Noi 4
di Francesco Bruni
Dopo l’esordio con Scialla!, Francesco Bruni tenta un racconto più ambizioso cercando di fare l’Asghar Farhadi italiano, ma in Noi 4 il suo “studio di personaggi” – oltre ad essere familista – si perde in una narrazione decisamente troppo fragile.
Una riunificazione
Una giornata per quattro: Giacomo deve affrontare l’esame di terza media, sua sorella Emma – occupante del Teatro Valle – deve fare i conti con l’amore di un uomo forse non così interessato; mentre i loro genitori guardano ai figli in modo opposto: Lara è troppo apprensiva, Ettore non lo è per nulla. Sui quattro, ormai separati, aleggia un sentore di riunificazione… [sinossi]
Giunto al suo secondo film da regista, Francesco Bruni comincia a delineare un mondo che, solo in parte, è avvicinabile a quello di Paolo Virzì, al servizio del quale lavora come sceneggiatore sin dagli esordi avvenuti nel 1994 con La bella vita. A Bruni manca la verve polemica e a tratti satirica del cinema di Virzì, come pure la ritornante ambizione del pamphlet socio-politico (l’ultimo esempio in tal senso è proprio Il capitale umano); una maggiore similitudine è possibile al contrario riscontrarla nella cura dei personaggi e nel racconto intimista. Così, dopo Scialla! – classico esempio di cinema “grazioso” strutturato sul modello del rapporto padre-figlio, Bruni con Noi 4 tenta ancora la strada del racconto familiare, stavolta incentrandolo su quattro personaggi (i genitori separati, Ettore e Lara, e i figli distanti, Giacomo – cui mancano le sicurezze paterne – ed Emma – cui manca l’affetto materno). Eppure, se i film più intimisti di Virzì si connotano volutamente – e non necessariamente in senso negativo – come “minori” (valga il recente esempio di Tutti i santi giorni), Bruni al contrario con Noi 4 prova a misurarsi con un racconto decisamente ambizioso, tanto che finisce per perdere le fila dell’ordito.
Più in particolare, laddove Scialla! si muoveva su toni da “medio cabotaggio”, qui il riferimento sembra essere alto, se non altissimo: il cineasta iraniano Asghar Farhadi e la sua straordinaria capacità di lavorare su un numero ristretto di character, sviscerandone lati oscuri, bugie, tormenti e piccoli quanto terribili segreti. Il mistero relativo a chi abbia davvero vinto un orsacchiotto di peluche a una fiera di alcuni anni prima (se il padre Ettore o la madre Lara), un momento identificato dai quattro protagonisti come l’episodio più felice della loro vita familiare, sembra decisamente troppo simile ad alcuni mcguffin su cui si “agita” il percorso dei personaggi dei film di Farhadi (l’ultimo in ordine di tempo è la mail – forse mandata o forse non ricevuta – in Il passato). Ma se questi minuscoli misteri – sintomo di una profonda incomprensione familiare – non vengono giustamente mai risolti in Farhadi (l’incomprensione resta tale e anzi, nel corso del film, si fa più profonda), in Bruni al contrario si sciolgono dando il via a rassicuranti svolte narrative.
Certo – si dirà – il “familismo” è una malattia tutta italiana è non è per forza detto che debba essere un elemento da valutare negativamente; ma questo cosiddetto “familismo”, come ogni cosa del resto, risulta convincente solo se ben motivato e costruito – e in Noi 4 non lo è. Convinto infatti di poter reggere il peso del film solo sulle spalle di una sceneggiatura architettata intorno a un racconto volutamente lasco e un po’ vacuo, Bruni punta tutto quanto sui suoi quattro personaggi e li lascia agire finché questi non si avvicinano definitivamente. Quello che non funziona allora è l’insistenza nel volerli a tutti i costi farli ritrovare, di modo che – risolti gli snodi narrativi su cui si è costruito il film per tutta la prima parte (il già citato mistero intorno alla vincita dell’orsacchiotto e l’esame di scuola media del figlio minore) -, ecco che nella seconda parte Noi 4 non sa più bene dove andare e accumula posticce scene finali (dalla sequenza del lago in poi).
Se a tutto questo vi aggiungiamo anche alcune evidenti cadute di stile – la più madornale è la messa in scena del Teatro Valle fatta da “esterno”, da intellettuale che non crede davvero a quello che racconta (Emma è tra gli occupanti e Bruni, in modo fastidiosamente perbenista, ci tiene soprattutto a farci vedere come i ragazzi puliscano con cura il teatro con tanto di aspirapolvere e olio di gomito) – allora emerge anche per Noi 4 l’accusa ricorrente che coinvolge il 99% della produzione nostrana: l’essere sganciati dalla realtà e il voler ambientare le proprie storie soltanto nel placido e fittizio mondo di una presunta Roma bene. Ecco che allora Bruni fallisce il confronto con Farhadi non solo nell’abilità di scrittura ma anche nel tentativo di raccontare il proprio Paese: laddove il cinema del cineasta iraniano guarda sempre al marcosistema da cui proviene (con l’eccezione del “francese” Il passato), Bruni mostra una Capitale che è Roma solo perché per l’appunto si vede il Teatro Valle e solo perché uno dei personaggi lavora alla Metro C (due cenni estemporanei che non arrivano a fare discorso, ma che sembrano messi apposta per ricordarci che il regista ha voluto fare uno sforzo di contestualizzazione). Probabilmente, allora, l’unico che esce rivitalizzato da questa esperienza è Fabrizio Gifuni nel ruolo del padre cazzone, un Gifuni che finalmente abbandona i panni mesti e severi di dirigenti di banca, di affaristi di alto bordo, di Aldo Moro, di De Gasperi, ecc. e che riscopre una sbrigliata verve recitativa, tenuta a freno da troppo tempo.
Info
Il trailer di Noi 4 su Youtube.
La pagina di Noi 4 sul sito della 01 Distribution.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Noi 4
- Paese/Anno: Italia | 2014
- Regia: Francesco Bruni
- Sceneggiatura: Francesco Bruni
- Fotografia: Arnaldo Catinari
- Montaggio: Marco Spoletini
- Interpreti: Fabrizio Gifuni, Francesco Bracci, Gianluca Gobbi, Giulia Li Zhu Ye, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Milena Vukotic, Raffaella Lebboroni
- Colonna sonora: Lele Marchitelli
- Produzione: IBC Movie, Pupkin Movie, Rai Cinema
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 93'
- Data di uscita: 20/03/2014


















Il capitale umano
Il passato
Tutti i santi giorni
Scialla!