Il gatto con gli stivali

Il gatto con gli stivali

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Spolpato fino all’osso l’orco verde, che già al secondo episodio mostrava la corda, alla DreamWorks non restavano che due strade: imbarcarsi in uno stiracchiato spin-off o imbastire una nuova storia e dei nuovi personaggi. Il gatto con gli stivali è la scelta facile, la via più breve, l’ennesima pellicola in computer grafica che narrativamente gioca di accumulo, accatastando personaggi e gag, mescolando un po’ le carte e le favole.

Le uova d’oro

Le spade si incroceranno e i cuori saranno infranti in questa avventura che vedrà come protagonista il più amato personaggio dell’universo di Shrek, il Gatto con gli stivali. Si tratterà di una corsa spericolata attraverso i primi anni del celebre Gatto, quando fece squadra con Humpty Dumpty, la mente, e Kitty, la gatta di strada, per rubare la famosa oca dalle uova d’oro… [sinossi]
Humpty Dumpty sat on a wall,
Humpty Dumpty had a great fall.
All the king’s horses and all the king’s men
Couldn’t put Humpty together again.

Non è certamente l’aspetto tecnico il punto debole de Il gatto con gli stivali, spin-off tutto sommato godibile e blockbuster perfettamente (ri)calibrato sui gusti e sulle attese del grande pubblico. La resa visiva dell’animazione in computer grafica appare infatti sfavillante, ricca di dettagli, fluida nei movimenti, spesso abbacinante nei paesaggi: insomma, il nuovo lavoro della sempre prevedibile DreamWorks Animation conferma, sulla scia del dimenticabile Happy Feet 2 di George Miller, i poderosi passi in avanti della CG, lanciata a grandi falcate verso il tanto agognato realismo fotografico.
Anche sul fronte stereoscopico il giudizio non può che essere positivo. Pur continuando a sostenere la sostanziale inutilità del 3D, troppo spesso specchietto per le allodole, dobbiamo registrare lo sforzo da parte di Chris Miller e soci di adeguare la messa in scena alla tridimensionalità, cercando di enfatizzare a più riprese la profondità di campo. Ma è bene sottolineare un concetto chiave: il film può essere visto, come la stragrande maggioranza delle pellicole in 3D, nella versione bidimensionale. L’impatto visivo sarà praticamente lo stesso. Il prezzo del biglietto, invece, sarà sensibilmente inferiore.

I limiti dell’operazione, evidenti e numerosi, emergono invece nel volgere di pochi minuti. Il simpatico felino, celebre più per gli occhioni che per l’abilità con la spada, non possiede lo spessore del personaggio trainante, del protagonista. Spolpato fino all’osso l’orco verde, che già al secondo episodio mostrava la corda, alla DreamWorks non restavano che due strade: imbarcarsi in uno stiracchiato spin-off o imbastire una nuova storia e dei nuovi personaggi [1]. Il gatto con gli stivali è la scelta facile, la via più breve, l’ennesima pellicola in computer grafica che narrativamente gioca di accumulo, accatastando personaggi e gag, mescolando un po’ le carte e le favole. Ed ecco allora il bizzarro Humpty Dumpty [2], uovo antropomorfo dalla psiche alquanto instabile, la gatta di strada Kitty Zampe di Velluto, la leggendaria oca dalle uova d’oro e il coppia poco raccomandabile Jack e Jill [3]. Rispetto ai vari Shrek 2 (2004), Shrek terzo (2007) e Shrek e vissero felici e contenti (2010), sequel senza una reale ragion d’essere, Il gatto con gli stivali cerca di recuperare almeno in parte il gusto della narrazione, nonostante pretestuose parentesi danzanti e una scrittura poco ispirata – la scusa del target è una coperta corta.

Il problema di fondo del film di Miller, scritto a più mani, è nelle premesse, nella politica produttiva, incapace di rinunciare alla gallina dalle uova d’oro. Una logica meramente commerciale che trasforma una felice intuizione in una saga di cinque capitoli e che promuove un comprimario al ruolo di star. Le avventure del micio spadaccino, che in fase di sceneggiatura perde il fascino un po’ cialtrone e che senza Ciuchino sembra smarrito, ripercorrono sommariamente la travagliata infanzia, imbastiscono un rapporto d’amicizia con Humpty Dumpty e abbozzano una prevedibile love story con la gattina Kitty. Il tutto dovrebbe essere condito dal fascino di Antonio Banderas, doppiatore d’eccezione, ma il peso specifico dell’attore iberico sembra prendere il sopravvento sul debole personaggio, trasformandolo in una sorta di Zorro. Derive di un franchise.

Note
1. A breve vedremo Madagascar 3: Europe’s Most Wanted di Eric Darnell (2012) e successivamente Dragon Trainer 2 (2014) di Dean DeBlois. La fantasia non è di casa.
2. Le origini del personaggio sono incerte. Citato in una nota filastrocca inglese, il personaggio di Humpty Dumpty è stato utilizzato anche da Lewis Carroll nel romanzo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.
3. La favola di riferimento in questo caso è Jack e la pianta di fagioli, un racconto popolare inglese noto anche come Jack e il fagiolo magico.
Info
Il gatto con gli stivali su facebook.
Il trailer italiano de Il gatto con gli stivali.
Il gatto con gli stivali sul sito della DreamWorks.
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