Diários de Otsoga

Diários de Otsoga

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Presentato al 32° FIDMarseille, dopo l’anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs, Diários de Otsoga di Maureen Fazendeiro e Miguel Gomes, rappresenta a oggi il film più brillante sul lockdown, con una narrazione a ritroso che a un certo punto disvela il film nel suo stesso farsi, in un’operazione collettiva dove trionfa, sopra tutto, la gioia di vivere insieme.

La bella estate

Nel giardino di una casa di campagna portoghese, in piena estate, Crista, Carloto e João stanno costruendo una serra per le farfalle nella routine della vita domestica. [sinossi]

Un inno alla gioia di vivere insieme, di ballare, buttarsi in piscina, baciarsi, realizzato durante il momento più buio del lockdown che è stato applicato, in Portogallo come in buona parte del mondo. Questo è Diários de Otsoga (film che circola ai festival indifferentemente con il titolo portoghese come in quello francese, Journal de Tûoa, o con quello inglese The Tsugua Diaries), opera firmata da Maureen Fazendeiro e Miguel Gomes, presentata al 32° FIDMarseille, nella sezione Autres joyaux, dopo l’anteprima alla Quinzaine des Réalisateurs. Un gruppo di personaggi si trova in una fazenda, in piena estate, lavorando alla realizzazione di una serra per farfalle, e passando il tempo a ballare, nuotare in piscina, giocare a biliardo. Sembra una dacia cekhoviana, ma le battute del film rimandano all’universo di Cesare Pavese, alle sue atmosfere rurali, agli amori estivi.

Diários de Otsoga segue due schemi, non nuovi nella settima arte. Il primo è quello della narrazione a ritroso, in stile Memento per intenderci. La cosa è dichiarata subito nella forma del diario, con intertitoli che demarcano i giorni, che appunto seguono un ordine cronologico inverso. La seconda peculiarità è quella metacinematografica, nell’esibire il profilmico, la troupe e la lavorazione del film, nello stile di Effetto notte. Il punto nodale, il disvelamento del meccanismo, è a circa metà, quando per realizzare una scena di bacio sbucano fuori regista e tecnici che consultano i complicati protocolli per le misure anti-covid da applicare a una scena così delicata dal punto di vista della possibilità di contagio. Non solo scopriamo trattarsi di un film nel film, ma anche che si tratta di un film sul covid, decisamente il più geniale tra quelli che finora si sono visti. La narrazione a ritroso, di solito usata nella narrativa di genere per svelare un arcano, serve qui ad andare alle origini del meccanismo cinema stesso, alla genesi di ciò che stiamo vedendo, alla scena primaria del regista che spiega alla crew che ha deciso di fare un film con la narrazione cronologicamente invertita. Dal film si risale al suo stesso making of. E i giorni del diario diventano a un certo punto composti dalla scena e del suo concepimento: Miguel vuole usare un trattore ed eccolo scorrazzare con uno di questi mezzi agricoli. Diários de Otsoga nasce in condizioni simili a quelle del film nel film di Lo stato delle cose, nella stasi della lavorazione di un film, in questo caso per il sopraggiungere della pandemia, decidendo così di mettere in scena quella stessa stasi.

La narrazione a ritroso si risolve infine con una circolarità, smentendo così quel suo andare all’indietro, e la scena iniziale del ballo torna alla fine. Sono momenti di vita collettiva anche nella creazione dell’opera artistica che si basa sulla condivisione di idee tra tutti. La concezione corale di un’opera cinematografica torna nel cinema lusitano: in questo modo per esempio è stato concepito A fábrica de nada di Pedro Pinho. E come ancora spesso succede nel nuovo cinema portoghese, Diários de Otsoga è filmato in pellicola 16mm, con i suoi colori pastello come fossero su tela. La pellicola cattura tanto i colori rurali, quelle nature morte di frutti marcescenti e coperti di ruggine, quanto i colori pop delle feste al neon. Diários de Otsoga si fonda su un principio di scatole cinesi: una troupe cinematografica filma un gruppo di persone intente a costruire una serra per farfalle. La serra rappresenta il confinamento operato su creature dalla vita breve come le farfalle, ma sappiamo quanto sia relativa l’esistenza. Ma nel confinamento Maureen Fazendeiro e Miguel Gomes realizzano un inno alla convivialità, alla socialità, ai balli e ai divertimenti collettivi. Una forma di catarsi rispetto alle esistenze più o meno solitarie cui si è stati costretti con il lockdown.

Info
La scheda di Diários de Otsoga sul sito del FID Marseille

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