostri stessi vicini di pianerottolo, pronti a trasformare la convivenza in un campo di battaglia.
Eppure, al di là della riuscita formale, ciò che resta impresso è il disvelamento crudele dell’illusione comunitaria: la riunione, da luogo di condivisione, si tramuta in dispositivo di esclusione, in un teatro dove ognuno difende se stesso attaccando l’altro, in una messa in scena che culmina in un finale sorprendente, capace di eludere la soluzione più scontata e di lasciare lo spettatore con l’immagine di un’umanità stremata, incapace di superare la paura che la abita. Se a tratti il film mostra un respiro più corto, incapace di bilanciare pienamente i registri della satira e del dramma, resta comunque la sensazione di un’opera che, non del tutto compiuta, ha il coraggio di misurarsi con il cuore vivo e dolente delle nostre paure collettive. Non importa l’esito della votazione, non importa chi entrerà o non entrerà in quell’appartamento: ciò che conta è la disfatta comune, la solitudine che si annida tra le pieghe delle parole, l’amara consapevolezza che dietro la facciata di ogni comunità si cela un vuoto che nessun ascensore potrà mai colmare.
Info
La riunione di condominio, un trailer.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Votemos
- Paese/Anno: Spagna | 2025
- Regia: Santiago Requejo
- Sceneggiatura: Santiago Requejo
- Fotografia: Kiko de la Rica
- Montaggio: Lucas Sánchez
- Interpreti: Charo Reina, Christian Checa, Clara Lago, Gonzalo de Castro, Neus Sanz, Pepe Carrasco, Raúl Fernández de Pablo, Tito Valverde
- Colonna sonora: Morgana Acevedo
- Produzione: 02:59 Films, Pris & Batty Films
- Distribuzione: Bim Distribuzione
- Durata: 88'
- Data di uscita: 11/09/2025




Tre piani
L’angelo sterminatore
Il demone sotto la pelle
Il condominio dei cuori infranti