The Exit of the Trains
di Adrian Cioflâncă, Radu Jude
Presentato nel quarto momento di Doclisboa, dopo l’anteprima alla Berlinale 2020 nella sezione Forum, The Exit of the Trains è il nuovo film di Radu Jude, co-firmato con l’archivista Adrian Cioflâncã, che ancora una volta affonda il dito nella piaga di una tragedia della storia rumena, il pogrom di Iași del 1941, in cui vennero barbaramente trucidati oltre 13.000 ebrei. L’evento è ricostruito con il puro utilizzo di materiale fotografico di repertorio.
Anime morte
Documentario-saggio composto interamente di fotografie d’archivio, sul primo grande massacro degli ebrei in Romania: nella città di Iași, il 28 e il 29 giugno 1941, furono uccisi più di 13.000 ebrei, prima con proiettili, poi per asfissia ammassati nei treni merci. Il film si compone di due parti, la prima è un’enciclopedia dei morti, una successione di fotografie delle vittime accompagnate da voci che evocano resoconti di testimoni o di familiari. La seconda parte è un montaggio delle immagini effettive del massacro (scattate principalmente dai soldati tedeschi che erano in città). [sinossi]
La storia ricostruita due volte, la prima come restituzione pura di materiale d’archivio, la seconda come esibita messa in scena. Attorno a questa bipolarità sembra giocarsi il cinema ultimo di Radu Jude, sempre nell’ottica della ricostruzione della storia rumena con i suoi drammi e le sue ferite ancora aperte. In chiave di archivio è The Exit of the Trains (titolo originale: Iesirea trenurilor din gara) presentato al 18° Doclisboa nel suo quarto momento, “So Many Stories Left Untold” di questa edizione. Il film era stato già presentato in anteprima alla Berlinale 2020, sezione Forum in cui il regista rumeno era presente con due opere, l’altra era Uppercase Print. Due film indicativi della scomposizione degli approcci alla storia operata dal regista, il primo fatto esclusivamente di materiale d’archivio, il secondo che incorpora una rappresentazione teatrale i cui testi sono pur ricalcati dai documenti della Securitate. Entrambi i lavori vedono peraltro la collaborazione dell’archivista Adrian Cioflâncã.
The Exit of the Trains si collega, nel percorso storico di Radu Jude, con lo stesso rapporto dialettico di cui sopra, con I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians. Entrambi raccontano due massacri di ebrei avvenuti nel 1941 sotto il regime filonazista del conducător Ion Antonescu. Nel primo caso si tratta del pogrom di Iași, in Moldavia, nel secondo del massacro di Odessa perpetrato dalle truppe di occupazione rumene e tedesche. Lo sfondo storico di entrambi gli eventi rientra nella campagna d’odio antisemita lanciata dal regime rumeno contro gli ebrei, accusati di collaborazionismo con il nemico sovietico. La condizione ebraica nella storia rumena è stata affrontata dal regista anche in The Dead Nation, ancora sulle persecuzioni antisemite, mentre Scarred Hearts è incentrato sul poeta ebreo degli anni Trenta Max Blecher.
Arbeit macht frei: è la tristemente nota frase che accoglieva i prigionieri che imboccavano l’ingresso dei lager nazisti. Ma ben pochi tra gli ebrei deportati nel pogrom di Iași sarebbero riusciti ad arrivare a una tale destinazione. Perché, come ricostruisce The Exit of the Trains, i convogli dei treni in cui venivano trasportati erano essi stessi un campo di sterminio, il treno della morte, dove venivano ammassati in sovrannumero, schiacciati in condizioni disumane, causandone la morte per asfissia. E quelli che arrivavano al treno erano già i superstiti delle fucilazioni compiute dall’esercito rumeno con il concorso attivo della popolazione di Iași. La prima parte di The Exit of the Trains, “Dichiarazioni e testimonianze”, che prende quasi tutte le tre ore del film, è una sorta di Antologia di Spoon River, o di camera verde, dove sfilano i volti delle vittime, circa duecento, da fotografie d’epoca sbiadite, quadretti di famiglia o fototessere dei documenti di identità. Queste ultime sottintendendo una condanna logica prima ancora che morale, quella di uno stato che uccide i suoi stessi cittadini. Con una polifonia di voci off, lette da testimonianze di familiari o superstiti, si danno informazioni generali sull’identità di quei volti e di quelle vite, sulle circostanze della loro morte, sul loro luogo di sepoltura o di cremazione.
Sono immagini drammatiche che tornano nella storia, possono ricordare per esempio le fotografie delle vittime dei khmer rossi scattate prima della loro esecuzione. E in qualche modo corrispondono all’utopia di parlare delle migliaia di vittime di quel massacro non tramite numeri sterili e astratti, non con un elenco di nomi scolpiti su un monumento, ma guardandole in faccia. Occasionalmente alcuni ritratti sono senza voce didascalica, come dei militi ignoti, in altri casi la voce è sul nero, in assenza di un’immagine dell’individuo. Sono racconti atroci, di ammassi di cadaveri agonizzanti, delle condizioni di soffocamento nei vagoni, di violenze, stupri e saccheggi. Come agghiaccianti sono le foto del pogrom che occupano la seconda parte di The Exit of the Trains, “Immagini”, che rappresenta il breve frammento finale, stavolta senza voci off. I rastrellamenti, le deportazioni, le strade riempite di cadaveri sotto lo sguardo indifferente dei passanti.
The Exit of the Trains è un’opera che affronta il male, di genocidi e olocausti della storia, con la lucidità del cinema di Rithy Panh o l’intensità dei lavori su materiale di repertorio di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Non è semplicemente un mausoleo della memoria in forma cinematografica o un film che può funzionare come videoinstallazione. Si tratta di un’opera storiografica costruita sul montaggio, seguendo l’analoga operazione di The Dead Nation che a sua volta portava all’estremo quella tendenza alla fissità del quadro di Scarred Hearts. Un montaggio dialettico tra immagini e tra immagini e letture ma anche tra questo e altri film di Radu Jude, tra la ricostruzione storica attraverso la rappresentazione teatrale e quella attraverso le immagini d’epoca, comunque una forma di rappresentazione. Nell’ottica di unire i tasselli di un affresco di storia patria.
Info
La scheda di The Exit of the Trains sul sito del Doclisboa.
- Genere: documentario, sperimentale, storico
- Titolo originale: Ieşirea trenurilor din gară
- Paese/Anno: Romania | 2020
- Regia: Adrian Cioflâncă, Radu Jude
- Sceneggiatura: Adrian Cioflâncă, Radu Jude
- Fotografia: Marius Panduru
- Montaggio: Cătălin Cristuțiu
- Produzione: microFilm
- Durata: 174'

Trieste Film Festival 2021 – Presentazione
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The Dead Nation
Intervista a Cristi Puiu
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Aferim!