Uscite in sala 28 settembre 2017

Uscite in sala 28 settembre 2017

Tra il 27 settembre e il 2 ottobre usciranno in sala 16 film. Un numero spropositato e insensato, che vedrà mandare al macello la stragrande maggioranza dei titoli. Tra questi val la pena ricordare il discusso Aronofsky, la nuova commedia con Richard Gere e due titoli italiani: L’intrusa e Il contagio. Lunedì prossimo, insieme a ben tre documentari, sarà poi la volta del restauro di Blow-Up…

 

MADRE!
di Darren Aronofsky

A Venezia è stato il classico titolo divisorio, di quelli che – scioccamente – fanno sedere da una parte o dall’altra della barricata. Strenui difensori contro ancor più strenui oppositori. Già questo dettaglio dovrebbe far provare naturale interesse verso il nuovo film di Darren Aronofsky, metafora della casa, del ruolo della donna nel menage familiare, del rapporto tra focolare domestico e ‘minaccia’ esterna. Il consiglio, prima di decidere da quale parte della barricata anche voi vi volete porre, è di andarlo a recuperare sul grande schermo.

La relazione di una coppia viene messa a dura prova quando alcuni inattesi ospiti si presentano a casa loro, gettando nello scompiglio la loro tranquilla esistenza… [sinossi]

 

L’INCREDIBILE VITA DI NORMAN
di Joseph Cedar

Interessante il modo in cui Richard Gere sta affrontando l’invecchiamento, anche nella scelta di titoli in cui domina un umore ‘autunnale’; in questo caso Joseph Cedar, all’esordio a Hollywood, vira il tutto verso la commedia, non priva di una verve caustica nei confronti della società bene newyorchese. Un film intelligente.

Norman Oppeheimer, operatore e millantatore a fin di bene, incontra Micha Eshel, politico israeliano che attraversa un periodo buio e incerto della sua vita. Norman aiuta Eshel a rialzarsi, favorendone anche l’ascesa politica. Tre anni dopo, Eshel è diventato primo ministro, e i due non si vedono da un po’. Il loro nuovo, imminente incontro, troverà la loro amicizia ancora intatta? [sinossi]

 

L’INTRUSA
di Leonardo Di Costanzo

Presentato alla scorsa Quinzaine des réalisateurs, il nuovo film di Leonardo Di Costanzo approda in sala in un momento in cui rischia di passare in sordina, senza che il pubblico se ne accorga (molta la concorrenza italiana in sala, anche di titoli in qualche modo sovrapponibili a questo nella mente degli spettatori); sarebbe un peccato, perché nonostante non raggiunga i risultati della precedente opera di finzione – L’intervalloL’intrusa è un film denso, che cerca di raccontare una realtà tratteggiata tentando di tenersi lontano dai cliché. E in parte riuscendovi.

Giovanna è la fondatrice del centro “la Masseria” a Napoli: le mamme del quartiere ci portano i bambini per sottrarli al degrado e alle logiche mafiose ed immergerli nella creatività e nel gioco. In quest’oasi cerca rifugio e ospitalità Maria, giovanissima moglie di un killer arrestato per l’omicidio di un innocente. Maria ha due figli. Per le altre mamme è il male incarnato. Ma la scelta di Giovanna è più difficile. Chi ha bisogno di più aiuto? [sinossi]

 

IL CONTAGIO
di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini

Anche Il contagio, come il film di Aronofsky, rischia di veder arrivare in sala spettatori prevenuti, magari aizzati dal disinteresse generale con cui il film è stato accolto alla Mostra di Venezia. Letture semplicistiche, per lo più. Botrugno e Coluccini non firmano un’opera perfetta, e viene naturale dispiacersi per certe scelte a volte troppo facili e una narrazione inondata di un numero eccessivo di personaggi, ma il loro film ha la forza di ritrovare uno sguardo perduto su Roma, sanamente sottoproletario, lontano dalle lusinghe della borghesia illuminata. Un dettaglio tutt’altro che secondario.

