The Land of Dreams

The Land of Dreams

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The Land of Dreams è la terra dei sogni per eccellenza, l’America/Hollywood, Bengodi che aleggia anche negli occhi di Nicola Abbatangelo, esordiente che vede nel musical d’oltreoceano la raffigurazione del proprio desiderio. Peccato che al di là dell’ambizione non sia possibile rintracciare molto altro nel film, la cui confezione appare posticcia. Un’illusione.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

New York, 1922. Eva è una giovane immigrata italiana che lavora come lavapiatti nelle cucine del noto locale Choo Choo Train e che ha rinunciato al suo sogno più grande: diventare una cantante. Oggetto del desiderio di un boss mafioso, s’innamora dell’affascinante pianista Armie, reduce della Grande Guerra, che vive recluso nella sua casa insieme al fratello e che nasconde un potere molto speciale: viaggiare all’interno dei sogni… Eva e Armie scopriranno insieme che realtà e sogno possono mischiarsi e diventare la ricetta della felicità. [sinossi]
Tu vuo’ fa’ l’americano
‘Mericano, mericano
Ma si’ nato in Italy
Sient’ a mme, nun ce sta niente ‘a fa’
Ok, napulitan
Tu vuo’ fa’ l’american
Renato Carosone, Tu vuo’ fa’ l’americano

Non si può certo dire che manchi d’ambizione l’esordiente Nicola Abbatangelo, che con The Land of Dreams guarda al musical d’antan, a Hollywoodland, alla terra dei sogni per eccellenza, per l’appunto: quella stessa terra utopica, raffigurazione moderna del paese di Bengodi di boccaccesca memoria, cui guardavano con desiderio i milioni di immigrati che all’inizio del Novecento attraversavano l’oceano per raggiungere New York, e quindi il mondo nuovo, dove tutto era ancora possibile. Non è casuale che Abbatangelo scelga di ambientare questa sognante storia di espressione artistica assoluta nella Grande Mela all’inizio degli anni Venti, prima che la Grande Depressione giunga ad affamare un po’ tutti – mai davvero tutti. Non è casuale perché l’Eva che ha come unico desiderio quello di diventare una cantante ed esibirsi al Choo Choo Train (poco importa che Glenn Miller incida Chattanooga Choo Choo solo vent’anni dopo, nel 1941), dove invece lavora come lavapiatti, ha raggiunto gli Stati Uniti arrivando dall’Italia. La dinamica dunque è sempre quella, il personaggio costretto nelle retrovie ma che vorrebbe arrivare sul palco, esibirsi, trovare la sua dimensione pubblica. Affrancarsi dallo stigma – l’immigrata – attraverso l’arma del successo artistico, di fronte al quale non si può che chinare la testa. Abbatangelo dunque si affida a uno schema narrativo canonico, sul quale Hollywood ha costruito una parte non indifferente del suo immaginario: non è poi così dissimile la vicenda di Eva a quella di Kathy Selden, la Debbie Reynolds di Cantando sotto la pioggia, che dovrebbe solo fungere da voce della squittente Jean Hagen/Lina Lamont. Insomma, The Land of Dreams si muove nel canone, lo segue in maniera ottusa, si affida senza indugi al meraviglioso, aggettivo che dovrebbe sprigionarsi quasi per miracolo sullo schermo.

Di magia in effetti parla il film di Abbatangelo, e di persone in grado di far diventare reale il sogno. Non però attraverso l’immagine, veicolo supremo del cinema, ma solo attraverso la prestidigitazione, come se il film fosse in fin dei conti il gioco d’arte dell’incantatore, del negromante. In questo modo The Land of Dreams si incanala fin da subito in un mondo immaginario ma non immaginifico, dove tutto è talmente al di là della soglia del credibile da risultare fastidiosamente posticcio, appiccicato con forza, privo di vita. Tanto cantano la vita e i miracoli e l’amore i protagonisti del film quanto dall’altra parte l’immagine mostra i suoi limiti, così come la musica che non ha nemmeno il coraggio di osare l’operazione filologica preferendo un ben più semplice pop alle stratificazioni della cosiddetta “Jazz Age”. Dei ruggenti anni Venti, d’altro canto, non arriva che un tiepidissimo respiro, soffocato dalla tonitruante esibizione di forza produttiva che non traduce però mai il suo potenziale in senso, arrivando dunque a sua volta a gravare sull’impianto complessivo. Vorrebbe forse guardare/omaggiare il senso intimo della magniloquenza hollywoodiana, Abbatangelo, ma forse per l’inesperienza non sembra possedere la forza espressiva per lanciarsi in un’impresa simile, tutt’altro che semplice. Certo, si può guardare con interesse a un apparato produttivo che evita di muoversi nel territorio consono e sceglie sfide reali, concrete, fuori da ciò che può essere definito abitudinario. Ciononostante è difficile sorvolare sulle mancanze espressive, su una colonna sonora che non possiede la scintilla in grado di trascinare lo spettatore, su un cast diseguale, disomogeneo, quasi a sua volta privo di struttura.

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”, una frase divenuta nel corso di due decenni una sorta di sentenza inappellabile, e che ben si adatta anche a The Land of Dreams: grande è la responsabilità del “mago” Arnie, ma ancor più grande quella che dovrebbe affrontare Abbatangelo, che invece si limita a mettere in scena una favola edulcorata da qualsiasi vera scoria, anche quella dell’immagine, sempre così perfetta e patinata non da apparire sognante, ma solo profondamente irreale, e dunque priva di profondità. Non si smuove l’emozione durante The Land of Dreams, né si percepisce la volontà di confrontarsi in maniera seria e strutturata col “classico”, e così non si può far altro se non affidarsi alla narrazione, purtroppo però confusa, di scarso interesse, prevedibile in ogni suo sviluppo. Il problema del film è che pare dimenticare che ragionare sul fantastico non significa rinunciare alla credibilità reale di ciò che sta accadendo in scena, ma al contrario vuol dire rendere questo aspetto così veritiero da far accettare allo spettatore qualsiasi cosa, perfino che un personaggio invece di parlare preferisca cantare. Roboante, ma in realtà esilissimo, The Land of Dreams è un esordio zoppicante, forse persino un’occasione sprecata, frutto di un immaginario sognato, vagheggiato, copiato, ma mai davvero compreso.

Info
The Land of Dreams, il trailer.

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