Happy Feet 2

Superiore all’originale ma lontano anni luce da uno standard narrativo accettabile, Happy Feet 2 scivola nel consueto e malsano meccanismo di troppa animazione in computer grafica e 3D: un susseguirsi di siparietti, di gag, di personaggi che vorrebbero essere comici e portatori di zuccherosi propositi. Uno dei tanti (troppi) figliastri del successo di Shrek.

E allora Mambo!

Mambo, il re del tip tap, ha dei problemi col piccolo Erik, che ha la fobia per la danza. Poi Erik fugge e incontra Sven, un pinguino che può volare! E Mambo non ha alcuna speranza di poter competere con lui. Ma le cose peggiorano ancora quando il mondo viene sconvolto da forze potenti. Però Erik scopre il coraggio e la determinazione del padre quando Mambo riunisce attorno a sè la nazione dei pinguini e tutta una serie di creature straordinarie, dai minuscoli krill ai giganteschi elefanti marini, per rimettere le cose a posto… [sinossi]
It’s the terror of knowing
What this world is about
Watching some good friends
Screaming “Let me out”…
Under Pressure – Queen e David Bowie

Prima di affrontare il poco digeribile Happy Feet 2, torniamo al 2006, annus horribilis per l’animazione a stelle e strisce e, ça va sans dire, per le scelte dell’Academy: l’ambita statuetta per il miglior lungometraggio d’animazione venne regalata a Happy Feet, in una corsa a tre di basso profilo [1]. Una scelta più che discutibile, figlia di logiche spudoratamente economiche e di una spartizione dei premi che nel corso degli anni ha mietuto vittime eccellenti. Il primo capitolo di una saga già troppo lunga non aveva infatti nessun requisito, salvo una buona computer grafica, per prevalere nella corsa all’Oscar. Una corsa, sia detto, che seleziona i partecipanti con criteri difficilmente condivisibili.

Torniamo a bomba. Il sequel, nuovamente affidato alla regia del veterano George Miller, può vantare una computer grafica di ottimo livello, impressionante nella ricostruzione dettagliata dei paesaggi ghiacciati e nella (quasi) fotografica riproduzione dei vari essere viventi che popolano l’Antartide. Da segnalare, ad esempio, il character design e l’animazione dei due krill, Will e Bill, personaggi comici che sembrano presi di peso da L’era glaciale, rielaborazioni anche estetiche del celebre (e successivamente invadente) scoiattolo Scrat. Ma può bastare la qualità della CG? Come vedremo per Il gatto con gli stivali, che uscirà il 16 dicembre con le unghie ben affilate per la battaglia natalizia, i punti guadagnati dall’animazione sono in parte o completamente azzerati dalla pochezza della struttura narrativa, quasi un pretesto per incollare gag e canzoni, improbabili passi di tip-tap e lezioni morali a buon mercato.
Superiore all’originale ma lontano anni luce da uno standard narrativo accettabile, Happy Feet 2 scivola nel consueto e malsano meccanismo di troppa animazione in computer grafica e 3D: un susseguirsi di siparietti, di gag, di personaggi che vorrebbero essere comici e portatori di zuccherosi propositi. Insomma, uno dei tanti (troppi) figliastri del successo di Shrek. Purtroppo ci si accoda alla DreamWorks e non alla Pixar.

Dal punto di vista narrativo, gli spunti più interessanti si possono rintracciare scorrendo il cast tecnico del lungometraggio. Come non soffermarsi sulla bizzarra presenza in cabina di regia dell’australiano George Miller? Affiancato nei credit del primo episodio dai coregisti e cosceneggiatori Warren Coleman e Judy Morris e nel sequel da Gary Eck, Miller può vantare una passato di tutto rispetto: i post-apocalittici Interceptor (1979), Interceptor, il guerriero della strada (1981) e Mad Max oltre la sfera del tuono (1985), il quarto episodio del divertissement Ai confini della realtà (1983) e Le streghe di Eastwick (1987) [2]. Poi, a fine anni Novanta, l’imprevedibile svolta animalista con lo sdolcinato Babe va in città (1998). Qualche anno di pausa. Infine, i pinguini ballerini. Una strana parabola per un aussie capace di raccontare il crudo futuro distopico di Interceptor.

Note
1. Oltre a Happy Feet di Miller, partecipavano alla corsa a tre Cars di John Lasseter e Monster House di Gil Kenan. Avrebbe meritato il lungo della Pixar, peraltro il meno memorabile del colosso di Lasseter e soci.
2. Gli altri episodi di Ai confini della realtà sono firmati da Joe Dante, John Landis e Steven Spielberg.
Info
Il trailer originale di Happy Feet 2.
Happy Feet 2 sul sito della Warner.
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