Two Men in Town

Two Men in Town

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In concorso alla sessantaquattresima edizione della Berlinale, Two Men in Town sembra quasi accontentarsi dell’idea di fondo, di un canovaccio comunque trito e ritrito, e di un cast sulla carta più che interessante.

Il braccio (vio)lento della legge

Una piccola cittadina del Nuovo Messico, circondata dal deserto e dal nulla. William Garnett è un detenuto convertito all’islam che finisce di scontare una condanna di diciotto anni per omicidio. Uscito dal carcere, cerca di rifarsi una vita: trova un lavoro, inizia a frequentare una donna e viene aiutato dall’agente di sorveglianza Emily Smith. Ma gli ostacoli più duri da superare sono l’anziano sceriffo Bill Agati, ossessionato da William, e il malavitoso Terence… [sinossi]

Gioca di accumuli e rimandi il nuovo lungometraggio di Rachid Bouchareb, Two Men in Town, presentato in concorso al Festival di Berlino 2014. La base di partenza è il poliziesco di produzione italo-francese Due contro la città (Deux hommes dans la ville), scritto e diretto da José Giovanni nel 1973: due pezzi da novanta, Jean Gabin e Alain Delon, alla loro ultima collaborazione, e un ritratto poco allegro del sistema giudiziario transalpino. Alle prese con un’altra coproduzione internazionale dopo il fallimentare Just Like a Woman, Bouchareb sceglie quindi l’impervia strada del remake, cercando di aggiornare e di traslocare geograficamente le suggestioni di Giovanni: il confine messicano, l’immigrazione clandestina, l’impossibilità della redenzione, l’ottusità e la crudeltà dei tutori dell’ordine e via discorrendo. Narrativamente si intreccia un po’ di tutto, dalla coppia senza futuro ex-galeotto afroamericano & messicana onesta e lavoratrice, al (fragile) appiglio religioso di William, aggrappato con tutte le proprie forze a un islam davvero troppo lontano dalla Mecca, fino alle strizzatine d’occhio al western, in primis l’ironica (?) citazione di Sentieri selvaggi, con Brenda Blethyn nei panni di Ethan Edwards.

A prescindere da una perdonabile prevedibilità narrativa, inutilmente sottolineata da una struttura circolare (così l’incipit finisce per fagocitare il finale, visivamente meno efficace), Two Men in Town sembra quasi accontentarsi dell’idea di fondo, di un canovaccio comunque trito e ritrito, e di un cast sulla carta più che interessante. Funziona abbastanza la strana coppia Forest Whitaker/Brenda Blethyn (si replica lo schema di London River), sembra sottoutilizzato Harvey Keitel, mentre è il caratterista Luis Guzmán l’ago della bilancia, la cartina tornasole di un film che mette insieme troppi cliché e che forza la mano su alcuni decisivi snodi narrativi: emblematica, in questo senso, la sequenza di Teresa (Dolores Héredia) e Terence (Luis Guzmán), protagonisti di un pestaggio scritto e girato a dir poco frettolosamente.

Costellato qui e là da qualche spunto poi lasciato evaporare (la ronda di yankee carichi di birre, fucili e ormoni; il rituale di purificazione di William; la festa per il “local hero”), Two Men in Town non riesce a essere pienamente un western moderno, un poliziesco di frontiera e nemmeno un dramma sociale, finendo per essere sopraffatto dalla propria retorica. Bouchareb sembra quasi dimenticare le potenzialità dell’ambientazione e alcune basilari necessità narrative di un revenge movie, lasciandoci a bocca asciutta dal punto di vista visivo (insomma, è come se restassimo dietro la porta di Emily/Ethan). La trasferta a stelle e strisce ha forse portato troppo fuori strada il cineasta franco-algerino, più a suo agio con pellicole come Indigènes (2006) e Little Senegal (2001).

Info
Two Men in Town sul sito della Berlinale.
Two Men in Town sul sito della casa di produzione Tessalit Productions.
  • two-men-in-town-2014-rachid-bouchareb-01.jpg

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