Cyrano
di Joe Wright
Con Cyrano Joe Wright adatta il musical di Erica Schmidt tratto dalla celeberrima commedia di Edmond Rostand, che tra le libertà più grandi rispetto al testo originale ha il fatto di mettere in scena per protagonista un nano. Il risultato è un film godibile, a patto di non voler ritrovare la complessità dell’opera di Rostand, atto a suggerire l’inesauribile potenzialità dei classici che ciclicamente tornano, anche sullo schermo, per riapprocciare un nuovo pubblico con nuove vesti e sfumature.
“Io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole”
Da sempre innamorato della bellissima e brillante Roxanne, il poeta spadaccino Cyrano non osa dichiararsi alla donna, essendo nano: convinto per questo di non avere alcuna possibilità, aiuterà in ogni modo il cadetto Christian, giovane di bell’aspetto ma di scarso eloquio, a conquistarne il cuore. [sinossi]
Ricordate la sera in cui nell’ombra nera
Cristiano vi parlò? È tutta in quella sera
la mia vita. Ed intanto che al fondo io son restato,
altri a cogliere il bacio della gloria è montato!
È giusto, ed io consento sull’orlo dell’avello
che Moliére ha genio, che Cristiano era bello.
Cyrano de Bergerac, Edmond Rostand, scena finale
Adattamento del musical di Erica Schmidt (qui alla sceneggiatura) tratto dalla celeberrima commedia di Edmond Rostand, il Cyrano di Joe Wright ripropone un classico che mancava sullo schermo da oltre 30 anni ovvero dal filologico ed elegante Cyrano de Bergerac (1990) di Rappeneau in cui il poeta indomito, dall’intelletto bruciante e dal carattere ribelle, era interpretato da un eccellente Gérard Depardieu. Wright, regista particolarmente attratto dalla letteratura fin dall’esordio con Orgoglio e pregiudizio (2005), riprende la variazione più evidente operata da Schimdt sul testo originario: il brillante Cyrano non ha qui un naso gigantesco ma è un nano. L’imperfezione che impedisce a Cyrano di dichiararsi alla sublime Roxanne (rispettivamente Peter Dinklage e Haley Bennett, protagonisti anche del musical a teatro) è in questo caso l’inadeguata altezza ma, al fine intelligentemente, lo slittamento non significa qualcosa di peculiare e anzi interpreta in senso inedito ma universale ciò che già in Rostand era metafora di qualunque deformità esteriore, incongruità o caratteristica sgraziata. Schmidt/Wright non caricano di chissà quale valore la scelta di un Cyrano molto basso e piuttosto, nel complesso materiale letterario, decidono di soffermarsi sul mélo, sulla traccia sentimentale dell’opera mettendo da parte le implicazioni politiche e tratteggiando poco il lato di Cyrano teso a farsi beffe del potere e a non assecondarlo mai (scelta che si ripercuote un po’ nel finale del film). L’universalità dei sentimenti bloccati da qualsivoglia forma di inadeguatezza, e del dolore amoroso come connaturato all’autentica espressione di sé, si estende inoltre a un’indefinitezza del passato (il Seicento francese del testo è contaminatissimo con il Settecento anglosassone) e dello spazio visto che la Francia assume le sembianze della Sicilia dove il film è stato girato.
