The Flash

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The Flash apre il DC Universe al concetto di multiverso, ponendosi (non sappiamo quanto volutamente) tra il vecchio e il nuovo corso del franchise di casa Warner. Una “terra di mezzo” in cui il film di Andy Muschietti, comunque, si muove complessivamente bene, con un buon equilibrio tra epica, humour smitizzante e inevitabili richiami nostalgici al passato.

Memorie di un multiverso futuro

Barry Allen, alias The Flash, scopre casualmente di poter viaggiare nel tempo: il giovane, che ha vivo il ricordo di sua madre assassinata, e di suo padre ingiustamente accusato di quel delitto, decide così di tornare nel passato per evitare questi due eventi. Ciò che Barry non sa, tuttavia, è che la sua azione avrà conseguenze imprevedibili, su di lui e sulla stessa stabilità del continuum spazio/temporale. [sinossi]

Con The Flash, anche il DC (Extended) Universe si apre al concetto di multiverso. Abbiamo messo l’aggettivo “Extended” tra parentesi in quanto, com’è noto, il vecchio progetto del DCEU – quello che aveva al centro la Justice League di Zack Snyder, per capirsi – è stato di fatto abortito, in favore di un rinnovato DC Universe che probabilmente manterrà solo pochi collegamenti con l’universo di partenza. Un film come questo di Andy Muschietti, quindi – analogamente ai precedenti Black Adam e Shazam! Furia degli dei, e ai prossimi Blue Beetle e Aquaman e il regno perduto – si trova in una sorta “terra di mezzo” tra vecchio e nuovo, di cui non sappiamo, precisamente, quanto verrà mantenuto – ammesso che qualcosa di fatto sopravviva. Un destino strano, per un film che doveva rappresentare una svolta all’interno del franchise DC/Warner, e che per la sua stessa concezione si pone come sorta di lavoro “enciclopedico” (e solo vedendolo si potrà capire, appieno, cosa intendiamo con questo termine) dell’universo cinematografico – e televisivo – della compagnia statunitense. Sia quel che sia, The Flash è stato dato in pasto al pubblico con un discreto battage promozionale, pur puntato in primis (e la cosa è più che comprensibile) sul ritorno delle due diverse versioni di Batman, interpretate rispettivamente da Ben Affleck e (soprattutto) da Michael Keaton.

La premessa tramite il quale The Flash giunge al concetto di multiverso è per certi aspetti simile a quella di uno dei più recenti blockbuster dei rivali della Marvel, ovvero Spider-Man: No Way Home: il tutto, infatti, nasce da un tentativo dell’eroe di cambiare il (proprio) passato, evitando l’assassinio di sua madre e l’arresto di suo padre, ingiustamente accusato di esserne il responsabile. L’azione di Barry/Flash – fortemente disincentivata dal mentore e amico Bruce Wayne – provoca il blocco dell’eroe tra passato e presente, in una linea temporale alternativa che la stessa modifica del passato ha generato: una timeline in cui lui è un diciottenne che non riceverà mai i suoi poteri, Superman non è mai arrivato sulla Terra, e Batman è un anziano signore che ha ormai appeso costume e mantello al chiodo.

Dal plot qui brevemente esposto si capisce chiaramente come il film di Muschietti tenti un approccio laterale e indiretto al concetto di multiverso (ormai sdoganato dai vari Spider-Man – Un nuovo universo e sequel, dal già citato No Way Home, e dai tanti Oscar tributati a Everything Everywhere All at Once) non modificandone tuttavia la sostanza: via libera, anche in questo caso, alle versioni alternative di uno stesso personaggio – le due relative al protagonista vengono interpretate, invero ottimamente, dallo stesso Ezra Miller; via libera al ritorno di vecchi interpreti, reali e digitalmente ricreati, e persino alle iterazioni dei personaggi ipotizzate e mai realizzate (evitiamo qui gli spoiler, pur laddove le notizie, in tal senso, sono già abbondantemente circolate). Via libera alla nostalgia cinefila, quindi, con tutti i suoi rischi di rappresentare una facile (se non persino ricattatoria) scorciatoia all’emotività. Tuttavia, pur essendo nato in un’industria che ha fatto del richiamo nostalgico e della citazione un marchio di fabbrica – ormai trasversale alle varie major – va detto che The Flash non si adagia, come pure sarebbe stato facile fare, su questa componente.

Un pregio del film di Andy Muschietti, che “prende per buona” la linea temporale del vecchio DC Extended Universe come se nulla fosse successo, è quello di mescolare bene la origin story del personaggio – di cui in precedenza ci erano stati offerti solo cenni – con una vicenda che ne delinea bene l’evoluzione, sfruttando con efficacia il tema del viaggio nel tempo. Una riuscita che si deve soprattutto all’abile utilizzo dello strumento del flashback, nonché alla capacità della sceneggiatura di giocare col topos del destino, mescolandolo bene con un coming of age di cui cogliamo subito la portata problematica. In questo senso, The Flash riesce a dosare bene la componente umoristica che il personaggio, da sempre, porta con sé – componente che avevamo già imparato a conoscere fin dalla sua apparizione in Batman v Superman: Dawn of Justice, e ancor più nel successivo Justice League – e a mescolarla con l’epica improntata al dark che naturalmente contraddistingue l’universo DC. Una compresenza di registri gestita decisamente meglio che in passato, che riesce ad andare oltre il pur presente richiamo all’”oh!” di meraviglia, e la naturale emozione nel vedere Michael Keaton indossare di nuovo, dopo oltre un trentennio, il costume del Cavaliere Oscuro (con tanto di main theme della vecchia colonna sonora di Danny Elfman, più volte riproposto).

Non è comunque un film perfetto, The Flash, e forse, date le sue premesse, non poteva esserlo: nella parte conclusiva della storia, in particolare, il caos generato dalle varie diramazioni narrative della trama dà a più riprese l’idea di qualcosa di fin troppo programmatico e “pensato”; in più, laddove il motivo del paradosso temporale viene portato alle estreme conseguenze (e qui evitiamo volutamente di essere più specifici) la sceneggiatura inizia a mostrare qualche crepa – proprio nella “logica” da essa stessa stabilita – parallelamente a un uso della CGI che in diversi punti mostra tutti i suoi limiti. Tuttavia, sbandate e limiti di concezione a parte, lo script di Christina Hodson tiene complessivamente abbastanza bene, candidando – involontariamente? – il film a “ponte” ideale tra vecchio e nuovo universo DC. Se il botteghino premierà (ipotesi che al momento non siamo in grado di verificare) siamo pronti a scommettere che il nuovo corso, gestito dai nuovi co-direttori creativi dei DC Studios James Gunn e Peter Safran, molto probabilmente non ignorerà quanto qui narrato.

Info
The Flash, il trailer.

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