Histoires de la nuit
di Léa Mysius
Léa Mysius torna a Cannes e partecipa per la prima volta al concorso con Histoires de la nuit, cupissimo thriller rurale che vede protagonista una coppia con la propria figlioletta alle prese con una minaccia esterna che li segrega in casa. Guardando dalle parti del David Cronenberg di A History of Violence, la trentasettenne regista bordolese conferma le sue doti nel trasmettere la tensione e nel concentrare lo sguardo su un romanzo di (de)formazione.
Galeotto fu Tik Tok
Nora, Thomas e la loro figlia Ida vivono in una fattoria isolata, con la sola Cristina, una pittrice italiana, come vicina. Mentre tutti si preparano per una festa di compleanno a sorpresa per Nora, tre uomini si aggirano intorno alla casa e si intrufolano alla festa, portando alla luce segreti a lungo celati. [sinossi]
Che Léa Mysius fosse tra i nomi più interessanti del giovane cinema francese lo si scoprì già poco meno di dieci anni fa quando al Festival di Cannes 2017 arrivarono “insieme” sia il suo esordio alla regia Ava che I fantasmi di Ismael, il film di Arnaud Desplechin che inaugurò fuori concorso l’edizione e che l’allora ventottenne nativa di Bordeaux aveva collaborato a sceneggiare. Da un certo punto di vista il percorso compiuto da Mysius all’interno dell’industria cinematografica francese appare quasi da manuale: un’opera prima presentata alla Semaine de la critique, la seconda (Les Cinq Diables) che prende parte ai lavori della Quinzaine des réalisateurs, e la terza (Histoires de la nuit) che consegna alla regista il proscenio più importante, quello in cui si corre per la conquista della Palma d’Oro. Nel mezzo anche alcune collaborazioni alla sceneggiatura con importanti nomi del sistema transalpino, dal già citato Desplechin – con il quale scrive anche lo splendido Roubaix, une lumière – ad André Téchiné (L’Adieu à la nuit), da Claire Denis (Stars at Noon) a Jacques Audiard (Parigi, 13Arr.), passando perfino per l’italiano Stefano Savona e il suo La strada dei Samouni. Ed è davvero in peccato che i più, almeno stando alle reazioni avvertite al termine della proiezione stampa di Histoires de la nuit, abbiano accolto con freddezza proprio il titolo che pare suggellare il definitivo salto di importanza del nome di Mysius, che ad appena trentasette anni sembra aver oramai trovato il suo posizionamento ideale all’interno del caotico mondo dell’immaginario, rivendicando con forza una propria peculiare altezza di sguardo, assai distante dalla prammatica e dai cliché. Per quanto con ogni probabilità non si tratti di un impianto progettuale scientemente studiato ma solo di un afflato poetico, viene quasi naturale leggere questi primi tre lungometraggi come un corpo unico, che tenta di inquadrare l’infanzia nel momento di passaggio della presa di consapevolezza del proprio essere: la tredicenne Ava doveva fare i conti con una vista progressivamente in diminuzione, allargando i propri altri sensi mentre perdeva spazi di campo visivo; Vicky, la bimba di otto anni protagonista di Les Cinq diables, possedeva la capacità di intrappolare i profumi, e “annusando” la zia che non aveva mai conosciuto arrivava a conoscere una verità del passato; Ida, dieci anni e uno spirito battagliero, si confronterà in modi a dir poco estremi con i segreti sepolti della sua famiglia.
