Bella addormentata

Bella addormentata

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Trasfigurando la realtà – il caso di Eluana Englaro – Marco Bellocchio con Bella addormentata realizza una fiaba contemporanea con spirito “anarchico pacifista”. In concorso a Venezia 69.

Risvegli

Un senatore deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria, attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto, con il fratello, è schierato nell’opposto fronte laico. Un “nemico” di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita… [sinossi]

In corsa per il Leone d’oro a Venezia il dibattuto film di Marco Bellocchio Bella addormentata, bersaglio nei mesi scorsi di aprioristiche e faziose polemiche religiose, politiche e culturali che sono state all’origine addirittura della soppressione della Film Commission Friuli Venezia Giulia, rea di averne sostenuto la produzione. La pellicola ha convinto unanimemente la critica, che a Venezia 69 ha accolto con grande calore il nuovo lavoro di uno dei più grandi maestri del nostro cinema. Autore giovane e “arrabbiato” negli anni ’60, quando cominciò la sua carriera con I pugni in tasca,  e capace di reinventarsi lungo tutto l’arco della sua carriera restando sempre fedele all’analisi tematica che lo contraddistingue. E’ infatti un crescendo inarrestabile quello del regista, che dal 2002 a oggi ha dato prova di sapersi costantemente rinnovare regalandoci opere che, anno dopo anno, hanno impreziosito la sua carriera: L’ora di religione, Buongiorno, notte, Il regista di matrimoni, Vincere, film diversissimi tra loro, ciascuno a suo modo unico e visionario, autentico e personale. Non può certo sorprendere che Bellocchio resti colpito dalla vicenda di Eluana Englaro al punto di sentire la necessità di pronunciarsi a sostegno di un padre coraggioso che pretendeva il diritto di sottrarre legittimamente la figlia, in coma vegetativo da 17 anni, a quella crudele forma di non-vita in cui era intrappolata, anziché procedere, come in molti avrebbero pensato di fare, ad una forma di eutanasia fai-da-te. Non può lasciarci sorpresi perché tutta la reazione mediatica intorno al caso, il clamore politico che ne derivò, la mobilitazione di gruppi di sostegno alla vita e di altrettante fazioni laiche che rivendicavano il diritto ad una libera scelta, al testamento biologico e alla possibilità di esprimersi in merito alla propria vita o alla propria morte, è stata come una sveglia per le nostre coscienze e i dibattiti in cui siamo stati coinvolti in quei giorni avevano molto a che fare con l’inviolabilità della triade Chiesa-Stato-Famiglia, oggetto di analisi e di critica da parte di Bellocchio fin dai tempi del suo primo film.

Ha aspettato due anni prima di riprendere in mano l’idea, per concedersi il tempo di vedere le cose con il dovuto distacco e poter così realizzare un’opera di larghe vedute e in grado di resistere alla corrosione del tempo, senza confinarsi in una dimensione di semplice testimonianza. Ed è così che, trasfigurando la realtà, la vicenda di Eluana Englaro, che entra a far parte della diegesi solo attraverso le notizie e i commenti trasmessi dalla televisione, diventa solo uno scenario sul cui sfondo si dipanano le storie, spesso contraddittorie, dei personaggi: Uliano Beffardi (Toni Servillo), senatore della Repubblica incerto sulla posizione da prendere su una legge che va in direzione contraria alla sua coscienza; la figlia Maria (Alba Rohrwacher), attivista di un movimento di sostegno alla vita, che si innamora di Roberto (Michele Riondino), giovane dell’opposta fazione laica; Rossa (Maya Sansa), tossicodipendente in fuga dalla vita e Pallido (Pier Giorgio Bellocchio), il medico che ne impedisce il suicidio; la Divina Madre (Isabelle Huppert), ex attrice di teatro ritirata dalle scene per dedicarsi all’accudimento della giovane figlia Rosa che giace in coma irreversibile.

