Her Private Hell
di Nicolas Winding Refn
Presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2026, Her Private Hell segna il ritorno al lungometraggio di Nicolas Winding Refn, dieci anni dopo il conturbante The Neon Demon. Un nuovo inizio? La certificazione di uno stallo creativo o il suo superamento? Dalla crisi dell’autore danese, qui alle prese con le sue ossessioni e i suoi maestri (e padri), sgorga ancora una spinta creativa, anche se in pericoloso equilibrio tra ridondanza e deflagranti potenzialità. Se temi e narrazione sembrano cristallizzarsi come la messa in scena, è proprio l’esibita e lussuosa quanto lussuriosa patina di ogni singolo fotogramma a sorreggere l’intera operazione e una poetica in cerca di se stessa.
Before I died
Mentre una strana nebbia avvolge una metropoli futuristica e libera una presenza sfuggente e letale, una giovane donna tormentata si mette alla ricerca di suo padre. Durante questa ricerca, il suo destino si intreccia con quello di un soldato americano impegnato in un disperato viaggio per salvare sua figlia dall’inferno… [sinossi]
Before I died, I had come to the end of my career because I didn’t have anything left in me.
So, there was nothing for me to do. I realised before I died that I’d been given a gift,
I could start over again. Like how many people get a second chance?
And I got a second chance from God. And I could use that for good.
– Nicolas Winding Refn.
Bava, Argento, De Palma, Lynch, il sesso, la famiglia, uno stallo creativo che affonda a piene mani tra horror, fantascienza e una messa in scena cristallizzata come la propria poetica e le relative ossessioni. Nicolas Winding Refn torna al grande schermo dopo dieci anni, dopo The Neon Demon (nel mezzo soprattutto le due serie Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy), con Her Private Hell. Ancora al Festival di Cannes, ovviamente. Un film affascinante e ipnotico, probabilmente anche respingente, non tanto distante da una videoinstallazione, da una sciccheria pubblicitaria, da un lunghissimo reel di un raffinatissimo designer d’interni. Refn gira su se stesso, si nutre del proprio immobilismo, riuscendo un po’ paradossalmente a essere ancora propositivo, fertile – quelle mani, quel legame, quel taglio: che sia definitivo (?), per tornare indietro o andare avanti.
Quella che via via è venuta a mancare a Refn è la capacità di cambiare pelle, di andare oltre e girare pagina. Se Drive ha rappresentato per Refn il film della consacrazione e il precedente Valhalla Rising un decisivo scarto verso un’evidente radicalizzazione del proprio cinema, con l’immagine che prende definitivamente il sopravvento sulla scrittura e le direttrici narrative, i successivi Solo Dio perdona (che di Drive è una sorta di rovesciamento, di depotenziamento) e The Neon Demon sembravano aver condotto il regista e sceneggiatore danese verso la conclusione di un percorso e la conseguente necessità di superarsi, mutare, chiudere – più o meno – un capitolo.
La parabola produttiva di Refn si è invece arrestata sul grande schermo, deviando verso la serialità (e i corti) e lì riversando forma e riflessioni che tornano nuovamente con Her Private Hell, opera dai contorni autoanalitici e così derivativa – dal tanto amato Terrore nello spazio di Mario Bava in poi – da risultare spiazzante, non facilmente leggibile in prospettiva. Alla maniacale composizione dell’immagine qui si aggiunge una stratificazione iconografica, un accumulo di riferimenti che cannibalizza ulteriormente una scrittura già ridotta all’osso. Alla stilizzazione narrativa corrispondono ovviamente dei personaggi ricondotti all’archetipo, all’origine: le figure femminili non richiamano solo The Neon Demon, ma risalgono la corrente fino a Suspiria, diventando significanti proprio per la loro collocazione estetica, per suggestioni già codificate. Nel suo ricondurre i personaggi al proprio destino («I’ve always liked characters that because of the circumstances, have to transform themselves, and in the end, it’s inevitable that what they end up becoming is what they were meant to be»), Refn estremizza lo squilibrio tra la supremazia dello sguardo e la rilevanza concessa alla narrazione mainstream – in tal senso, leggiamo Her Private Hell come il riflesso speculare e intrecciato delle due pellicole precedenti, Solo Dio perdona e The Neon Demon, ma anche come il loro superamento. Una fine che annuncia un nuovo inizio.
Il tempo sospeso di Refn, che guarda a un passato tanto ideale quanto idealizzato, circondandosi di feticci e di collaborazioni che rimandano alla sua formazione da cinefilo e cineasta (alle musiche ritroviamo Pino Donaggio, fedelissimo di De Palma), ha una doppia valenza: da un lato produce questo ibrido tra horror, fantascienza e psicoanalisi che ci proietta in un futuro dalla collocazione volutamente impossibile, ovattata in un sogno\incubo\inferno; dall’altra, consapevolmente o meno, ci offre un cinema che – dubbi o limiti a parte – oggi sembra alieno, irriproducibile, libero.
Info
La scheda di Her Private Hell sul sito di Cannes.
- Genere: drammatico, horror, thriller
- Titolo originale: Her Private Hell
- Paese/Anno: Danimarca, USA | 2026
- Regia: Nicolas Winding Refn
- Sceneggiatura: Esti Giordani, Nicolas Winding Refn
- Fotografia: Magnus Nordenhof Jønck
- Montaggio: Matthew Newman
- Interpreti: Aoi Yamada, Boy Ewald, Charles Melton, Diego Calva, Dougray Scott, Havana Rose Liu, Hidetoshi Nishijima, Jason Hendil-Forssell, Kristine Froseth, Shiori Kutsuna, Sophie Thatcher
- Colonna sonora: Pino Donaggio
- Produzione: byNWR, Neon
- Distribuzione: Mubi
- Durata: 109'
- Data di uscita: 30/09/2026



Cannes 2026
Cannes 2026 – Minuto per minuto
Bleeder
Copenhagen Cowboy
The Neon Demon
Solo Dio perdona
Drive
Valhalla Rising – Regno di sangue
Bronson
Drive
Valhalla Rising