Eight Postcards From Utopia

Eight Postcards From Utopia

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Uno dei due film di Radu Jude a Locarno 77, Eight Postcards from Utopia, realizzato insieme al filosofo Christian Ferencz-Flatz, è un assemblaggio di spot pubblicitari trasmessi in Romania nel decennio successivo alla fine dell’era socialista. Un documento lampante della nascita del capitalismo nella forma di un’estetica rozza quanto ingenua.

Essi vivono in Romania

Un film di found-footage assemblato esclusivamente con pubblicità della Romania post-socialista. Documenti del lungo periodo di transizione del paese, fatti per parlare della vita, dell’amore e della morte, del corpo e della fragilità umana, della natura e del soprannaturale, della storia recente e, naturalmente, del socialismo e del capitalismo. [sinossi]

Non hanno avuto il Carosello in Romania, ovvero un’epoca pionieristica dove gli spot pubblicitari erano delle opere d’arte, dei cortometraggi con delle storie compiute. Il paese si è aperto al capitalismo, e quindi alla pubblicità quale anima del commercio, dopo la rivoluzione del 1989 e la conseguente dismissione del sistema socialista. E come linguaggio pubblicitario è stato subito introdotto quello, kitsch e pacchiano, che imperava in Occidente negli anni Ottanta e Novanta. Questo è evidente in quell’assemblaggio di spot pubblicitari televisivi d’epoca che è Eight Postcards from Utopia (il titolo originale rumeno è Opt ilustrate din lumea ideală), presentato fuori concorso al Locarno Film Festival 2024, opera di Radu Jude coadiuvato dal filosofo Christian Ferencz-Flatz. Si tratta di uno dei due film del filmmaker rumeno in questa edizione di Locarno. Il lavoro dei due autori è consistito in un montaggio, con una divisione tematica in otto capitoli, di pubblicità che hanno imperversato nella televisione nel cosiddetto periodo della transizione del paese, ovvero il decennio che segue la caduta del regime di Ceaușescu. E proprio il conducător compare all’inizio del film, in un momento situazionista, in una pubblicità che esalta la libertà di parola con un collage di immagini che partono da un vero discorso del leader in un congresso di partito, un lavoro ardito di montaggio messo nel contesto di un film che si basa sul solo montaggio, probabilmente ispirato all’incontro di Hitler e Woody Allen nel finale di Zelig.

Sono commercial rozzi tanto dal punto di vista artistico, quanto nel veicolare il messaggio in modo per nulla sofisticato e molto diretto. Il medium è il messaggio. Non c’è bisogno degli occhiali di Essi vivono per decifrarli, sono già di per sé chiarissimi ed espliciti. Tanto chiari che Eight Postcards from Utopia funziona come un trattato didascalico dei sogni e delle ambizioni dell’uomo medio rumeno del periodo di transizione, come dei processi stessi di instaurazione del capitalismo. Da un lato ci sono spot che solleticano un orgoglio nazionalistico storico richiamando un arcadico mondo imperiale, nella grandezza di figure storiche come quella di Ștefan III cel Mare, e con un’estetica da 300 o Prince of Persia; dall’altro è evidente come il paese venga conquistato da potentissimi brand mondiali, come la Pepsi. C’è la nascita e lo sviluppo del sistema finanziario, bancario e assicurativo, spesso portato da multinazionali estere, delle privatizzazioni, pure annunciate con orgoglio da pubblicità, dei beni di lusso e dei casinò, delle automobili come status symbol, della tecnologia informatica con il suo elevatissimo grado di obsolescenza: sono tutti segnali di un modello capitalista che stava prendendo piede nel paese a un ritmo eccessivo. Ci sono pubblicità che fanno leva sul desiderio di diventare miliardari, con le banconote che volano, ma anche spot di arruolamento nell’esercito. E non manca, nell’ottavo e ultimo capitolo, Masculin Féminin, tutta una serie di richiami alla sfera sessuale, all’ingrediente erotico di tanta pubblicità, ancora con citazioni per esempio da Basic Instinct. Ulteriore capitolo è quello sui farmaci, sulla mercificazione dei prodotti per stare bene.

Viene in mente Blob, la storica trasmissione di montaggio di enrico ghezzi e Marco Giusti, ma l’operazione di Christian Ferencz-Flatz e Radu Jude non è esattamente quella. I due autori rumeni praticamente non disassemblano per riassemblare gli spot che sono quasi sempre presentati integralmente. Il loro montaggio serve a creare un significato dalla loro giustapposizione o nella loro classificazione. Fa eccezione uno spot, nella sezione Money Talks, dove viene proposto il fuori onda di un attore che non riesce a dire quello che deve, un po’ come in certi momenti di Maresco. Nella filmografia di Radu Jude c’è un’affinità con The Dead Nation, nelle fotografie Costică Acsinte, nella dialettica tra immagini e Storia, che a sua volta ci riporta al lavoro sugli home movie di famiglia di Péter Forgács. In Eight Postcards from Utopia la Storia non rappresenta ormai più il fuori campo delle immagini, lo scarto è semmai con la consapevolezza della disillusione successiva all’euforia capitalistica. Jude, con Ferencz-Flatz, racconta nuovamente una nazione morta.

Info
Eight Postcards from Utopia sul sito di Locarno 2024.

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