Una notte da leoni 3

Una notte da leoni 3

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Con il terzo e conclusivo capitolo della saga, Una notte da leoni 3, Todd Phillips riesce a recuperare cattiveria e demenzialità diffusa. La faccia da schiaffi di Ken Jeong, attore statunitense di origine coreana, si conferma quanto mai appropriata per il ruolo di Chow.

Tornando sul “luogo del delitto”: riecco  Las Vegas!

Questa volta non c’è nessun matrimonio. Nessuna festa di addio al celibato. E allora cosa può mai andare storto? Ma quando ci sono di mezzo i nostri eroi, non si può mai stare sicuri… [sinossi]

L’aria di Las Vegas ha fatto senz’altro bene a Todd Phillips e allo scanzonato cast di una saga che pareva ormai alla frutta. Il peggio lo si era temuto dopo il mezzo passo falso del film ambientato in una Thailandia sordida, un po’ da cartolina e un po’ da exploitation in terre esotiche, che nel rincorrere gli eccessi aveva abbassato di parecchio il livello dello humour politicamente scorretto, su cui si fonda del resto l’intera serie. Se il becero esotismo di Una notte da leoni 2, pur concedendo qualche grossolana risata, aveva proposto un gioco al ribasso, col più recente Una notte da leoni 3 l’impudica sarabanda ha indubbiamente riacquistato vigore. Quasi un ritorno alla (in)sana goliardia delle origini. E non perché il riso sguaiato sia venuto meno, ma perché inserito in un contesto filmico molto più curato, dove gli intenti parodici si mescolano allegramente con la battuta cattiva e con una demenzialità di fondo lasciata a briglia sciolta.

Dicevamo in apertura che finalmente si rivede quella Las Vegas luccicante, sfondo ottimale del primo Una notte da leoni e di una sbornia già entrata nella leggenda. In realtà la capitale riconosciuta del gioco d’azzardo è qui il punto d’arrivo di un movimentatissimo plot, parzialmente orientato verso dinamiche “pulp”, che spinge tre dei quattro amiconi protagonisti, ovvero Phil, Stu e il sempre goffo Alan, a fare la spola tra gli Stati uniti e il Messico; tutto ciò per levare dagli impicci lo sfortunato Doug, preso in ostaggio dal burbero gangster che John Goodman (valido il suo innesto nel racconto, ma lo si poteva sfruttare di più) impersona con la classe di sempre.
Marshall, il gangster in questione, ha voluto tirare in ballo i quattro inseparabili amici per una sorta di “responsabilità oggettiva”: sa infatti dell’ambiguo rapporto che li lega a Mr.Chow, laido e corrotto malvivente che è da poco evaso da una prigione nel sud-est asiatico, ma che in precedenza aveva avuto il tempo e la sfrontatezza di sottrarre a Marshall un ingente carico d’oro.
Parodia di genere con personaggi che un epiteto greve ce l’hanno sempre pronto in bocca, specie se la bocca è quella di Alan o dello stesso Chow (nome la cui pronuncia – “ciao” – è a sua volta fonte di frizzi e lazzi a profusione), Una notte da leoni 3 beneficia inoltre di una regia opportunamente vivace, dinamica, capace di valorizzare tanto la dimensione da picaresco “action movie” che le prove d’attore. Di John Goodman abbiamo già detto. La faccia da schiaffi di Ken Jeong, attore statunitense di origine coreana, si conferma quanto mai appropriata per il ruolo di Chow. Per quanto riguarda invece i “magnifici quattro”, ovvero Bradley Cooper (volto sempre più popolare, grazie a Limitless e Il lato positivo), Ed Helms, Zach Galifianakis e Justin Bartha, l’affiatamento da loro raggiunto è notevole, tanto da garantire tempi comici di tutto rispetto. E il leit-motiv del loro oscillare tra una maturità cercata senza troppa convinzione e il voler rimanere eterni adolescenti trova qui nuove, divertenti declinazioni.

Cosa volere di più? Magari una giraffa decapitata in autostrada o l’improbabile ricordo funebre di un genitore morto d’infarto, proprio all’inizio del film, così da rimarcarne l’umorismo cinico e sfrontato. Perché se questo terzo capitolo non è anche in questo all’altezza del primo e riuscitissimo Una notte da leoni, poco ci manca.

Info
Il trailer di Una notte da leoni 3. su Youtube
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