In una palazzina di borgata si intrecciano le vite di Marcello e Chiara, di Mauro e Simona e del boss di quartiere Carmine. In questo scenario di umanità mutevole, perennemente sospesa tra il tragico e il comico, s’inserisce anche il professor Walter, scrittore di estrazione borghese, il quale ha da tempo una relazione con Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta. Mauro, freddo e ambizioso spacciatore, sembra il solo a sentire la necessità di una svolta, mentre i poteri corrotti irrompono in quest’angolo di periferia. [sinossi]

 

KOUDELKA FOTOGRAFA LA TERRA SANTA
di Gilad Baram

Koudelka fotografa la Terra Santa è un documentario su un artista e il suo processo creativo, e in questo modo un’opera teorica che fa dialogare cinema e fotografia, immagini in movimento e immagini fisse, colore e bianco e nero. Per aumentare l’empatia tra i due mezzi, Gilad Baram usa inquadrature statiche, con pochi movimenti di macchina. E costruisce un film in piccoli segmenti, la preparazione dello scatto che confluisce nello scatto stesso, in bianco e nero. Complimenti a Lab 80 per la scelta distributiva, con la speranza che riesca a raggiungere un numero decente di sale in giro per il paese…

Il leggendario fotografo ceco della Magnum Josef Koudelka, quarant’anni dopo aver scattato le famose immagini dell’invasione di Praga da parte delle truppe sovietiche, arriva in Israele e Palestina e rimane scosso dalla visione del muro alto nove metri in Cisgiordania. [sinossi]

 

JUKAI – LA FORESTA DEI SUICIDI
di Jason Zada

Torna la famigerata foresta Aokigahara, già immortalata da Gus Van Sant nel dimenticabile La foresta dei sogni, ma stavolta Jason Zada vi ambienta un horror in piena regola, con tanto di incubi, fantasmi e via discorrendo. Nulla di nuovo sotto il sole (o anche nel buio della notte), anche se un paio di sobbalzi il film li concede. Solo per aficionados del genere.

La foresta Aokigahara, chiamata anche Jukai – La foresta dei suicidi, è un groviglio silenzioso di alberi e arbusti situato ai piedi del monte Fuji, in Giappone. La giovane Sara vi si inoltra per ritrovare la gemella Jess che tutti credono morta. La ragazza è svanita in circostanze misteriose durante un campeggio solitario, proprio nel luogo in cui si recano le persone intenzionate a togliersi la vita. Ma questo non basta a convincere Sara che Jess sia morta nella foresta degli orrori, così vola dall’altra parte del pianeta per rintracciarla. Lo spettacolo che le si presenta davanti ricorda lo scenario di un suo incubo ricorrente: il fitto ammasso di vegetazione racchiude oscuri misteri incomprensibili all’uomo, al di là dei sentieri battuti si consumano orrende visioni di paura, strazio e dolore, creature demoniache si nascondono nelle grotte gelate e nei fossi coperti. Chiunque vorrebbe fuggire da quel luogo selvaggio e labirintico, teatro di morte e sofferenza. Ma non l’ostinata Sara, almeno non prima di aver ritrovato sua sorella. [sinossi]

 

UNA FAMIGLIA
di Sebastiano Riso

Il film di Sebastiano Riso, già immeritatamente accolto nel concorso veneziano – dove sembrava un pesce fuor d’acqua, anche più del pessimo Human Flow di Ai Weiwei, che esce sempre questa settimana -, pone un interrogativo serio: il cinema italiano ha bisogno di opere simili? In cosa un melodramma così esasperante dovrebbe essere letto come film d’autore? A chi si rivolge, e perché? Meglio evitare con grande cura, o se si ha avuto la sventura di imbattervisi, dimenticare in fretta e furia.