È una versione romantica quella di Wright, protesa al lirismo sottolineato dai numeri canori che intervengono sui momenti più emotivi in cui i personaggi esprimono i propri sentimenti. Quei sentimenti d’amore che tutti possiedono ma che riescono a fluire e farsi parola, o canto (le musiche sono della band The National), soprattutto in procinto della morte: in questo senso la scena più riuscita e forse centrale del film è quella in cui a cantare non sono né Roxanne né il suo innamorato Christian (Kelvin Harrison Jr.) né Cyrano ma tre soldati che stanno per cadere in guerra. Consapevoli che l’attacco ordinato li manderà al massacro, tre personaggi mai visti prima intonano parole d’affetto e amore sincero uno per la moglie, l’altro per la fidanzata, l’ultimo per il padre cui non hanno mai espresso fino in fondo il proprio sentire; qui Wright, oltre a legare strettamente la parola amorosa più autentica alla morte incombente, fa sfoggio di alcune qualità registiche su cui il regista londinese ha sempre contato, in particolare l’uso dello spazio come scena teatrale e il talento nel gestire la profondità di campo. In questo momento molto intenso si rivela appieno il valore che si attribuisce al Cyrano di Rostand e che non è tanto, appunto, la sostituzione di un’imperfezione con un’altra, ma il fatto che gli esseri umani riescano ad esprimersi apertamente solo nell’impossibilità dell’avverarsi del desiderio. La morte interrompe il tempo disponibile all’individuo e nessuno dei tre personaggi potrà dire alla moglie, alla fidanzata o al padre l’affetto che mai ha detto loro in quel modo. Cyrano, che invece è maestro d’espressione e accuratezza, lo è proprio in virtù della ferita ontologica – la ferita fisica è altresì ricorrente – che gli impedisce di esaudire il proprio desiderio amoroso: l’impossibilità è la scintilla della parola chiara, autentica e precisa. Una scintilla che manca del tutto al bel Christian, il giovane di cui Roxanne si innamora a prima vista, e che invece la donna possiede: lo slittamento di senso più interessante della versione di Wright non è tanto che Cyrano sia basso e Chrstian di colore, ma il fatto che Roxanne sia totalmente co-protagonista poiché la donna, dotata di un intelletto sviluppato quanto quello del suo amico nano, ha maturato le parole nell’introspezione inevitabile e nella menzogna necessaria cui la vita femminile la obbliga. Nell’impossibilità di essere liberamente se stessa. Tra i pregi di Cyrano c’è anche la buona messa in scena del momento più famoso dell’opera ossia quando Cyrano nell’ombra presta letteralmente le proprie parole a Christian, che le declama in lontananza sotto al balcone di Roxanne, per poi iniziare a parlare lui stesso dichiarando non visto il proprio amore alla donna che considera irraggiungibile: anche qui, nel cantato della scena, la regia si destreggia con eleganza lavorando sulle profondità di campo per avvicinare Cyrano e Roxanne, unendoli in un’inquadratura di soave romanticismo.
C’è però qualcosa che non torna in Cyrano e non ha nulla a che vedere con il sincretismo culturale che tende, appunto, all’universalizzazione né con la semplificazione che questa scelta implica. Il problema della riduzione di Wright è che l’ineguagliabile brillantezza di Cyrano, anche nel dire l’amore, è più presunta che mostrata, più data per assodata che raccontata: lo spettatore si trova così di fronte a un personaggio che si sa essere particolarmente intelligente ma, in fondo, le sue parole per Roxanne non ci vengono mi veramente rivelate essendo abbigliate per lo più da canzoni. Se è vero che Christian non spicca per capacità oratoria, quella di Cyrano è data per partito preso e al canto è affidata la tessitura del suo eloquio nei momenti più importanti. Non essendo veramente un musical, ma piuttosto un film con interventi canori, il Cyrano di Wright si trova un po’ imprigionato nel paradosso di non esprimere pienamente proprio il carattere peculiare del suo protagonista, emendato oltretutto dalla fortissima vena ironica e dissacrante, né di giocare pienamente con una messa in scena alterata dal genere, provocando in diverse scene un effetto videoclip in cui l’adesione scema e il senso ultimo sfugge, annacquandosi in un formalismo un po’ forzoso (si veda la sequenza delle tante lettere che Roxanne legge). Il risultato è un film godibile, a patto di non voler ritrovare la complessità dell’opera di Rostand, atto a suggerire l’inesauribile potenzialità dei classici che ciclicamente tornano, anche sullo schermo, per riapprocciare un nuovo pubblico con nuove vesti e sfumature.
Info
Cyrano, il trailer.
- Genere: drammatico, musical, sentimentale
- Titolo originale: Cyrano
- Paese/Anno: Canada, GB, USA | 2021
- Regia: Joe Wright
- Sceneggiatura: Erica Schmidt
- Fotografia: Seamus McGarvey
- Montaggio: Valerio Bonelli
- Interpreti: Bashir Salahuddin, Ben Mendelsohn, Haley Bennett, Joshua James, Kelvin Harrison, Monica Dolan, Peter Dinklage, Ray Strachan
- Colonna sonora: The National
- Produzione: Bron Creative, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Working Title Films
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 124'
- Data di uscita: 03/03/2022




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