A proposito di Davis

A proposito di Davis

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I Coen impartiscono l’ennesima lezione di cinema. Con A proposito di Davis, ispirato alla vita del cantante folk Dave van Ronk, mettono in scena un (quasi) biopic vivace e coinvolgente, sentimentale e nostalgico, scritto con la consueta sagacia e impreziosito da una colonna sonora avvolgente. Presentato in concorso al Festival di Cannes e riproposto dal Torino Film Festival nella magmatica sezione Festa mobile. Un piccolo gioiello.

Tre uomini in macchina (per non parlare del gatto)

La vita di un giovane cantante folk nell’universo musicale del Greenwich Village nel 1961. Llewyn Davis è al crocevia del proprio cammino. Mentre un rigido inverno si abbatte su New York, il giovane uomo, chitarra alla mano, lotta per guadagnarsi da vivere come musicista, affrontando ostacoli che sembrano insormontabili – a cominciare da ciò che crede lui stesso. Llewyn sopravvive solo grazie all’aiuto di amici o sconosciuti, e accettando anche i lavori più umili. Dai caffé del Village a un club deserto di Chicago, le sue disavventure lo conducono a un’audizione per il gigante della musica Bud Grossman… [sinossi]

I fratelli Coen impartiscono l’ennesima lezione di cinema. Con A proposito di Davis, ispirato alla vita del cantante folk Dave van Ronk, mettono in scena un (quasi) biopic vivace e coinvolgente, scritto con la consueta sagacia e impreziosito da una colonna sonora avvolgente [1]. Sentimentale e nostalgico, il film ci immerge dolcemente nei favolosi anni Sessanta del Greenwich Village, tra sogni di gloria, sovraffollamento intellettuale e artistico, vite più o meno bohèmienne. Sono gli anni di Bob Dylan e Joan Baez, di Phil Ochs, di Peter Paul & Mary, di Paul Simon e Art Garfunkel, di Joni Mitchell, di Nina Simone… anni di musicisti, di poeti, di attori, di scrittori, di professori universitari dalle idee rivoluzionarie, di diritti civili e di lotte politiche, ma anche di spiantati in cerca di un letto e di quattro soldi per coltivare il loro sogno.
Con A proposito di Davis possiamo respirare a pieni polmoni l’atmosfera e percepire il pulsante fermento del Village, anche se il punto di osservazione è dal basso, senza esaltazioni o clamori. Il percorso del malinconico e dispersivo Llewyn non è trionfale, ma spesso fallimentare, pieno di detour, di fatali indecisioni, di errori e rinunce. La musica, ancor prima della carriera e del successo, è una trappola dorata, un dono e una condanna. Tra la moltitudine di cantanti che affollano la scena del Village con alterne fortune (quanti dischi invenduti!), Llewyn fatica a sgomitare. Pigro e inaffidabile, sembra destinato a passare di giorno in giorno da un divano all’altro, ospitato e sostenuto da vecchi amici o semplici conoscenti.

Il ritratto dei Coen è affettuoso, filtrato da un realismo poetico e un po’ magico. Si veda ad esempio la brillante parte road movie che gioca con alcuni stereotipi (in primis, il personaggio affidato a Garrett Hedlund) e che trascina il protagonista in un viaggio New York/Chicago/New York dai contorni metaforici. Un viaggio omerico ai limiti della sconfitta definitiva, della fine del sogno. Fino al giorno successivo, quando il richiamo del palco è troppo forte.
Come sempre ironici e a tratti spassosi (i litigi tra Llewyn e Jean Berkey), i Coen ripercorrono la strada battuta da Fratello, dove sei?, architettando una piccola Odissea personale che vede il protagonista affiancato, se non addirittura preso per mano e condotto, da un gatto. Lo splendido micione rosso assurge a coprotagonista e motore (anche comico) della vicenda e dei destini di Llewyn. Ammirevole la capacità di gestire la performance attoriale dell’animale, pedinato, incorniciato e coccolato dalla macchina da presa dei Coen [2]. Una cosa è certa: al Festival di Cannes avrebbe meritato la Palma per il miglior animale in concorso.

Presentato in concorso alla sessantaseiesima edizione del Festival di Cannes e sagacemente riproposto dal Torino Film Festival nella magmatica sezione Festa mobile, A proposito di Davis è un piccolo gioiello. Al ritratto del Village e del folk singer si sommano la colonna sonora, la certosina messa in scena e scrittura dei Coen (la circolarità, l’incipit essenziale ed elegante e via discorrendo) e un cast in stato di grazia [3]. Attorno al protagonista Oscar Isaac, non a caso diplomato alla Juilliard, gravitano una Carey Mulligan comica e laggiadra, il sottostimato Justin Timberlake e il solito debordante e magnetico John Goodman. Per non parlare del gatto…

Note
1.
Llewyn Davis (non) è Dave Van Ronk. Il film è liberamente tratto da alcuni passaggi dell’autobiografia postuma The Mayor of MacDougal Street, pubblicata nel 2005.
2. Un omaggio a tutti i felini, fin dall’entrata in scena e dalla mdp incollata al micio. Sorprendente la centralità narrativa ed estetica del bravo gattone: le fughe improvvise da porte e finestre, la sequenza del’abbandono in macchina, l’incidente, l’inattesa rivelazione del nome e via discorrendo. Insomma, L’incredibile avventura.
3. Di rilievo anche le performance canore. Tra le tante canzoni della colonna sonora, segnaliamo almeno la divertente Please Please Mr. Kennedy cantata dal trio Oscar Isaac, Justin Timberlake e Adam Driver nella sequenza della registrazione in studio.
Info
Il sito ufficiale di A proposito di Davis.
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