Ant-Man

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Ant-Man si configura come parentesi più lieve e giocosa all’interno del Marvel Cinematic Universe: malgrado alcuni evidenti limiti narrativi, il film di Peyton Reed porta a casa il risultato senza grossi affanni.

Una formica (non) è solo una formica

Scott Lang, ex ladruncolo divorziato, con una figlia che lo adora nonostante le sue malefatte, decide di imbarcarsi in un’ultima impresa criminale: l’effrazione di una misteriosa cassaforte, nella villa di un milionario. Coi suoi due compari, Lang riesce a violare la cassaforte: ma, con sua grande sorpresa, dentro trova solo uno strano costume. Un costume che tuttavia, incredibilmente, dà a chi lo indossa il potere di rimpicciolire il suo corpo alle dimensioni di un insetto…[sinossi]

Mentre il cosiddetto Marvel Cinematic Universe cresce sempre più in complessità ed interdipendenza tra le sue parti, configurandosi come uno dei “mondi” cinematografici (e non solo) più interessanti degli ultimi anni, assistiamo parallelamente a una differenziazione sempre più marcata dei suoi prodotti, in quanto ad atmosfere e target di riferimento: questo Ant-Man, film conclusivo della cosiddetta Fase Due dell’universo Marvel, ne è un lampante esempio. Se, infatti, la parte più “adulta” e seria dei prodotti dello studio era rappresentata, idealmente, da Captain America: The Winter Soldier (spy story con ascendenze anni ’70, mascherata da film di supereroi), se il lato più scanzonato, cinefilo e autoironico del MCU trovava in Guardiani della galassia il suo ideale rappresentante, e se i due The Avengers hanno tentato di rappresentare una sintesi delle varie componenti, qui siamo di fronte a un’altra faccia ancora dei prodotti Marvel: quella più rivolta, esplicitamente, alle famiglie, con una preponderante componente comedy e la violenza ridotta al minimo. La stessa scelta di un regista come Peyton Reed, con un retroterra nella commedia romantica, non è casuale: il suo subentro in cabina di regia al più irriverente Edgar Wright, allontanato per divergenze creative, ha senz’altro accentuato l’aspetto più lieve e divertito dell’operazione. Malgrado l’integrazione con gli altri prodotti Marvel si faccia sempre più stretta (qui appare anche, in una significativa scena, il Falcon interpretato da Anthony Mackie) intorno al personaggio di Ant-Man/Scott Lang sembrano prendersi tutti molto meno sul serio.

Questa scelta permette agli sceneggiatori (tra i quali figura ancora, ma non si sa con quale effettivo peso, il nome di Wright) di presentare una vicenda che non teme di calcare su alcuni stereotipi, semplificando e aumentando l’accessibilità del soggetto di base: il Lang col volto di Paul Rudd è un criminale dal cuore d’oro, che tenta in tutti i modi di conservarsi l’affetto della figlia (e di recuperare il rispetto della sua ex moglie, risposatasi con l’immancabile poliziotto); i suoi aiutanti, nella scorribanda criminale che dà il via alla vicenda, sono macchiette dal valore puramente accessorio, atte solo ad aumentare il mood comico dell’operazione; il mentore del protagonista, stagionato e tormentato, ha il volto di un Michael Douglas decisamente più in forma, e meno gigioneggiante, del personaggio recentemente visto in The Reach – Caccia all’uomo. Persino la love story tra il protagonista e la figlia del personaggio di Douglas (la futura Wasp, interpretata da Evangeline Lily) viene intuita nel momento stesso in cui il personaggio di lei entra in scena. Un concept, quindi, nel segno della semplicità, della fruibilità immediata e (diciamolo pure) della prevedibilità; che sceglie, forse proprio per la sua migliore adattabilità a questi requisiti, di portare sullo schermo quella che è stata la seconda versione fumettistica del personaggio; relegando a un singolo, significativo flashback, le imprese della sua precedente incarnazione (l’Hank Pym che ha qui il volto di Douglas).

Sia quel che sia, l’operazione-Ant-Man riesce, pur con qualche riserva, a portare a casa il risultato per cui è stata concepita. Il film di Reed trova i suoi momenti migliori nelle sue fasi iniziali, nei goffi viaggi del protagonista in un universo dalle proporzioni centuplicate (o più), in insetti volanti che diventano improbabili cavalcature, e in formiche trattate come animali domestici; con singole sequenze che rimandano inevitabilmente a classici come Radiazioni BX: distruzione uomo e relative derivazioni e cloni (e persino alla quasi dimenticata serie anni ’60 La terra dei giganti, arrivata in Italia un ventennio dopo). L’iniziale inadeguatezza del protagonista, un Rudd che mostra comunque il volto e il fisico giusti per il ruolo, alla missione di cui viene investito, convince e coinvolge decisamente più delle sue imprese nella fase successiva; quest’ultima, configuratasi in uno scontro con un villain anch’esso dal carattere piuttosto stereotipato (pupillo ribelle del vecchio Pym) segue binari decisamente più convenzionali. Il film soffre, a livello narrativo, del limite di molti dei “primi episodi” dei singoli personaggi Marvel (con qualche rilevante eccezione): un’evoluzione troppo rapida del personaggio, l’apparente scelta di rimandare l’approfondimento di alcuni dei suoi tratti ai film successivi. La logica della serialità, spinta alle sue estreme conseguenze, mostra qui alcuni dei suoi più significativi inconvenienti.

Unitamente a ciò, lo script del film di Reed mostra anche alcuni limiti specifici, in una gestione un po’ maldestra del registro melò (vedi il confronto padre-figlia nella prima parte, incentrato sulla morte della madre: confronto subito – consapevolmente – ridicolizzato dall’intervento del personaggio di Rudd, ma risultante comunque in una sequenza debole), nonché nello spreco di alcune suggestioni interessanti: tra queste, in particolare, il tema del rimpicciolimento sub-molecolare (che intuiamo subito destinato ad avere un ruolo importante), affrontato in modo superficiale e affrettato, sia nelle sue implicazioni narrative, sia nella sua breve esplicitazione visiva.
Il senso di leggerezza, consapevole smitizzazione, ricercata giocosità, che attraversa tutta la visione di Ant-Man, riesce comunque a far soprassedere sui suoi limiti, rendendolo una piacevole parentesi all’interno dell’universo Marvel: se la Fase Due si chiude quindi all’insegna del disimpegno, e di un supereroe dalle potenzialità ancora tutte da esplorare, la mente va già all’inizio della fase successiva, e a un Captain America: Civil War per cui si annunciano (auspicabilmente) ben altre atmosfere.

INFO
Il sito ufficiale di Ant-Man.
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