Bushido
di Kazuya Shiraishi
Vincitore del Black Dragon Audience Award al Far East Film Festival 2024, Bushido di Kazuya Shiraishi guarda alle riletture crepuscolari dei jidai-geki\chambara di Yōji Yamada, intrecciando il codice di condotta dei samurai alla pratica riflessiva del Go, antico gioco da tavolo strategico cinese, particolarmente complesso e suggestivo. Confezione impeccabile e ottimo cast, a partire dal protagonista Tsuyoshi Kusanagi e dall’emergente Kaya Kiyohara.
Go, Go, Samurai!
Kakunoshin Yanagida era un samurai, allontanato dal suo daimyō a causa di una falsa accusa. Costretto a vivere in povertà con sua figlia Kinu, non ha rinunciato al suo orgoglio e al suo onore. Anche quando si concede qualche partita a Go, il suo hobby, gioca sempre in modo corretto. Un giorno, finalmente, la verità dietro la falsa accusa viene rivelata. Yanagida è scosso e pieno di rabbia. Decide di vendicarsi, anche a costo di mettere a repentaglio il destino della sua amata figlia: riuscirà a riabilitarsi senza perdere più di quello che vorrebbe riguadagnare? [sinossi]
Mentre il western torna a far capolino con rinnovate ambizioni a Hollywood e dintorni, nel Sol Levante il nobilissimo e fondante genere legato alle vite e alle gesta dei samurai continua a mostrare segni di vitalità anche nelle sue forme più classiche o neoclassiche. Oramai decostruito, trasfigurato, deframmentato, il jidai-geki ha da tempo immemore scavalcato le sue stesse regole, trovando contaminazioni di ogni tipo – si veda ad esempio sul fronte anime il leoniano Sword of the Stranger, nel live action le ipertrofiche mattanze di Izo e tra i manga i paradossi narrativi e grafici di Afro Samurai. Terreno di sperimentazioni anche ardite, il jidai-geki\chambara declinato da Kazuya Shiraishi (The Devil’s Path, The Blood of Wolves, Shin Ultraman) si ricollega però alle riletture crepuscolari di Yōji Yamada, all’attenzione per la quotidianità, per il contesto storico e sociale, per il realismo dei pochi combattimenti. Sì, nelle due ore abbondati di Bushido si estrae poco la katana.
Elegante, misurato nei toni e nei dialoghi, Bushido regala due lampi classici, stilizzati, appartenenti in buona parte al mito, e una sequenza caotica, realistica e rivelatrice. Il primo lampo è nel flashback che chiarisce alcuni dettagli delle disavventure del protagonista Yanagida (Tsuyoshi Kusanagi), un tempo samurai e adesso ronin: nel breve duello non voluto col velenoso rivale Hyogo Shibata (Takumi Saitō, poco minutaggio ma notevole presenza scenica), Yanagida affonda un colpo quasi impercettibile, rapidissimo, esemplare nella sua pulizia. Si ripeterà, con altrettanta maestria, verso il finale, proprio in chiusura di una lunga sequenza dominata invece dalla confusione, dalla paura, da una messa in scena febbrile. Insomma, due affondi in linea con la mitologia dei samurai ma nel mezzo una baraonda poco edificante, distantissima dall’immagine apparentemente perfettissima della casta militare del periodo Edo\Tokugawa veicolata da cinema, teatro, letteratura. Per tornare all’immaginario occidentale, al western come contraltare dei jidai-geki, una sequenza che ricorda le maldestre sparatorie e la smitizzazione de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford.
Parallela alla parabola di redenzione di Yanagida scorrono più storie d’amore e amicizia, spesso appena accennate. Si veda, emblematico, il legame tra la splendida Kinu (Kaya Kiyohara, già apprezzata al FEFF 2024 nel melodramma adolescenziale 18×2 Beyond Youthful Days) e l’ambigua Okou (Kyōko Koizumi), proprietaria di un bordello. Un rapporto che si rivelerà compiutamente solo nel finale, ma che lungo la pellicola serve anche come ulteriore illustrativo tassello di un’epoca dalle gerarchie e dai destini fin troppo definiti. Discorso non dissimile per la quasi impercettibile storia d’amore tra Kinu e Yakichi (Taishi Nakagawa).
Centralissima è ovviamente la singolare amicizia tra il ronin Yanagida e il mercante Genbei, affidato al magnetico Jun Kunimura: le loro partite di Go dominano la prima parte della pellicola, in un crescendo di reciproca comprensione. Si potrebbe quasi dire che lo sguardo di Genbei è quello dello spettatore, attratto dal rigore della figura del samurai\ronin ma in realtà mai perfettamente in linea col suo codice d’onore, con alcune scelte che restano incomprensibili o quantomeno fuori scala – si veda il mancato seppuku ma soprattutto la questione legata ai 50 ryo. La trattenuta spettacolarità di Bushido passa anche attraverso queste partite che la regia di Kazuya Shiraishi, anche grazie a una fotografia limpidissima, riesce a esaltare, permettendo anche ai profani di intuire l’importanza delle singole mosse e delle articolate strategie.
Info
Il trailer di Bushido.
- Genere: drammatico, jidai-geki
- Titolo originale: Goban-giri
- Paese/Anno: Giappone | 2024
- Regia: Kazuya Shiraishi
- Sceneggiatura: Masato Katō
- Fotografia: Jun Fukumoto
- Montaggio: Hitomi Katō
- Interpreti: Eita Okuno, Jun Kunimura, Kaya Kiyohara, Kyoko Koizumi, Masachika Ichimura, Taishi Nakagawa, Takuma Otoo, Takumi Saitō, Tsuyoshi Kusanagi
- Colonna sonora: Umitarō Abe
- Durata: 129'






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