Indivisibili

Indivisibili

di

Tra nani, ballerine, variopinte meretrici e due gemelle siamesi, Indivisibili di Edoardo De Angelis ha facile presa sulla curiosità dello spettatore, ma non sviluppa la sua storia né i personaggi e resta il contenitore, seppur seducente, di una serie di attrazioni da freak show. Alle Giornate degli Autori di Venezia 2016.

Le reginette di Baia Domizia

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi che cantano ai matrimoni e alle feste e, grazie alle loro esibizioni, danno da vivere a tutta la famiglia. Le cose vanno bene fino a quando non scoprono di potersi dividere. Il loro sogno è la normalità: un gelato, viaggiare, ballare, bere vino, fare l’amore… [sinossi]

Un quasi musical ambientato sul Litorale domizio, con nani, ballerine, variopinte meretrici e una coppia di gemelle siamesi. Difficile non provare almeno un po’ di curiosità per Indivisibili, nuovo lavoro di Edoardo De Angelis (Perez., Mozzarella Stories), presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 2016, dove è stato accolto da scroscianti applausi. Il regista napoletano dimostra un certo talento nella messinscena e si prodiga in fluidi movimenti di steadycam immergendoci in ambienti tra il sordido e il kitsch, cita amorevolmente Fellini (la statua del Cristo abbandonata sulla spiaggia), Marco Ferreri (impossibile non pensare alla crudele parabola de La donna scimmia), lascia erompere sullo schermo la potenza ancestrale dei brani di Enzo Avitabile, riporta in scena le bizzarrie dei party con neomelodici campani già viste in Reality di Garrone e la religiosità semi-pagana e molto pop caratteristica del nostro meridione. Ma nel complesso Indivisibili appare troppo innamorato dei suoi ingredienti e del suo oggetto d’elezione (le gemelle siamesi interpretate da Angela e Marianna Fontana) per riuscire a costruirvi intorno una storia compiuta e magari anche avvincente, nonostante alla sceneggiatura ci sia anche il Nicola Guaglianone di Lo chiamavano Jeeg Robot. De Angelis scorre infatti rapido su tutto e pare non volersi mai focalizzare su nulla, facendo così di Indivisibili il – seppur seducente – contenitore di una serie di attrazioni da freak show, che valgono soprattutto per la curiosità che suscitano.

Unite per un tratto della coscia, Dasy e Viola, questi i nomi delle due sorelle, hanno da poco compiuto diciotto anni e si esibiscono in feste private lungo il Litorale domizio cantando un repertorio di canzoni neomelodiche firmate dal padre (Massimiliano Rossi), un brutto ceffo con il vizio del gioco d’azzardo e che di lavoro fa, naturalmente, l’impresario delle figlie. La madre (Antonia Truppo) li accompagna, si fa le canne e la mattina prepara il caffè. Poi ci sono due componenti dell’entourage, i cui ruoli non sono ben definiti, uno però si occupa del versante “religioso” della faccenda, promuovendo le sorelle come “sante” locali da venerare e, soprattutto, toccare in quel tratto di coscia che le unisce, perché farlo porta fortuna. Ad un party per la comunione della grassoccia figlia di un boss locale, Dasy e Viola incontrano il celebre impresario Marco Ferreri (sì, il nome non è casuale) che promette loro fama e denaro. Poi, le due saranno condotte al cospetto del viscido parroco locale (Gianfranco Gallo), che le vuole in processione per l’imminente inaugurazione della nuova chiesa. È venuto il momento per un altro incontro che cambierà la vita delle ragazze: quello con un medico (Beppe Servillo) che afferma di poterle separare e renderle finalmente libere.

