Contraband

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In Contraband non è l’azione in quanto tale a risvegliare gli interessi dello spettatore, ma le motivazioni che smuovono i protagonisti, costringendoli a spingersi al di là della legge e a osare ben più di quanto sarebbe consigliabile. Ciò non di meno, Kormákur si dimostra regista in grado di gestire con classe cristallina le turbolenze di uno script in cui non mancano colluttazioni, inseguimenti e scene ad altissimo tasso di adrenalina.

Cargo

Un ex marinaio viene licenziato dalla nave per cui lavorava perché colpevole di contrabbandare merci rubate a New Orleans. L’uomo, che si è ricostruito una vita onesta, è costretto a fare ritorno al mondo al crimine per proteggere la moglie, la figlia e il cognato dopo che quest’ultimo è stato costretto a buttare in mare una partita di preziosa merce illegale per non essere arrestato… [sinossi]

Dispiace che un’opera tesa e avvincente come Contraband raggiunga le sale italiane a pochi giorni da agosto, quando la passione cinefila già piuttosto carente nel dna degli abitanti della penisola si scioglie al sole, con le spiagge affollate e i grandi centri urbani poco per volta abbandonati. La Universal Pictures, che pure dà l’impressione di credere nell’operazione anche da un punto di vista meramente commerciale, avrebbe con ogni probabilità dovuto distribuire il film nei tempi prestabiliti, vale a dire verso la fine del mese di giugno: oggi, se si esclude il breve maltempo prodotto dall’imperversare del ciclone ribattezzato Circe, il sole a picco e le ambite ferie estive valgono più di mille diffide. Fin troppo facile dunque premonire a Contraband una scarsa resa al botteghino nazionale, anche se la concorrenza appare ancor più fiaccata dal caldo e dalle scorie di un annus horribilis sotto il profilo degli incassi.

Eppure gli elementi per puntare in maniera più concreta sulle potenzialità di Contraband c’erano davvero tutti: un thriller/action (genere da sempre di buona attrattiva per gli spettatori italiani) solido, interpretato da un volto noto come quello di Mark Wahlberg, avrebbe potuto dire tranquillamente la sua anche nel pieno della stagione. Forse a spostare in maniera sensibile l’ago della bilancia è stato il nome alla voce regia: per molti, nel Bel Paese, Baltasar Kormákur è ancora oggi un vero e proprio signor nessuno. Eppure il quarantaseienne cineasta islandese fa parlare di sé a livello internazionale da almeno dodici anni, da quando il suo ottimo esordio 101 Reykjavík iniziò a fare il giro dei festival di mezzo mondo, rivelando non solo un nuovo autore europeo da tenere d’occhio ma anche un’intera scena cinematografica – quella islandese – ancora pressoché sconosciuta e che di lì a un decennio avrebbe dimostrato una vitalità artistica fuori dal comune. Nel corso del tempo Kormákur si è confermato come un regista assolutamente poliedrico, in grado di dominare i generi più differenti senza per questo perdere il proprio stile autoriale, e in patria è diventato una vera e propria leggenda della Settima Arte anche per via delle sue frequenti incursioni davanti alla macchina da presa: se infatti Kormákur ama mettersi in scena fin dai tempi di 101 Reykjavík (nel quale interpretava un ruolo secondario), non disdegna anche di recitare per film di colleghi, come dimostrano i vari Stormy Weather di Sólveig Anspach, No Such Thing di Hal Hartley e Reykjavík Rotterdam di Óskar Jónasson, noir con ben più di una venatura thriller carico di tensione che ha letteralmente sbancato i botteghini dell’isola nordica. Proprio dal successo di quest’ultimo film Kormákur ha preso l’ispirazione per proporre negli Stati Uniti la produzione di Contraband, che ne è a tutti gli effetti la rilettura in salsa hollywoodiana. Lavorando con grande attenzione sulla pungente sceneggiatura di Aaron Kuzikowski, Kormákur ha tratteggiato un’umanità contorta, ferita, crudele e pietosa allo stesso tempo, del tutto distante dalla prammatica dell’action muscolare e privo di un reale spessore narrativo. Un personaggio come quello di Tim Briggs, affidato alle cure di uno straordinario Giovanni Ribisi – e quanto è sottovalutata solitamente la gamma espressiva di questo attore, troppo spesso relegato in ruoli minori e privi di una propria complessità emotiva e psicologica – racchiude al proprio interno l’umanesimo che Kormákur ha interesse a portare sullo schermo: la sequenza in cui Wahlberg si reca a casa sua (uno squallido appartamento in un comprensorio) per diffidarlo da continuare a minacciare lui e la sua famiglia, con il suo continuo cambio di prospettiva e di dinamiche di forza appare esemplare sotto questo punto di vista.

In Contraband non è l’azione in quanto tale a risvegliare gli interessi dello spettatore, ma le motivazioni che smuovono i protagonisti, costringendoli a spingersi al di là della legge e a osare ben più di quanto sarebbe consigliabile. Ciò non di meno Kormákur si dimostra regista in grado di gestire con classe cristallina le turbolenze di uno script in cui non mancano colluttazioni, inseguimenti e scene ad altissimo tasso di adrenalina: l’intero segmento di film ambientato a Panama, dalla manomissione dei motori della nave fino alla fuga rocambolesca per le vie della capitale centro-americana, corsa contro il tempo per raggiungere il molo, rappresenta un vero e proprio dizionario del cinema d’azione. Giocando con maestria sulla scomposizione dell’azione attraverso l’utilizzo di molteplici macchine da presa, Kormákur firma alcune delle pagine più esaltanti nel campo dell’action contemporaneo, di fronte alle quali appare un’impresa davvero ardua riuscire a rimanere immobili sulla sedia.
Anche per questo scambiare Contraband per semplice prodotto medio equivarrebbe a compiere un grave errore di giudizio e a perpetrare un’ingiustizia nei confronti di un’opera personale, vibrante e vitale, affidata alle cure di un cast decisamente in forma. Se uno di questi giorni doveste decidere che la spiaggia può fare a meno della vostra presenza, non mancate l’occasione di appassionarvi alle gesta del coraggioso Chris Farraday, in lotta per salvare la sua famiglia.

Info
Il trailer italiano di Contraband.
La pagina facebook di Contraband.
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