Send Help
di Sam Raimi
Sam Raimi torna alla regia con Send Help, cercando il punto d’incontro tra Lina Wertmüller e Cast Away, con spruzzate di Misery non deve morire, Triangle of Sadness e una sarcastica rilettura del reality Survivor. Divertente ma assai esile, nonostante la prova attoriale di Rachel McAdams e Dylan O’Brien.
Travolti da un insolito destino nell’azzurro golfo di Thailandia
Linda Liddle viene maltrattata dal suo capo sessista Bradley, il cui padre voleva che lui la promuovesse dopo avergli affidato l’azienda per cui lavorava. La situazione cambia quando un incidente aereo li blocca su un’isola deserta, in una disperata lotta per la sopravvivenza, mentre la tensione tra loro aumenta. [sinossi]
Ora siamo su quest’isola
Poche le comodità
ma come in una grande favola
noi viviamo in libertà.
Sembra un paradiso l’isola
qui non c’è malvagità
mai la vita si fa gelida
regna la serenità.
I Cavalieri del Re, L’isola dei Robinson
Onda su onda
Mi sono ambientato ormai
Il naufragio mi ha dato la felicità
che tu non mi sai dar
Paolo Conte, Onda su onda
Quando poco meno di quattro anni fa raggiunse le sale di mezzo mondo Doctor Strange nel Multiverso della Follia, nel tripudio generale per il ritorno alla regia di Sam Raimi a quasi un decennio di distanza dal precedente Il grande e potente Oz non ci si poté esimere dall’esprimere il desiderio che al cineasta statunitense venisse concesso di tornare a soggetti più personali, visto che la sua indubitabile qualità espressiva e visionaria usciva malconcia dall’incontro/scontro con l’universo cinematografico Marvel. In quel tonitruante capitolo mancava quasi del tutto, se non in maniera tristemente occasionale, il graffio di un regista sardonico, in grado poco più che ventenne di mostrare una nuova via produttiva ed estetica all’horror, grazie all’ultra-indie La casa, destinato a dare vita a un numero imprecisato di rifacimenti e imitazioni più o meno riuscite in ogni angolo del globo. Con un pizzico d’ironia non è difficile leggere nel titolo Send Help (“inviare soccorsi”) una scherzosa e mordace dichiarazione d’intenti da parte di Raimi: il suo sedicesimo lungometraggio – sarebbero diciassette conteggiando anche l’amatoriale It’s Murder!, che venne portato a termine nel 1977, quando il regista non aveva ancora diciotto anni – risponde in qualche modo alla domanda di soccorso di un autore reso sempre più marginale all’interno degli schemi produttivi di Hollywood, pensionato con la forza come molti altri della sua generazione (si pensi a John Landis, con Burke & Hare “vecchio” oramai di sedici anni; a Joe Dante, che non dirige un film dai tempi di Burying the Ex, 2014; a John Carpenter, fermo a sua volta come Landis al 2010, anno in cui si vide il thriller psicologico The Ward). La speranza era che Send Help rinverdisse i fasti di Drag Me to Hell, l’horror in odor di b-movie con cui Raimi nel 2009 si affrancò definitivamente dalla trilogia dedicata a Peter Parker/Spider-man. Una speranza destinata a rimanere almeno in parte inesaudita.
Le similitudini tra Send Help e Drag Me to Hell sono abbastanza evidenti. Si tratta di due produzioni a costo contenuto, concentrate su storie che mescolano commedia ed exploitation, con al centro protagoniste femminili (Alison Lohman diciassette anni fa, Rachel McAdams oggi) che si trovano in situazioni particolari da cui non è affatto detto sia facile uscire. E si tratta soprattutto di due film che mettono alla berlina il sistema lavorativo e sociale statunitense, con le agenzie di assicurazioni e le grandi corporazioni a svolgere sul fondale il vero ruolo di daemonium ex machina. Qui Linda Liddle, apparentemente goffa e inadatta, si vede soffiare sotto il naso il ruolo di vicepresidente della compagnia in cui lavora da quasi dieci anni, a favore di un neofita che ha come unica nota nel curriculum l’essere stato compagno di università del nuovo proprietario e saper giocare a golf. L’unica occasione che potrebbe avere – sulla carta – Linda per convincere il dispotico giovanotto che ha preso in mano l’azienda dopo la morte del padre che è lei la persona più indicata per il ruolo di vicepresidente sta nel farsi notare professionalmente durante una trasferta a Bangkok decisiva per l’acquisizione di un’altra società. Peccato che durante il volo l’aereo incappi in un terribile temporale al termine del quale, dopo essere precipitati nell’oceano, solo Linda e Bradley – questo il nome del capo – si ritroveranno vivi sperduti su un isolotto nel golfo di Thailandia. Contrariamente a Bradley, che a malapena sa allacciarsi le scarpe, Linda è esperta nella vita da campo, avendo tentato anni prima di entrare nel cast di Survivor (il reality show da cui discende anche il nostrano L’isola dei famosi), e questo fa sì che per una volta nella vita sia il dispotico e sessista boss a occupare un ruolo di subalternità.