Certo è un po’ strano che le due ragazze si pongano certi quesiti soltanto ora che hanno passato la maggiore età, ma in fondo poco importa, l’incontro con il medico è la scintilla che interrompe le presentazioni di personaggi e ambienti per far partire finalmente la storia. A questo punto ci si aspetterebbe infatti l’inizio di un road movie urbano, nel quale attraverso l’incontro con una varia umanità, le due ragazze possano prendere coscienza di sé e decidere che strada intraprendere. Ma non va esattamente così in Indivisibili, le due incontrano infatti gli stessi personaggi di prima (il prete e l’impresario), solo che le situazioni in cui sono coinvolte sono un po’ più grottesche di prima: più nani, più ballerine, più prostitute dal trucco sfatto.
Lascia un po’ basiti poi una (troppo) lunga sequenza con le due ragazze per la strada, che litigano e strepitano, poi decidono di andare a mangiare un gelato e si incamminano recitando un “atto di dolore”.
Nel complesso, in questa fanstasmagoria circense, gli attori, se si escludono le due protagoniste, alle quali De Angelis dedica tutte le sue attenzioni, risultano alquanto trascurati, a partire dalla solitamente valida Antonia Truppo (l’indimenticabile Nunzia di Lo chiamavano Jeeg Robot) che, abbandonata a sé stessa, entra ed esce di scena strascicando i piedi e biascicando i dialoghi, d’altronde fuma marijuana.
Il rapporto tra Dasy e Viola è però di certo la cosa più interessante del film, peccato che ogni tanto la loro intima relazione venga funestata da un sentimentalismo poco efficace, dove non mancano frasi altisonanti come “Io muoio senza di te” e “Io non ti lascio”. Fa sorridere poi, ma è tirato troppo per le lunghe, il fatto che le due siano una sorta di vasi comunicanti, per cui una mangia e l’altra ha la nausea, una si masturba e l’altra geme. Quanto all’evoluzione dei due personaggi, si resta però su un livello piuttosto basico: Dasy appare più ribelle e volitiva di Viola ma poi, nel momento del “pericolo”, ecco che i ruoli si invertono.

Quanto ai lacerti di religiosità popolare, anche qui il film rimane su uno sguardo di superficie, confidando troppo nelle sue trovate, si veda ad esempio la cover del cellulare in 3D cangiante con Gesù e la Madonna, o la faccenda delle stimmate. C’è tutto quello che uno spettatore può desiderare da una storia di tal fatta in Indivisibili, anche uno shooting fotografico sulla spiaggia con una modella in sovrappeso e un modello nerd. Ma è proprio il fatto di trovarsi, con buona pace delle “attrazioni”, proprio al cospetto di quello che ci si aspetta di vedere, che penalizza questo terzo film di De Angelis, che procede per accumulo e non riesce mai a deragliare dai codici di rappresentazione del bizzarro che già conosciamo. Chissà come sarebbe stato Indivisibili se lo avesse diretto davvero Marco Ferreri.

Info
La scheda di Indivisibili sul sito delle Giornate degli Autori.
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-01.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-02.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-03.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-04.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-05.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-06.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-07.jpg
  • indivisibili-2016-edoardo-de-angelis-08.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2016

    Venezia 2016 - Minuto per minuto...Venezia 2016 – Minuto per minuto

    Dal primo all'ultimo giorno della Mostra di Venezia 2016, tra sale, code, film, colpi di fulmine e ferali delusioni: il consueto appuntamento con il “Minuto per minuto”, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a volte anche notturni o drammaticamente mattinieri...
  • Festival

    Venezia 2016Venezia 2016

    La Mostra del Cinema di Venezia 2016, dalla proiezione di preapertura di Tutti a casa di Comencini al Leone d’oro e alla cerimonia di chiusura: film, interviste, premi, il Concorso, Orizzonti, la Settimana della Critica, le Giornate degli Autori...
  • Venezia 2016

    Venezia 2016 – Presentazione

    Presentato a Roma il programma ufficiale di Venezia 2016, settantatreesima edizione della Mostra, la quinta dopo il ritorno di Alberto Barbera in veste di direttore artistico.
  • Archivio

    Perez.

    di Dopo Mozzarella Stories, Edoardo De Angelis presenta fuori concorso a Venezia 71 un noir imperfetto, troppo ingenuo nelle soluzioni narrative e visivamente asettico. Con Luca Zingaretti protagonista assoluto.
  • Archivio

    Reality RecensioneReality

    di Il post-Gomorra di Matteo Garrone è Reality, grottesco e doloroso racconto morale sull'Italia contemporanea. Presentato in concorso e premiato col Gran Prix a Cannes 2012.
  • Roma 2018

    Il vizio della speranza RecensioneIl vizio della speranza

    di Rinfrancato dal successo di Indivisibili, Edoardo De Angelis propone in Il vizio della speranza, vincitore del premio del pubblico alla Festa del Cinema di Roma, gli stessi ingredienti del suo precedente film. E vi si ritrovano gli stessi difetti di una confezione che prevale sul racconto e sulle reali motivazioni dei personaggi.
  • Festival

    pesaro 2019Pesaro 2019

    Dal 15 al 22 giugno Pesaro 2019, cinquantacinquesima edizione del festival marchigiano: dall'omaggio a Lee Anne Schmitt al cinema di genere italiano, passando per Alberto Grifi, Satellite e ovviamente il concorso internazionale.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento