Adults in the Room

Adults in the Room

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Fuori concorso a Venezia 76, Adults in the Room è il film che un cineasta con la storia di Costa-Gavras non poteva non fare: il racconto della crisi greca. Lo mette in scena – con qualche debolezza visiva – adattando l’omonimo libro di memorie (scottanti e scomode) di Yanis Varoufakis.

Un Eurogruppo al di sopra di ogni sospetto

A porte chiuse si consuma una tragedia umana. Un tema universale: una storia di persone intrappolate in una spietata rete di potere. Il brutale circolo dell’Eurogruppo ha imposto alla Grecia la dittatura dell’austerità, in cui umanità e compassione sono del tutto ignorate. Una trappola claustrofobica senza via d’uscita che esercita sui protagonisti una tale pressione da farli dividere. Una tragedia nel senso antico del termine: i personaggi non sono buoni o cattivi, ma sono guidati dalla loro personale idea di cosa sia giusto fare. Una tragedia dei nostri tempi moderni. [sinossi]

A scorrere la lista dei film selezionati di Venezia 76, ancor prima di approdare al Lido, era facile giungere alla conclusione che Costa-Gavras non potesse infine non fare un film sulla crisi greca. Lui esule in Francia dai tempi dei colonnelli, lui che ha fatto un film come Z – L’orgia del potere, non poteva non aggiornare il suo sguardo sul suo paese, che a partire dal 2010 è precipitato in una crisi disastrosa, senza precedenti, gestita malissimo in sede europea, fino ad arrivare a indebolire e mettere in discussione le politiche economiche continentali, le cui tragiche conseguenze stiamo purtroppo ancor oggi esperendo.

E ora che abbiamo visto Adults in the Room, selezionato fuori concorso a Venezia 76, si può dire che Costa-Gavras ha sostanzialmente fatto quello che ci si aspettava da lui, un film chiaro, ironico, grottesco, divulgativo, chiaramente schierato a sinistra, e d’altronde il fatto che si tratti di un adattamento dal libro di memorie dal titolo omonimo di Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze tanto al centro del dibattito nella primissima fase di governo di Syriza, non poteva portare che a questo.

Quel che in Adults in the Room lascia un po’ delusi, forse per la prima volta nel cinema del cineasta greco, è l’assenza quasi totale della chiave spettacolare, elemento essenziale nella formula di quel cinema civile – ormai ahinoi d’antan – pensato per un pubblico sostanzialmente mainstream. Adults in the Room è infatti un film palesemente a basso budget, spesso tirato via dal punto di vista stilistico e anche non perfetto nelle prove attoriali, ma ha dalla sua una chiarezza cristallina del discorso e un estremo rigore nel far comprendere ogni passaggio dello scontro tra il governo di Tsipras e la cosiddetta troika, fino a squadernare tutta l’ottusità, l’arroganza e la meschinità di non poche figure nelle alte istituzioni europee, incapaci bambinescamente – da qui il titolo del libro e poi del film – di gestire la crisi. A questo poi si aggiunge per fortuna una parte conclusiva finalmente degna dell’approccio realistico-visionario di un cinema civile che non smetteremo mai di rimpiangere, un momento “danzante” che rimanda un po’ proprio a Z – L’orgia del potere e un po’ al Petri di Todo modo, tanto da riappacificarci definitivamente anche con quel che si era visto fino a quel momento.

Nel film, in effetti, Varoufakis non riesce mai ad acquisire uno spessore tale da farlo assurgere davvero a personaggio, ma questo accade in maniera assolutamente consapevole, per via di una dimensione brechtiana che fa sì che la sua costante presenza in scena incarni la posizione di chi avrebbe trovato un modo per risolvere l’impasse e viene però messo nelle condizioni di non potersi muovere. Vale a dire che Varoufakis, in termini narratologici, è un attante mancato, perché impedito ad agire dall’immobilismo dei suoi dirimpettai europei e dalle amletiche titubanze del suo capo di governo, Alexis Tsipras. In tal senso, in Adults in the Room, che è quasi completamente ambientato in interni, va in scena un grottesco teatro di marionette, che replicano galvanicamente e compulsivamente – a partire dal letale ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble – sempre la stessa chiusura e la stessa ottusità. Ne vien fuori una permanente sensazione di claustrofobia, squarciata a tratti da improvvisi “bagni di realtà”, come quando una moltitudine di persone silenti – sorta di zombie della povertà – si affolla quasi ipnotizzata a osservare i protagonisti del film.

E la testimonianza di un lavoro come Adults in the Room è preziosissima anche perché intorno alle questioni relative alla crisi greca si è costruito in quegli anni – fino ad arrivare all’oggi – un clima di diffamazione nei confronti della sinistra, accusata di essere incapace di gestire l’emergenza, mentre invece se in Grecia non hanno vinto i nazisti di Alba dorata è solo grazie all’argine – anche autolesionistico, se vogliamo, visti i recenti risultati delle elezioni politiche nel paese – posto da Syriza. Un argine che alla fine ha salvato – al momento – quelle istituzioni europee che volevano stupidamente distruggere la Grecia e la sua popolazione, senza capire che si sarebbero ritrovati anche loro dentro al baratro. Un baratro che, purtroppo, resta comunque sempre dietro l’angolo.

Info
La scheda di Adults in the Room sul sito della Biennale

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