Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte

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Quasi quarantenne, al terzo lungometraggio di finzione, Jane Schoenbrun con Teenage Sex and Death at Camp Miasma (in Italia Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte) scherza con consapevolezza con l’industria hollywoodiana dell’horror, giocando con il metalinguaggio per lanciarsi in una ridefinizione dell’io che passi dal corpo e arrivi all’immagine. Divertente, non banale. A Cannes 2026 come apertura di Un certain regard, e pochi giorni dopo in anteprima italiana al Sicilia Queer filmfest.

La piccola morte

Dopo diversi sequel fallimentari e nonostante un pubblico in calo, una giovane e intraprendente regista prende le redini del franchise slasher di Camp Miasma, con il compito di rilanciarlo. Ma quando fa visita alla star del primo film, un’attrice misteriosa e solitaria, le due donne vengono trascinate in un mondo sanguinoso in cui desiderio, paura e allucinazioni si intrecciano. [sinossi]

Atteso fin dall’annuncio della sua genesi produttiva, Teenage Sex and Death at Camp Miasma (in Italia Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte) ha fatto irruzione sul proscenio del Festival di Cannes accolto da boati di esultanza, con le proiezioni che sono state dominate da risate continue e anche qualche applauso passeggero a sottolineare le sequenze maggiormente in grado di esaltare il pubblico di appassionati e addetti ai lavori. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, visto che si tratta delle reazioni che in modo continuo hanno spesso accolto gli horror che promettevano di potersi ergere al difficile ruolo di “cult-movie”; a un paio di anni di distanza da Ho visto la TV brillare, che fece emergere il suo nome al di sopra della superficie in cui si agita chi cerca di sgomitare a Hollywood e dintorni per farsi strada nel mondo del cinema, Jane Schoenbrun tenta di sbancare in modo definitivo alzando il tiro dell’ambizione. Lo si percepisce fin dai brillanti titoli di testa, dove con grande ricorso all’ironia si profila l’abitudinario svolgersi in catena di montaggio di una serie cinematografica horror di successo, per poi – subito prima dell’irruzione sullo schermo del titolo del film – mettere in mostra in campo lunghissimo un brutale omicidio di una coppia da parte di un nanerottolo di bianco vestito e armato di una lancia. Non va per il sottile, Schoenbrun, e getta in pasto allo spettatore fin da subito quelli che saranno gli inevitabili punti di riferimento all’interno dell’immaginario incubale con cui dovrà avere a che fare chiunque si avvicini alla sua nuova creatura cinematografica: nelle pieghe del “Camp Miasma” si vede in filigrana la filiazione da Venerdì 13, ovviamente – il campeggio, il lago sotto la cui superficie si agiterebbe l’animo irrequieto del serial killer destinato sempre a tornare dalla morte per mietere le sue vittime –, la cui progenitura è a carico di Non aprite quella porta, senza dimenticare Halloween, Nightmare e via discorrendo fino alla rilettura williamson-craveniana dello slasher con Scream. Ma la mente di Schoenbrun vaga anche al di là di questo, suggerendo un rimando alla Norma Desmond nel personaggio di Billy Preston, la final girl del capostipite “Camp Miasma” che ha deciso di rinchiudersi a vivere a mo’ di eremita proprio nella location in cui fu girato il primo film, e poi citando direttamente in modo plateale in una sequenza uno dei passaggi più celeberrimi di Reazione a catena di Mario Bava, che sotto un certo punto di vista può essere considerato un padre di tutti gli slasher movie – anche se dipendente ancora da un vagheggiamento à la Agatha Christie.

Giochini cinefili a parte, Teenage Sex and Death at Camp Miasma parte come un indie movie prossimo alla commedia paradossale – l’arrivo della giovane regista Kris a casa di Billy Preston si muove nel territorio del grottesco, con qualche discendenza coeniana –, si tramuta in un meta-horror dominato dall’ossessione per la saga dei derelitti che vengono squartati e decapitati a Camp Miasma e arriva a sfiorare vertigini visionarie, in un percorso in crescendo che testimonia una capacità registica in grado di elevarsi dalla mera riproposizione del già filmato. In realtà appare evidente fin da subito come l’intento di Schoenbrun sia quello di prendere le basi portanti dello slasher movie per articolare un discorso quasi autobiografico sulla necessità di dichiarare la propria identità, mutando corpo se necessario: Jane Schoenbrun è infatti trans, si riconosce in un’identità queer, parla di sé utilizzando il pronome “loro” e attribuisce la propria sfera affettiva al campo del poliamoroso. Tutti questi dettagli sono rivendicati in scena anche da Kris, sollevando uno sbuffo di ironia da parte della donna che la sta ospitando in casa – Kris l’ha raggiunta perché vorrebbe coinvolgerla nel proprio adattamento del film, un reboot in piena regola che nella sua testa dovrebbe scardinare le pretese maschiliste e patriarcali dell’originale –, che si definisce “di un’altra generazione”. Schoenbrun ha la capacità di intessere queste riflessioni (tutt’altro che pedanti, anzi pesantemente autoironiche) all’interno dello schema orrorifico, al punto che il serial killer creato per la bisogna ha il nome di “Piccola morte”. Parla infatti del desiderio di raggiungere l’orgasmo in vita Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, non solo come massimo appagamento dell’atto sessuale ma come atto programmatico per togliere la patina di ipocrisia da una società anodina, asessuata, ben più violenta di uno strano coso basso che esce dalle acque del lago per infiocinare le sue vittime. In tal senso la chiamata collettiva di lavoro che Kris deve fare con i suoi superiori acquista un valore peculiare, oltre alla notevole capacità comica che sprigiona. Per quanto le riflessioni poste in campo non siano necessariamente “nuove” (si pensi anche a un titolo quale Final Girl di Tyler Shields) l’impressione è che Jane Schoenbrun abbia le capacità di parlare al proprio tempo senza svilire il cinema del passato, ma sfidando le convenzioni. Chissà, magari anche “Little Death” diventerà il capostipite di una fortunata saga cinematografica: dopotutto l’interrogativo è sempre lo stesso, è il cinema che crea mostri o sono i mostri a creare il cinema?

Info
Teenage Sex and Death at Camp Miasma, la scheda.

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