Strange World – Un mondo misterioso

Strange World – Un mondo misterioso

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Sessantunesimo classico della Disney, l’avventuroso Strange World – Un mondo misterioso di Don Hall (e Qui Nguyen) è una paraboletta sulle divergenze generazionali, sulla decrescita felice e sull’inclusività. Tanti buoni sentimenti, poche intuizioni narrative e delle scelte grafiche non esattamente memorabili, nonostante i dichiarati intenti di rifarsi al fumetto franco-belga e ad alcuni classici anni Quaranta\Cinquanta della Casa del Topo.

Tutto quello che occorre a me

La grande avventura della famiglia Clade ha inizio quando la presidentessa di Avalonia, Callisto Mal, si presenta alla fattoria della famiglia, con grande sorpresa di Searcher e di sua moglie Meridian. Ci sono cattive notizie: il pando –la rivoluzionaria pianta che Searcher aveva scoperto anni prima –è nei guai e le vite di tutti gli abitanti di Avalonia sono in grave pericolo. Bisogna intraprendere un viaggio per arrivare alla fonte, ovunque essa sia, e capire come salvarla. Il loro viaggio li porterà in un mondo di cui nessuno conosceva l’esistenza, dove incontreranno moltissime creature mai viste prima: alcune sono strane, altre sono meravigliose, e altre ancora sono semplicemente pericolose… [sinossi]
Il cielo mi vuol ben
mi vuole tanto ben
m’ha dato il seme delle mele
pioggia e sole
con tutto quello che
occorre a me…

I nasoni ingombranti dei maschi Clade ci dicono moltissimo dell’attuale stato di salute dell’animazione mainstream. E mica un mainstream qualsiasi. Alzando i nostri banali nasini verso l’alto, possiamo scorgere a fatica le vette produttive della Disney, dominatrice oramai di tutto, forte di budget inarrivabili, di incassi mirabolanti, di un pubblico vastissimo e fedele come il trezampe Legend. Da lassù, i creativi della Casa del Topo hanno deciso sostanzialmente due cose: la prima, indicarci il dorato sentiero che ci porterà verso un futuro finalmente a misura di persone perbene; la seconda, guardare al passato, ai classici, per aggiornarli nei contenuti e anche nella grafica. E se della decrescita felice condita dai bisticci tra boomer, millennial e generazione Z ci interessa poco e forse nulla, non possiamo nascondere l’ennesima delusione sul versante animato.

Certo, la qualità di Strange World – Un mondo misterioso è comunque elevata, ma è proprio sul piano squisitamente estetico, nel chara e mecha design, nei criteri seguiti per la fluidità dei movimenti, nelle scelte cromatiche, che la pellicola sembra proprio scivolare via, senza lasciare un segno, sterile, piuttosto inutile, perfino dannosa. Gli autori tirano in ballo un incolpevole Didier Conrad, Lo scrigno delle sette perle e Le avventure di Ichabod e Mr. Toad, arrampicandosi fino a Le avventure di Peter Pan e l’inarrivabile La bella addormentata nel bosco, ma basterebbero pochi secondi di Johnny Semedimela per smascherare l’appiattimento disneyano, questa continua e reiterata rinuncia alla sperimentazione, a linee e colori per una volta alternativi al gusto dominante e alle pastoie creative della computer grafica – come spesso accade in Casa Disney, ci si aggrappa disperatamente all’altro correntone, soprattutto al prode Rich Moore (Ralph Spaccatutto, Zootropolis e Ralph spacca Internet).

Le presunte mirabilie di Strange World finiscono per prendere virtuali ceffoni sia da Viaggio al centro della Terra (1959) di Henry Levin sia da Viaggio allucinante (1966) di Richard Fleischer, la parabola morale è smaccatamente programmatica, farraginosa e superficiale e l’animazione non si discosta mai dalla banalità della CGI commerciale. Il target è il solito: bambini accompagnati dai genitori, rassicurati dal contenuto ipoteticamente a prova di bomba. Detta così, sembrerebbe una tragedia. In realtà, capovolgendo la prospettiva e guardando a un passato non troppo lontano della stessa Disney, ci si può augurare che a prevalere all’interno dell’azienda siano altre scelte grafiche – a volte è andata bene, a volte male, l’unica certezza è che i tempi di Zio Walt sono sempre più lontani.

Resta poi aperto il solito discorso sulla percezione occidentale delle opere disneyane, tra periodi di crisi che oggi rappresenterebbero una ventata d’aria fresca (si pensi a Robin Hood, Le avventure di Winnie the Pooh e Le avventure di Bianca e Bernie) e il fantomatico rinascimento di Katzenberg, che per magia si è tramutato in un tracollo. Ecco, Strange World sembra proprio arrivare da lì, dai remi tirati in barca, da una visione ottusa dell’animazione, dai soliti sentieri facili e banali. Intanto, fuori dal Regno Incantato, ci pensano altri artisti e registi a dare ancora un senso compiuto al cinema d’animazione, alla narrazione, alle opere per i piccoli spettatori.

Info
Il trailer italiano di Strange World – Un mondo misterioso.

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