The Ugly Stepsister
di Emilie Blichfeldt
Body horror dalla fortunata parabola festivaliera (Berlinale, Sitges, Neuchâtel…), The Ugly Stepsister sbarca al Trieste Science+Fiction Festival 2025 nella serata d’apertura, offrendo generosamente al pubblico mutilazioni, tenie ingurgitate e vomitate in quantità, dettagli porno e violenze psicologiche e fisiche di vario tipo. Insomma, non per tutti. Alla sua opera prima, forte di un cast all’altezza del compito, Emilie Blichfeldt riporta la favola di Cenerentola alla forma primordiale, azzerando qualsiasi gingillo disneyano e focalizzandosi sull’ossessione della bellezza, unica arma per fanciulle prigioniere di una società visceralmente patriarcale e classista.
Strettina è la scarpetta, la vera sposa è ancor nella casetta
Una vedova ambiziosa, Rebekka, ha due figlie poco attraenti, Elvira e Alma; un vedovo più anziano, Otto, ha una figlia bellissima di nome Agnes. Gravati dai debiti e convinti che l’altro abbia soldi, Otto e Rebekka si sposano per unire le loro famiglie. Le speranze di ricchezza e privilegio di Rebekka si scioglie come neve al sole quando, alla prima notte di nozze, Otto vomita sangue e muore, e la famiglia scopre con sgomento che in realtà è al verde… [sinossi]
L’attualità e l’urgenza del body horror declinato al femminile ha ovviamente radici profonde e lontane nel tempo, già viste e attraversate in forme diverse, ma per ovvi motivi plasmate in passato da mani o occhi maschili. Questione quindi di punti di vista, di adesioni che non potevano essere totali, di sensibilità altre. In tal senso, pellicole come The Ugly Stepsister, opera prima di Emilie Blichfeldt, seguono un flusso spesso post-cronenberghiano, postfemminista, intriso di citazioni, rimandi, di rielaborazioni di materiali preesistenti. Ad esempio, le zoomate che sembrano impiantate da un giallo italiano degli anni Settanta e l’aura da horror gotico della Hammer: al di là del risultato finale, strumenti finalmente in mani diverse. Poi, ovvio, l’obiettivo è (o quantomeno dovrebbe essere) il superamento di questa fase.
Per evidenti assonanze, la mente corre a The Substance di Coralie Fargeat, ma gli esempi di focalizzazione sul corpo femminile attraverso il body horror – o giù di lì – oramai si affastellano, testimonianza evidente della suddetta urgenza e attualità. La necessità di affrontare determinati temi, qui persino tornando parecchio indietro nel tempo (la favola di Cenerentola, nella sua declinazione orrorifica, ha radici antichissime), rispecchia la precaria uguaglianza conquistata nel secolo scorso, oggi in fase di assestamento e superamento. Questa sorta di auto-torture porn messo in atto dall’ingenua Elvira, inizialmente costretta dalla madre Rebekka e poi preda di un delirio irrefrenabile, è la proiezione nemmeno troppo in potenza delle conseguenze di una prigione invisibile di ieri, oggi e forse anche domani: il canone estetico, la bellezza come ascensore sociale, come ragione di essere, come principale e forse unica risorsa.
Se le questioni di classe restano purtroppo sullo sfondo, come spesso accade anche al di là del grande schermo, il cuore pulsante di The Ugly Stepsister è il corpo, la sua forma, le sue forme. Il corpo inteso come ciò che vediamo, desideriamo, possediamo, mentre l’interno del corpo diventa un luogo altro: le viscere sono l’antro in cui celare la mostruosità, il dolore, l’indicibile. Nella sua folle discesa agli inferi, parallela alla prorompente ascesa estetica, Elvira è impotente, abbandonata a se stessa, pedina di un gioco\giogo che si tramanda da generazioni, da madre a figlia, da insegnante a studentessa. Nel frattempo, il maschio attende, al limite stupra, nei casi migliori si innamora e coglie l’attimo (ma in questo caso sono dinamiche da plebaglia). Se Agnes è una Cenerentola un po’ altezzosa, le sorellastre sono tutt’altro che cattive, anzi. Sono vittime. Ma vittima probabilmente è stata anche la madre, ora carnefice fredda e calcolatrice: ma anche lei, con l’avvenenza che sta sfiorendo, che altre armi avrebbe?
Figlio anche degli slanci erotici di Cinderella (1977) di Michael Pataki, The Ugly Stepsister non riesce però a essere veramente cattivo, spietato, finendo per ammorbidire la favola nella sua declinazione più cruda e didascalica. Nel plasmare a proprio piacimento il testo originale, adattato per comprensibili necessità, Blichfeldt si abbandona paradossalmente a una concessione quasi disneyana. Perché, alla fine della fiera, siamo (quasi) tutti figli del nostro tempo.
Info
The Ugly Stepsister sul sito del Trieste S+F.
- Genere: commedia, grottesco, horror
- Titolo originale: Den stygge stesøsteren
- Paese/Anno: Danimarca, Norvegia, Polonia, Romania, Svezia | 2025
- Regia: Emilie Blichfeldt
- Sceneggiatura: Emilie Blichfeldt
- Fotografia: Marcel Zyskind
- Montaggio: Olivia Neergaard-Holm
- Interpreti: Adam Lundgren, Agnieszka Żulewska, Ane Dahl Torp, Cecilia Forss, Flo Fagerli, Isac Calmroth, Katarzyna Herman, Kyrre Hellum, Lea Myren, Malte Myrenberg Gårdinger, Oksana Czerkasyna, Ralph Carlsson, Richard Forsgren, Thea Sofie Loch Næss, Willy Ramnek Petri
- Colonna sonora: John Erik Kaada, Vilde Tuv
- Produzione: Film i Väst, Lava Films, Mer Film, Motor, Scanbox Entertainment, Zentropa International Sweden
- Distribuzione: I Wonder Pictures
- Durata: 105'
- Data di uscita: 30/10/2025




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