Tre romanzi di (de)formazione che si interrogano non sulla luce, quella che ingannevolmente prorompeva nelle primissime inquadrature di Ava, ma sul buio. In questo senso Histoires de la nuit dichiara in maniera plateale la scelta di campo di Mysius, che stavolta reclude i suoi personaggi in un duplice isolamento: dapprima per via della scelta di vivere in campagna, con l’uomo di casa Thomas (eccellente Bastien Bouillon) che ha ereditato le vacche per il latte dai suoi genitori e porta avanti l’attività tra mille difficoltà, e quindi perché rinchiusi in casa dai tre strani figuri che fanno irruzione proprio la sera in cui si festeggia il trentasettesimo compleanno di Nora, sequestrando a parte anche la vicina di casa della famiglia, la pittrice italiana Cristina – Monica Bellucci in una delle poche interpretazioni convincenti della sua carriera – che si interroga in una delle prime battute del film su cosa possa mancare alla tela su cui sta lavorando. Per tutti, comprese due colleghe di lavoro di Nora (che ha appena ottenuto un avanzamento di carriera importante), l’interrogativo sarà crudelmente lo stesso: cosa manca per “completare il quadro”? Muovendosi nel campo del cosiddetto home invasion, che potrebbe in questo caso essere ridefinito farm invasion, Mysius vagheggia un paio di rimandi ideali che si fanno da strada ben presto nella mente cinefila, vale a dire A History of Violence di David Cronenberg e Kill Bill di Quentin Tarantino: senza entrare nel dettaglio della trama in maniera ulteriore appare evidente come sia quel tipo di sfumatura umbratile (ma anche belligerante e vendicativa) che va ricercando la giovane cineasta, cogliendo nel pieno il centro del bersaglio prefissato. Visivamente immerso nel buio della notte, che trova riverbero non nella luce ma bensì nei riflessi bordeaux del sangue, Histoires de la nuit da un lato si propone come perfetto meccanismo di genere ma dall’altro si concentra in modo mai semplicistico sulle paure e i desideri dei suoi protagonisti. Non solo la piccola Ida, su cui si tornerà a breve, ma tutti: Thomas che chiede un prestito di due o trecento euro per la festa del compleanno della moglie ma poi li usa con una prostituta; Nora, che pretende che la figlia cancelli ogni traccia di lei su Tik Tok; le sue colleghe, felici ma anche frustrate dalla promozione della donna al posto loro; perfino i tre fratelli che saranno l’ago della bilancia delle loro vite nel corso della notte, in particolar modo il disagiato “Bègue” (in italiano balbuziente: nessuno saprà mai il suo vero nome) che ha il volto segato da un’inquietante smorfia di Alane Delhaye, che dodici anni fa fu il protagonista infante di P’tit Quinquin, la geniale miniserie di Bruno Dumont.
Nello sprofondo della Francia rurale (il romanzo omonimo di Laurent Mauvignier a cui si ispira il film di Mysius è ambientato in una frazione di campagna di La Bassée, cittadina di neanche diecimila abitanti a una quindicina di chilometri da Lens), già inghiottita dalla notte altrettanto sanguinaria di una economia ferale ancora peggiorata dall’instabilità globale – l’autoradio che Nora ascolta in macchina rimanda notizie dei venti di guerra, ma anche dei cyber-attacchi –, neanche la famiglia è più un luogo sicuro. Non lo è per Nora, Tom e Ida, ma neanche per i tre fratelli che cercano un revanscismo insensato, più contro le angherie del tempo e della natura che verso questi esseri umani fragili. Fragili? È nella figura segaligna ma coriacea di Ida, sorellina ideale di Ava e Vicky, che si racchiude com’è ovvio il senso di questo truce e appassionante thriller. È lei, maldisposta da un mondo adulto che pretende senza eccessive spiegazioni eppure attratta dal profondo nero dei quadri di Cristina, che considera quasi una zia, l’epicentro che tutto smuove, e forse può ancora permettersi di mandare all’aria i piani che altri hanno ordito per lei. Tawba El Gharchi, sguardo penetrante e indagatore, è l’ennesimo volto infantile che Léa Mysius sceglie per attraversare la notte, i ricordi, le memorie, il dolore dell’esistere. Per trovare ciò che manca al quadro.
Info
Histoires de la nuit sul sito del Festival di Cannes.
- Genere: thriller
- Titolo originale: Histoires de la nuit
- Paese/Anno: Francia | 2026
- Regia: Léa Mysius
- Sceneggiatura: Léa Mysius
- Fotografia: Paul Guilhaume
- Montaggio: Yorgos Lamprinos
- Interpreti: Alane Delhaye, Bastien Bouillon, Benoît Magimel, Hafsia Herzi, Monica Bellucci, Paul Hamy, Servane Ducorps, Tatia Tsuladze, Tawba El Gharchi
- Colonna sonora: Florencia Di Concilio
- Produzione: Beside Productions, DIVISION, F Comme Film, France 3 Cinéma, MPBM
- Durata: 114'


Cannes 2026
Cannes 2026 – Minuto per minuto
Festival di Cannes 2026 – Presentazione
Parigi, 13Arr.
Ava