In questa pluralità di sguardi è assente ogni ombra di manicheismo ed è interessante notare, in primis, come nell’evoluzione dei personaggi affiorino sempre delle contraddizioni che mirano a smentirne, o almeno a contraddirne, le convinzioni iniziali. Uliano, Maria, Rossa, attraverso il proprio vissuto, approderanno a posizioni talvolta anche radicalmente opposte. Uliano è un senatore di Forza Italia che sta meditando di dimettersi dalla carica perché non se la sente di andare contro la propria coscienza dando il suo voto ad una legge che non approva; Maria, fervente cattolica, si innamora di un ragazzo dell’opposto schieramento cui si concede con trasporto seppur risparmiando al Cristo sulla croce che porta al collo l’imbarazzo di assistere al suo amore, portandosi la medaglia dietro la schiena, mentre invece Roberto, che rivendica il diritto alla libertà, si sottrae all’amore di Maria per restare a fianco del fratello che soffre di un disturbo bipolare, cedendo così ad un meccanismo di ricatto che lo rende prigioniero; Rossa vuole togliersi la vita ma deciderà all’ultimo momento di abbandonare i suoi progetti per tornare a vivere; e le contraddizioni di fronte alle quali veniamo messi non si esauriscono qui: come emerge dal racconto, ad esempio, perfino Papa Giovanni Paolo II, rispondendo ai medici che si offrivano di continuare a curarlo, si era espresso dicendo: “lasciatemi tornare alla casa del Padre”.
Ma l’aspetto veramente cruciale su cui dobbiamo soffermarci è che il tema più forte che fa da cardine all’intera costruzione di Bella addormentata si chiama Libertà, sì, con la L maiuscola. Trasfigurando la realtà, Bellocchio abbraccia e accoglie tutti punti di vista dei suoi personaggi, senza mai giudicare, cercando invece di dimostrarsi comprensivo e di offrire semmai un percorso di maturazione, anche attraverso le loro fragilità.

Abbiamo già sottolineato come Uliano e Roberto vengano condizionati nella loro libertà di scelta. Lo stesso discorso è applicabile a Rosa, figlia della Divina madre, intrappolata in un corpo non-vivo, non-morto, senza possibilità alcuna di esprimere la propria volontà, qualunque essa sia. Lacerata dal dolore, la madre si ritirerà dalla vita, privandosi di tutto ciò che ama, dedicandosi solo e unicamente ad accudire la figlia come se il suo sacrificio potesse servire a riportarla in vita. Anche il fratello di Roberto lo urla a gran voce nelle dimostrazioni in favore della legge sul testamento biologico: “Libertà!”. Libertà, sì, sembra essere l’unica cosa che Bellocchio pretende, il sacrosanto diritto di decidere per sé. Anche Rossa rivendica questo diritto, cercando di gettarsi dalla finestra della camera d’ospedale dov’è ricoverata. Questo episodio non può non riportare alla mente, con una certa malinconia, la dolorosa scomparsa di Mario Monicelli, gravemente malato, lanciatosi dal 5° piano dell’Ospedale romano San Giovanni reclamando con il suo gesto il diritto ad avere una morte dignitosa.  In questo senso Bella addormentata è sì un film politico, in cui il regista assume una posizione “anarchica pacifista”, per usare le parole che lui stesso ha pronunciato in conferenza stampa a Venezia, ma privo di qualsiasi bandiera. Ciò dovrebbe bastare a far comprendere che ogni polemica ideologica sollevata durante la realizzazione del film si è rivelata strumentale e totalmente priva di fondamento. In questa fiaba contemporanea, di belle addormentate da risvegliare (come le coscienze di molti) ce ne sono almeno tre: Rosa, Rossa ma soprattutto l’Italia.

Info
Il trailer di Bella addormentata.
Breve clip di Marco Bellocchio su Bella addormentata.
Il backstage di Bella addormentata.
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