Vincent è nato cinquant’anni fa vicino a Parigi ma ha tagliato ogni legame con le sue radici. Maria, più giovane di quindici anni, è cresciuta a Ostia, ma non vede più la sua famiglia. La loro quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù di un amore senza condizioni. [sinossi]

 

HUMAN FLOW
di Ai Weiwei

Di male in peggio si va avvicinandosi al film di Ai Weiwei (nelle sale da lunedì 2 ottobre), che sfonda il muro dell’immoralità nel tratteggiare un tema, quello dei profughi e degli emigranti di tutto il mondo, a dir poco delicato. Indeciso sulla forma da assumere (reportage? Documentario d’arte? Film da battaglia?) l’artista estrae dal cilindro un guazzabuglio senza capo né coda, oltre i limiti del sostenibile.

Oltre 65 milioni di persone nel mondo sono state costrette a lasciare le proprie case per sfuggire alla carestia, ai cambiamenti climatici e alle guerre. È il più grande esodo umano dai tempi della Seconda guerra mondiale. Girato nel corso di un anno carico di eventi drammatici, Human Flow spazia in 23 paesi tra cui Afghanistan, Bangladesh, Francia, Grecia, Germania, Iraq, Israele, Italia, Kenya, Messico e Turchia… [sinossi]

 

ALIBI.COM
di Philippe Lacheau

Il punto più basso della settimana, se così si può dire, lo tocca però questa commedia farsesca francese, che oltralpe ha guadagnato un numero sorprendente di euro al punto da convincere Medusa non solo ad acquistarlo, ma a ottenere i diritti per un eventuale remake. Ci mancherebbe solo quello…

Alibi.com è un servizio di copertura digitale per bugiardi cronici e disertori occasionali. Con un guizzo di temeraria creatività e un’ampia gamma di stratagemmi ben congegnati, il fondatore della società Greg, insieme con il socio Augustin e il dipendente Medhi, fornisce ai suoi clienti ogni sorta di scappatoia plausibile per evitare impegni e ramanzine. I singolari affari vanno a gonfie vele fino a quando Greg non si infatua di Flo, una ragazza dolce e gentile con un’avversione particolare per i… Bugiardi. All’indaffarato complice dei disonesti non rimane che escogitare anche per se stesso un alibi astuto e convincente, che nasconda la vera natura del business e preservi la storia romantica con l’adorata Flo. Ma le bugie, anche quelle architettate con cura, hanno le gambe corte e traballanti, e presto Greg scopre che il padre di Flo è proprio uno dei suoi affezionati clienti. [sinossi]

 

BLOW-UP
di Michelangelo Antonioni

Se avete bisogno di leggere qualche riga che vi spieghi i motivi per i quali da lunedì prossimo è obbligatorio rivedere al cinema questo film, fareste meglio a rivedere l’opinione sulla vostra cinefilia. Per i fedeli lettori di questa piccola rubrica settimanale, la posizione qui in basso non ha bisogno di spiegazioni: i recuperi del passato quasi sempre li abbiamo inseriti alla fine, anche per non “macchiarli” nella disfida al botteghino che rappresenta invece l’agone principale per tutti gli altri titoli. David Hemmings vi aspetta in sala: cosa aspettate?

Blow-Up è la storia di una giornata nella vita di un fotografo e di quello che scopre in quel giorno. Al parco, fotografa due persone e, più tardi, riguardando le fotografie, si accorge di qualcosa che non era riuscito a vedere. Un elemento di realtà che sembra reale e che, in effetti, lo è. Tuttavia la realtà contiene un surplus di libertà difficile da spiegare. Alla fine della giornata, il fotografo ha imparato diverse cose, come ad esempio giocare con una palla immaginaria, che dopotutto non è così male come risultato. Blow-Up è per certi versi come lo Zen: se cerchi di spiegare qualcosa, la tradisci. [sinossi]

 

Questa settimana escono anche Ivory – A Crime Story (2017) di Sergey Yastrzhembsky, Emoji – Accendi le emozioni (2017) di Tony Leondis, Babylon Sisters (2016) di Gigi Roccati, Last Christmas (2016) di Christiano Pahler, Chi m’ha visto (2017) di Alessandro Pondi e da lunedì il documentario Ferrante Fever (2017) di Giacomo Durzi. Buona visione!

Info
Il sito ufficiale di Madre!.

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