La nuit a dévoré le monde

La nuit a dévoré le monde

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Presentato in anteprima al Trieste Science+Fiction Festival 2018, La nuit a dévoré le monde (The Night Eats the World) di Dominique Rocher è uno zombie movie dai contorni minimalisti, esistenziali, puntuale nel descrivere tutte le problematiche del giorno dopo: la lotta per la sopravvivenza non solo contro i famelici morti viventi, ma soprattutto contro la fame, la sete, la solitudine e se stessi.

Zombillenium

A una festa affollata in un appartamento parigino Sam incontra l’ex-fidanzata e decide di andarsene subito. Però prima vuole recuperare la sua collezione di musica, che è ancora nell’ufficio; decide quindi di aspettare che le acque si calmino. Quando si sveglia la mattina dopo e apre la porta, scopre che tutti gli ospiti si sono trasformati in affamati zombi… loro come il resto della popolazione parigina, con gli ultimi sopravvissuti che stanno morendo giu in strada. Sam è relativamente al sicuro: ha rinchiuso i sanguinari ospiti nei loro appartamenti e trasformato il resto del signorile edificio nella sua isola privata, con scorte di cibo e un kit completo di sopravvivenza. Ma quanto a lungo potrà sopportare il silenzio e la solitudine? [sinossi]

Messe da parte le riflessioni politiche romeriane, ai morti viventi resta comunque più di una suggestione. In primis, la messa in scena della fin du monde, delle città deserte, di uno scenario apocalittico che del nostro progresso conserva solo l’apparenza e poco altro: il cibo si deteriora, l’acqua finisce, l’energia elettrica diventa un ricordo e tutto quel che segue. In seconda battuta, la lotta quotidiana e a lungo termine per la sopravvivenza di un gruppo o di un singolo: una lotta che ha molti nemici, dagli zombi al sostentamento, dalla solitudine alla follia. Alla sua opera prima dopo alcuni cortometraggi (La vitesse du passé, Haiku), Dominique Rocher guarda soprattutto a questa quotidianità, al dopo, alle poche prospettive che offre il futuro post-apocalittico: più che apprezzabile anche sul piano squisitamente orrorifico, La nuit a dévoré le monde (The Night Eats the World) sembra aver fatto tesoro delle minuziose descrizioni e istruzioni del Manuale per sopravvivere agli zombi di Max Brooks ma anche delle numerose défaillance dell’interminabile serie televisiva The Walking Dead, rielaborando in chiave minimalista e zombesca l’intramontabile Io sono leggenda di Richard Matheson.

I punti in comune col romanzo di Matheson sono molteplici, come i conseguenti rimandi alle versioni cinematografiche, soprattutto le prime due: lo splendido L’ultimo uomo della Terra di Ubaldo Ragona e l’ottimo 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra di Boris Sagal. Come i due Robert di Vincent Price e Charlton Heston, lo schivo Sam di Anders Danielsen Lie (22 luglio) è metodico, capace di adattarsi, in grado di costruire rapidamente una sorta di fortezza, di piccolo regno. Una zona bonificata che è chiaramente anche una trappola, una gabbia che via via lo consuma, prosciugando la sua umanità e la voglia di vivere. È il doppio binario degli automatismi, della routine quotidiana: l’ultimo uomo della terra deve perfezionare e ripetere giorno dopo giorno le stesse azioni, deve trovare soluzioni sostenibili, deve baloccarsi con passatempi alienanti.
In questo senso, La nuit a dévoré le monde è un Kammerspiel, uno zombie movie che si richiude nel proprio bozzolo, guardando di rado all’esterno. Il rapporto di Sam con quel che resta del mondo è limitato dalla comprensibile paura, dalla convinzione che sia tutto finito: vediamo ritagli di Parigi dalle finestre, i palazzi di fronte, piccole porzioni di appartamenti, le stesse immagini ogni giorno. La prospettiva di Sam è interna, come una malattia che lo consuma lentamente.

Senza troppi fronzoli o lungaggini, concedendo qua e là sequenze adrenaliniche (la bonifica degli appartamenti, il gatto, lo sfondamento del portone…), La nuit a dévoré le monde ragiona sulla sopravvivenza, su quello di cui ha bisogno un essere umano contemporaneo per far fronte a una possibile apocalisse. Per restare effettivamente umano. Anche autore con Jérémie Guez e Guillaume Lemans della sceneggiatura, tratta dal romanzo di Pit Agarmen (aka Martin Page), Rocher dissemina la pellicola di gesti umanissimi, dalla sepoltura dei due anziani coniugi al rapporto con il morto vivente Alfred (Denis Lavant), intrappolato nell’ascensore. E alla fine, nonostante l’efficace make up degli zombi, l’immagine che resta impressa è quella dei tetti di Parigi.
Mezzo secolo dopo La notte dei morti viventi, gli zombie movie trovano ancora la loro ragion d’essere nel realismo e nell’autorialità di pellicole come La nuit a dévoré le monde, Les affamés o Seoul Station, nella spettacolarità mainstream di Train to Busan, nella genialità metacinematografica di Zombie contro zombie.

Info
Il trailer originale de La nuit a dévoré le monde.
La scheda de La nuit a dévoré le monde sul sito del Trieste Science+Fiction Festival.
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