I riferimenti cinematografici che si affastellano uno dopo l’altro durante la visione di Send Help sono così evidenti da apparire quasi dichiarati e programmatici: Cast Away di Robert Zemeckis, ovviamente, anche se qui i sopravvissuti alla caduta in acqua dell’aeroplano sono due; Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller, con i ruoli sociali dei rispettivi sessi dei personaggi ribaltati; Triangle of Sadness di Ruben Östlund, per il fatto che i primi della classe devono dipendere completamente dagli ultimi. A questi titoli si può aggiungere anche una personale rilettura di Misery non deve morire, perché scansando ben presto le ipotesi di screwball comedy Send Help preferisce dirigersi verso la commedia nera, flirtando con il thriller ed edificando passo dopo passo un feroce gioco al massacro che non fa sconti a nessuno. L’aspetto migliore del film dopotutto risiede proprio nella pervicace volontà di non permettere una facile adesione a nessuno dei due protagonisti, come invece sarebbe stato facile supporre. Peccato che la sceneggiatura, non scritta da Raimi insieme al fratello (come invece accadde all’epoca di Drag Me to Hell) ma opera dei ben meno equipaggiati Mark Swift e Damian Shannon, che in coppia firmarono tra gli altri gli script dello scipito reboot di Venerdì 13, dello stanco Freddy vs. Jason di Ronny Yu e del pessimo Baywatch di Seth Gordon, mostri ben presto la corda, incapace di scavare a fondo nel malessere personale e collettivo di Linda e Bradley. Tutto resta in superficie, esile sarabanda che si regge quasi esclusivamente sulle prove attoriali di Rachel McAdams e Dylan O’Brien. Il gioco può anche rivelarsi divertente, soprattutto in virtù della qualità raimiana di confrontarsi senza patemi con l’esagerazione – si pensi alla lotta di Linda contro il cinghiale nel folto della foresta, che per epica a qualcuno farà tornare in mente una sequenza non troppo dissimile del sudcoreano Welcome to Dongmakgol di Park Kwang-hyun, che vent’anni fa trionfò al Far East Film Festival di Udine –, ma finisce con il logorare anche lo spettatore più ben disposto. Dopotutto i colpi di scena più sorprendenti derivano tutti da visione altre (quelle succitate), cogliendo solo parzialmente di sorpresa il pubblico e non risvegliando stupori particolari. Certo, è sempre un piacere poter godere del cinema di Raimi, ma qui la sua presenza pare per larghi tratti quasi anestetizzata, come testimonia per di più un finale che contrariamente a Drag Me to Hell non sa spingere il tutto fin nello strapiombo, né articola un discorso di senso compiuto.
Info
Il trailer di Send Help.
- Genere: commedia, thriller
- Titolo originale: Send Help
- Paese/Anno: USA | 2026
- Regia: Sam Raimi
- Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift
- Fotografia: Bill Pope
- Montaggio: Bob Murawski
- Interpreti: Chris Pang, Dennis Haysbert, Dylan O'Brien, Edyll Ismail, Emma Raimi, Rachel McAdams, Thaneth Warakulnukroh, Xavier Samuel
- Colonna sonora: Danny Elfman
- Produzione: Raimi Productions
- Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
- Durata: 113'
- Data di uscita: 29/01/2026







The Gift
Doctor Strange nel Multiverso della Follia
La casa 2
La casa
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