Prova a prendermi

Prova a prendermi

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Prova a prendermi è l’omaggio di Steven Spielberg alla commedia “umanista” che partecipò all’epoca d’oro del cinema classico. Con l’eccellente duetto/duello tra Tom Hanks e Leonardo Di Caprio. Alla Festa di Roma 2016.

L’identità

Frank W. Abagnale è un uomo dalle mille identità: prima di compiere ventun anni è già stato medico, avvocato e pilota di linea. Maestro nell’arte della truffa, Frank è un falsario coi fiocchi ed è riuscito a intascare una fortuna grazie alla sua straordinaria abilità nella frode finanziaria. Per l’agente dell’FBI Carl Hanratty catturare Frank e assicurarlo alla giustizia è diventato un chiodo fisso, ma l’abile imbroglione lo batte sempre sul tempo, costringendolo a continuare l’inseguimento. [sinossi]

Prova a prendermi è uno dei pochi, pochissimi titoli dell’ultima parte della carriera di Steven Spielberg a trovare ospitalità in maniera frequente sul piccolo schermo; infatti se durante gli anni Ottanta e Novanta il cinema del regista di Duel, Lo squalo e I predatori dell’arca perduta catalizzava l’attenzione delle fasce di pubblico più disparate, spingendo di conseguenza i direttori di rete a programmarlo con una certa continuità, a partire dalla fine del millennio i suoi film sono diventati materia per cinefili, forse anche solo per cultori. Una parabola del tutto particolare, visto che Spielberg continua a dirigere con regolarità (dal 2000 al 2016 ha firmato dodici regie, e ha in programma The Kidnapping of Edgardo Mortara, che girerà a Bologna, e Ready Player One, oltre naturalmente all’annunciato quinto capitolo con protagonista Indiana Jones) ed è ancora oggi uno degli uomini più potenti e ricchi di Hollywood. Se il pubblico ha parzialmente voltato le spalle a Spielberg, come dimostra anche il prevedibile insuccesso commerciale de Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, visto e ammirato all’ultimo festival di Cannes, la sua filmografia si è arricchita di opere destinate prima o poi a essere riscoperte, studiate e comprese: Munich, War Horse, Lincoln e Il ponte delle spie rappresentano alcune delle vette più alte toccate dal cinema statunitense nel corso di questi primi anni del Terzo Millennio.
Come si scriveva, a Prova a prendermi arrise un notevole successo, con oltre centosessanta milioni di dollari guadagnati solo sul territorio nazionale, un risultato eccezionale se si considera il tema del film e la sua scarsa applicabilità ai codici di genere della Hollywood contemporanea. A giocare in favore di Prova a prendermi è senza dubbio la presenza in scena di due star come Leonardo DiCaprio e Tom Hanks. Proprio per omaggiare quest’ultimo il film è stato selezionato all’interno dell’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Come più volte capitato nel corso della carriera di Spielberg, Prova a prendermi non era stato messo in piedi dalla produzione perché fosse lui a occuparsi della regia. Ma Gore Verbinski, scelto con ogni probabilità per il clamore – immeritato – che aveva accompagnato il brioso ma poco concluso The Mexican, era alle prese con La maledizione della prima luna, e preferì declinare l’offerta. Con lui decadde anche James Gandolfini, che avrebbe dovuto interpretare il ruolo poi calzato a pennello da Hanks. Prese le redini del progetto, Spielberg chiama l’attore che aveva già diretto in Salvate il soldato Ryan e con il quale porterà a termine, oltre al già citato Il ponte delle spie, anche The Terminal, che può essere a suo modo considerato un gemello eterozigoto di Prova a prendermi. Ad accostare i due titoli non è solo la presenza di Hanks, ma soprattutto quella tensione verso la commedia umanista che non dimentica mai i tratti più amari dell’esistenza. Come se Spielberg stesse cercando uno sposalizio tra la New Hollywood – i ritmi di entrambi i film sono scatenati, frenetici, quasi convulsi a tratti – e il cinema di Frank Capra e Howard Hawks, Prova a prendermi e The Terminal sono film a loro modo inscindibili, che mettono in scena l’uomo che per volontà o per sfortuna deve scontrarsi con un potere preordinato e precostituito che ha perso la sua immagine umana ed è oramai puro calcolo astratto.
Sono calcoli quelli che deve fare l’agente dell’FBI Carl Hanratty, specializzato in frode bancaria, per cercare di acciuffare il giovane e brillante Frank Abagnale Jr., che salta da uno stato all’altro degli USA interpretando di volta in volta le personalità più differenti, in un continuo cambio di identità che manda ai matti i federali. Da un lato la logica e l’ordine, costituiti da Hanratty, dall’altro l’improvvisazione e l’ispirazione, che guidano la follia solo apparente di Abagnale.

In questo duello/duetto si racchiude il senso principale di Prova a prendermi, con DiCaprio e Hanks impegnati in continui monologhi non verbali, atti di appartenenza a mondi tra loro solo confinanti, e in perenne conflitto. Lo sguardo di Spielberg, come al solito onniscente, gioca con queste due pedine, inseguendole e anticipandole, patendo con loro e fregiandosi dei successi che, nei rispettivi campi, cercano di ottenere.
È il suo cinema, prima ancora di Abagnale, a gridare beffardo “prova a prendermi” allo spettatore, costretto a rincorrere con lo sguardo estasiato, sradicato dal reale per sprofondare in una dimensione altra, che non sfugge però ad alcune acute riflessioni sul reale: criminalità e legge sono due facce della stessa medaglia, si compenetrano l’una nell’altra, si corteggiano e sfidano in continuazione. E la legge ha bisogno di chi la osteggia, la raggira, la sbeffeggia per arrivare a comprendere il proprio senso, il motivo intimo per cui esiste al mondo. Un’umanità solinga e sperduta, che non riesce mai ad avere radici e che rincorre il sogno di un passato che non si è mai avverato e non tornerà più a cullarla, a proteggerla. Hanks e DiCaprio sono soli, abbandonati nel mondo, e possono solo cercare nel loro nemico il proprio senso; quel rapporto filiale che si viene a instaurare nel corso degli anni e sempre a distanza (forzatura rispetto alla realtà dei fatti, e che dimostra anche l’importanza che un simile tema riveste nella filmografia di Spielberg, con troppa stolida facilità considerata ottimista) è un’àncora contro la disgregazione della società, l’ultimo appiglio per essere davvero ancora umani, e non solo freddi calcolatori di numeri, cifre, date e assegni. Disperato e divertentissimo, Prova a prendermi è in ogni caso cinema d’intrattenimento nella sua forma più alta e smagliante. Due anni dopo Tom Hanks sarà di nuovo solo e sperduto, nel terminale dell’aeroporto di New York e senza più alcuna identità, stavolta strappatagli dalla volubile crudeltà della Storia. Di nuovo alla ricerca di un affetto (im)possibile.

Info
Prova a prendermi, il trailer.
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