Jumpers – Un salto tra gli animali

Jumpers – Un salto tra gli animali

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Gioca sul sicuro Jumpers – Un salto tra gli animali, trentesimo lungometraggio della Pixar dai riflessi più dreamworksiani che disneyani. Nel quarantennale della sua (ri)fondazione, l’ex-casa di produzione di John Lasseter si affida alla verve comica di Daniel Chong, già Story Artist e Pixar Senior Creative Team di lungo corso e soprattutto creatore e regista della serie We Bare Bears – Siamo solo orsi e del relativo Siamo solo orsi – Il film. Una risata li salverà?

La battaglia dei cinque regni

L’amante degli animali Mabel coglie l’occasione di usare una nuova tecnologia per “trasferire” la sua coscienza in un castoro robotico realistico e comunicare direttamente con gli animali. Mentre scopre misteri nel mondo animale che vanno oltre ogni sua immaginazione, Mabel stringe amicizia con il carismatico castoro Re George e deve riunire l’intero regno animale per affrontare una grave e imminente minaccia umana: il sindaco Jerry Generazzo… [sinossi]

«Castoro, castoro, ciocchi di legno, ciocchi di legno». A tenere in piedi una trama piuttosto semplice e prevedibile non è il pur funzionale riciclo narrativo e soprattutto emotivo dell’incipit di Up, base di partenza per dare un certo spessore drammatico a Jumpers – Un salto tra gli animali, ma quella vena comica che Daniel Chong si porta dietro dai tempi di Cartoon Network e della pucciosa serie We Bare Bears – Siamo solo orsi. Una comicità demenziale, intrisa di slapstick, che plasma anche il character design dei vari animali, qui divisi (ma poi uniti!) nei vari regni.
Divertente, adatto a tutti, facilmente digeribile e anche dimenticabile, il secondo lungometraggio diretto da Chong non è solo distante dalla storica prassi pixariana, ma anche da quella successiva via di mezzo pixariana\disneyana: l’intreccio con la semplicità di tratto e l’immediatezza delle produzioni targate Cartoon Network, erede diretto dei Saturday morning cartoons, sembra quasi portarci su un nuovo piano produttivo, più vicino alla spensieratezza dei film della DreamWorks Animation.

Se la semplificazione del character design, una declinazione comunque lussuosa e soprattutto tridimensionale del concetto di limited, si accompagna a una narrazione basilare e traboccante buoni sentimenti (però orientati verso una famiglia allargata, un po’ alla Kung Fu Panda, e non a quella tradizionale di Inside Out e Inside Out 2), non sfugge l’insistenza sul concetto «tutti sotto lo stesso cielo», posizione filosofica, culturale e soprattutto politica che rimanda direttamente alla visione universalistica del Tianxia (trad. Tutto ciò che sta sotto il cielo). Insomma, lo slancio ecologista e il tema dell’inclusione trovano un ombrello accogliente e soprattutto protettivo in uno dei cardini della cultura cinese, ma anche del loro cinema, di un immaginario indirizzato verso il grande obiettivo comune e comunitario. Sotto la superficie così ben levigata dai software Presto e RenderMan passa quindi un messaggio che, visti i tempi, non è solo controtendenza nella sfera occidentale ma che indica chiaramente una via diversa, decisamente altra, un’utopia politica che pezzo dopo pezzo (regione dopo regione, nazione dopo nazione) sta prendendo forma lontano e al contempo sotto i nostri occhi.

«Non c’è posto per la rabbia se si fa parte di qualcosa di grande». Giusto, giustissimo, almeno apparentemente. Se Jumpers – Un salto tra gli animali cita apertamente Avatar e se la memoria ripesca l’oramai datato (per l’animazione in cgi) La gang del bosco, forse sarebbe il caso di ripassare kolossal come La battaglia dei tre regni, tanto per rinfrescare il concetto di riunificazione del paese.
Tornando sopra la superficie, a questioni più squisitamente pixariane, è comunque interessante l’intreccio di generi, con tanto di componente fantascientifica, come è convincente dal punto di vista grafico il personaggio di Mabel, bambina e poi giovane donna dall’apprezzabile character design – in tal senso, aiuta la semplificazione dei vari animali, svicolando così dal solito impari confronto, tallone d’Achille non solo della Pixar ma, fino a oggi, di tutta l’animazione in computer grafica. Ritmo e gag a profusione ricordano, ma con risultati più convincenti, il brusco cambio di direzione di Cars 2, poi prontamente smentito. Erano però altri tempi, era un’altra Pixar e soprattutto era ben diverso il legame col pubblico: dopo l’ossigeno di Inside Out 2, in attesa di buone nuove sul fronte box office da Toy Story 5, dalle parti di Emeryville si battono giustamente nuove strade. O forse autostrade…

Info
Il trailer di Jumpers – Un salto tra gli animali.

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