Breve storia d’amore
di Ludovica Rampoldi
Ludovica Rampoldi, già sceneggiatrice tra gli altri per Marco Bellocchio e Gabriele Salvatores, esordisce alla regia con Breve storia d’amore, tentando la radiografia delle relazioni borghesi. Il ricco e affiatato cast, capitanato da un’ottima Pilar Fogliati, non riesce comunque a togliere dal racconto una patina di retorica, che appesantisce un lavoro a tratti troppo artificioso.
Che confusione, sarà perché ti amo?
I destini di due coppie – i trentenni Lea e Andrea, e i cinquantenni Rocco e Cecilia – collidono la sera in cui Lea conosce Rocco in un bar e inizia con lui una relazione clandestina, consumata in una stanza d’albergo. Un tradimento come tanti, in apparenza, che prende una piega imprevista quando Lea comincia a inserirsi nella vita di Rocco, fino a coinvolgere i rispettivi compagni, in una resa dei conti finale. [sinossi]
Sul finale di Breve storia d’amore irrompono le note di Nata sotto il segno dei pesci, con Antonello Venditti che canta «Mi dicevi “Che ti manca? Una casa tu ce l’hai, hai una donna, una famiglia che ti tira fuori dai guai”, ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore». Una casa, un uomo e una famiglia ce l’ha anche Lea, la vera unica protagonista dell’esordio alla regia di Ludovica Rampoldi, già sceneggiatrice al fianco tra gli altri di Marco Bellocchio (Il traditore, Esterno notte, ma anche il prossimo Falcon che il grande regista bobbiese dedicherà alla figura di Sergio Marchionne) e Gabriele Salvatores (i due capitoli dedicati al ragazzo invisibile), che pure nella struttura del film sembra presagire un racconto corale basato sul principio narrativo della doppia coppia pronta a rimescolare le carte. Già, perché dopo un incipit a suo modo sorprendente, con il personaggio di Rocco impegnato in un incontro serale di scacchi-boxe, in cui alla strategia del gioco da tavola segue la fisicità del pugilato, la storia si incardina in un secondo incontro ben più casuale, quello tra lo stesso uomo e la succitata Lea, entrambi in un piccolo bar gestito da un’anziana signora: da qualche sparuto dialogo e un viaggio insieme in macchina verso casa di lei principia sia il film in quanto tale sia una relazione tra i due, per entrambi adulterina visto che Lea sta con l’attore Andrea e il sismologo Rocco è sposato con la psicologa Cecilia. Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, e in effetti il limite più evidente di Breve storia d’amore risiede proprio nella sua prevedibilità, perché la riflessione sulla crisi della coppia borghese è uno dei τόπος del cinema italiano ed europeo, e Rampoldi non pare cercare più di tanto strade inesplorate, concentrando la sua attenzione su Lea, figura irrequieta (dopotutto la prima volta che il film la mostra è da sola in un baretto a scolarsi gin tonic mentre la sua bambina dorme a casa) che vuole provare a scardinare quella struttura ferrea, categoria sociale che non prevede altro che la ritualità.
Questo tentativo di rovesciamento spinge in maniera forse inconsapevole la narrazione in territori non troppo dissimili dall’Ema di Pablo Larraín, altro film in cui una figura femminile si “infiltrava” nelle vite borghesi delle persone che aveva intorno per rimasticarle dall’interno. Qualcosa di simile prova a far fare anche Rampoldi alla sua Lea – anche il suo nome è di tre lettere… –, ma mentre Larraín tentava a sua volta di mettere in crisi il proprio cinema spingendolo in direzioni diverse da quelle abituali, questa radicalità non può che mancare all’esordiente Rampoldi, che si “limita” a fotografare lo stallo borghese e le sue ipocrisie con uno stile cinematografico altrettanto borghese, levigato. L’impressione che ne deriva è che in fin dei conti i quattro personaggi in gioco siano osservati con la stessa altezza di sguardo con cui la regista mostra il pesciolino rosso morto o le formiche che fanno bella mostra di loro – e delle loro dinamiche sociali – nella teca che Rocco e Cecilia tengono in salotto. Anche perché il personaggio di Lea è l’unico a possedere una reale rotondità, una stratificazione che permetta di osservarne le contraddizioni, l’evolversi del pensiero, la struttura. In tal senso in aiuto a Rampoldi arriva l’eccellente interpretazione di Pilar Fogliati, elemento catalizzatore dell’attenzione dello spettatore e che si lancia come “solista” nell’ideale quartetto d’archi che comporrebbe con Andrea Carpenzano, Adriano Giannini e Valeria Golino, tutti in parte, tutti in grado di rendere credibili le situazioni e i dialoghi in cui sono impegnati. Resta però l’impressione di un mistero mancante, di una fin troppo esibita e dichiarata visione delle coppie, e che la sequenza determinante sia perfino troppo facile e sbrigativa, riduttiva rispetto alle reali ambizioni di quest’esordio. Pur testimoniando le potenzialità anche registiche di Ludovica Rampoldi Breve storia d’amore rimane un lavoro a suo modo spesso didascalico, non privo di retorica, già ampiamente lavorato e digerito dallo spettatore, e riscattato solo da qualche stilla di verità che riesce a emergere da una confezione fin troppo soffocante.
Info
Breve storia d’amore, un trailer.
- Genere: drammatico, sentimentale
- Titolo originale: Breve storia d'amore
- Paese/Anno: Italia | 2025
- Regia: Ludovica Rampoldi
- Sceneggiatura: Ludovica Rampoldi
- Fotografia: Gogò Bianchi
- Montaggio: Francesca Calvelli
- Interpreti: Adriano Giannini, Andrea Carpenzano, Betti Pedrazzi, Federica Fracassi, Giselda Volodi, Giulia Maenza, Lorenzo Gioielli, Massimo De Lorenzo, Monica Nappo, Pia Engleberth, Pilar Fogliati, Selene Caramazza, Valeria Golino, Vincenzo Crea
- Colonna sonora: Fabio Massimo Capogrosso
- Produzione: HT Film, Indigo Film, Rai Cinema
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 98'
- Data di uscita: 27/11/2025




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